ARTICOLI SULLA RELIGIONE CRISTIANA

domenica 13 gennaio 2008

PEDOFILIA E VATICANO

PEDOFILIA E VATICANO. PIU' CHE PREGHIERE MONDIALI E GIUSTIZIA DIVINA, E'
NECESSARIA LA GIUSTIZIA DEI TRIBUNALI PENALI E CIVILI

Firenze, 5 gennaio 2008. Oggi il Vaticano ha annunciato una preghiera su
scala mondiale per "le vittime delle gravi situazioni di condotta morale e
sessuale di una piccolissima parte del clero", ovvero per le vittime di
abusi perpetrati da sacerdoti pedofili.
Il Cardinale Claudio Hummes, illustrando la proposta, ha detto: "Ovviamente
si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero e' coinvolta in
situazioni gravi, neppure l'uno per cento ha a che fare con problemi di
condotta morale e sessuale."


In queste parole e' evidente che la Chiesa non ha alcuna intenzione di
cambiare strada: "una preghiera" per porre rimedio a 40 anni di abusi
sessuali con migliaia e migliaia di vittime e' cosa abbastanza ridicola.
L'unico modo per avere giustizia e', appunto, portare i colpevoli dinnanzi
alla giustizia terrena, quella dei tribunali penali.
Altro che preghiera.
Soprattutto, le parole di Hummes denotano la totale assenza di riflessione
sulle gravissime colpe delle gerarchie ecclesiastiche. La cosa che ha fatto
scandalo non e' tanto l'impressionante numero di preti pedofili (oltre 4mila
solo negli Stati Uniti), ma il fatto che le gerarchie li hanno protetti,
nascosti, trasferiti (talvolta anche all'estero), scoraggiando le vittime
dal denunciare il tutto alla giustizia civile.
E' per questo motivo che la Chiesa Cattolica -e non i singoli preti
pedofili- e' stata condannata gia' diverse volte negli Usa a risarcimenti di
centinaia e centinaia di milioni di dollari alle proprie vittime.
Ridurre la questione ad "una minima parte del clero" e' quindi offensivo, e
dimostra che questo annuncio e' mera operazione mediatica per pulirsi la
coscienza.
Vergogna.


Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc

IN DIFESA DI PADRE PIO

Circolare n° 80

Padre Pio
una prova della verità cattolica

Secondo Sentiero



Il recente libro di Sergio Luzzatto, Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento, getta fango sulla stupenda figura di san Pio da Pietrelcina. Si tratta di una sortita che -a nostro parere- trova ascolto e terreno fertile all’interno di un clima di generale attacco al Cattolicesimo, in quanto vera religione che unicamente possiede miracoli apologetici (cioè miracoli a dimostrazione della veridicità della religione). La vita di Padre Pio, così ricca di elementi straordinari (non solo le stimmate, ma anche visioni, bilocazioni, guarigioni, conversioni inimmaginabili, frequentissime scrutazioni dei cuori) è stata tutta una dimostrazione della veridicità del Cattolicesimo.

Luzzatto pretende servirsi di una testimonianza in cui si parla del fatto che Padre Pio chiese ad una sua figlia spirituale di acquistare dell’acido fenico. Dunque -si conclude- il Frate utilizzava questa sostanza per procurarsi le stigmate.

Vediamo di precisare degli elementi importanti. Schematizziamo per rendere più semplice la comprensione.

1. L’acido fenico non può produrre fori nelle mani. Tutt’al più può produrre bruciature ed arrossamenti. Le stigmate di Padre Pio erano invece dei propri fori!

2. Il dottor Bignami decise di bendare le mani del Cappuccino e di apporre sulle bende dei sigilli di ceralacca in maniera tale che nessuno avesse potuto manometterle. Dopo dei giorni, quando le bende furono tolte, le stigmate erano lì, senza nessun segno di cicatrizzazione.

3. Ma allora perché Padre Pio chiese l’acido fenico? La risposta è più semplice del previsto. Perché l’acido fenico veniva utilizzato per disinfettare le siringhe utilizzate per le iniezioni.

4.C’è un altro elemento da considerare e che è chiaro nel libro di Luzzatto; ovvero il pregiudizio di ritenere la poca serietà dei processi di beatificazione e canonizzazione. Ora, una simile convinzione non convince proprio nessuno. Un non-cattolico, ma anche un anti-cattolico ben documentato, sa bene con quante difficoltà procedono le cause di canonizzazione e come sia accurata, da parte della Chiesa stessa, la ricerca di prove contrarie per capire meglio ed essere sicura nel giudizio.

Allora che dire? Che Quella di Padre Pio è una grandezza straordinaria, una “prova” inequivocabile della veridicità del Cattolicesimo…e questo dà fastidio! L’immagine del sacerdote vittima e alter Christus, in un tempo che sarebbe stato contrassegnato proprio dalla crisi del sacerdozio.

A gloria di questo grande Santo, vogliamo riportare un fatto (ce ne sarebbero tantissimi da raccontare) tratto dal prezioso libro di Antonio Socci, Il segreto di Padre Pio, edito da Rizzoli (libro di cui raccomandiamo la lettura agli amici de I Tre Sentieri). Un fatto che pochi conoscono ma che ci fa capire bene come Padre Pio riuscisse a guadagnare anime al Signore in maniera rapidissima, a prezzo però di numerosissime sofferenze. Lui stesso dirà al convertito. “Mi sei costato il meglio del mio sangue!”

Leggiamo dal libro di Socci: Padre Pio convertiva tanta gente, fra cui molti -atei, massoni, comunisti, anticlericali, libertini, miscredenti- sulla cui conversione nessuno avrebbe scommesso un centesimo. E’ il caso dell’avvocato Alberto Del Fante, bolognese, ex 33 della massoneria. Tutto iniziò con la malattia della moglie: tumore senza speranza. La morte era certa e prossima. Il marito, affranto, le stava vicino in ospedale e l’assisteva. Ma un giorno lei, piangendo, gli chiese di andare a San Giovanni Rotondo per implorare da Padre Pio l’intercessione di un miracolo. Aveva tanto sentito parlare delle innumerevoli grazie che aveva propiziato. La signora sapeva che il marito era massone e accanitamente anticlericale, ma quella era la sua ultima speranza. L’avvocato Del Fante d’istinto ebbe una reazione irritata, beffarda. Ma quando la moglie disperata scoppiò a piangere a dirotto, per compassione verso le sue penose condizioni, decise di accontentarla: “Va bene, ci vado.” Le disse. “E non perché ci credo, ma per giocare un terno al lotto.” Parte dunque da Bologna e in un giorno arriva. Partecipa alla messa del mattino, fa la lunga fila delle confessioni e quando viene il suo turno, restando in piedi, senza inginocchiarsi, dice a padre Pio che voleva parlargli un minuto. “Giovanotto, non mi fate perdere tempo!” gli rispose. “Che siete venuto a fare, a giocare un terno al lotto? Se volete confessarvi inginocchiatevi, se no lasciatemi confessore questa povera gente che aspetta.” L’avvocato fu interiormente abbagliato al sentirsi ripetere alla lettera, da padre Pio, quella stessa frase che aveva detto alla moglie due giorni prima e poi il tono del frate non ammetteva repliche. Quasi senza pensarci s’inginocchiò, ma non aveva neanche pensato ai suoi peccati, non sapeva che dire. Per un attimo si sentì come una pagina bianca, ammutolito e col recondito timore che quel confessore gli ripetesse la scenata: “Invece, appena mi inginocchiai, il Padre cambiò voce e tatto: divenne dolce e paterno. Anzi, sotto forma di domande, mi svelava via via ogni peccato della mia vita passata e di peccati ne avevo tanti! Io ascoltavo col capo chino la domanda e sempre rispondevo: “Sì”. Stupito e commosso, diventavo sempre più immobile. Alla fine Padre Pio mi chiese: “Hai nessun altro peccato da dire?”. “No” risposi, convinto che, avendomeli detti tutti lui, che mostrava di conoscere perfettamente la mia vita, io non avessi altro da confessare. “Non ti vergogni?” cominciò con imprevedibile durezza: “Quella giovane, che tu poco tempo fa hai lasciato partire per l’America, ha avuto un figlio. E quella creatura è sangue tuo. E tu, sciagurato, hai abbandonato madre e figlio.” Era tutto vero. Non risposi. Scoppiai in un pianto incontenibile. Non ne potevo più. Mentre, col volto nascosto fra le mani, piangevo, curvo, sull’inginocchiatoio, il Padre dolcemente mi poggiò il braccio sulle spalle e, avvicinandosi all’orecchio, mi sussurrò, singhiozzando: “Figlio mio, mi sei costato il meglio del mio sangue!”. A queste parole sentii il mio cuore come spaccarsi in due, come da una dolcissima lama. Piangevo, curvo e, a tratti, alzando il volto bagnato di lacrime, gli ripetevo: “Padre, perdono, perdono, perdono!”. Il Padre che aveva già il braccio sulla mia spalla, mi avvicinò di più a lui e cominciò a piangere con me. Una dolcissima pace pervase il mio spirito. D’un tratto sentii l’assurdo dolore mutarsi in incredibile gaudio. “Padre -gli disse- sono tuo! Fa’ di me quello che vuoi!” Ed egli, asciugandosi gli occhi, mi sussurrò: “Dammi una mano ad aiutare gli altri”. Poi aggiunse: “Salutami tua moglie!”. Tornai a casa, mia moglie era guarita.

sabato 5 gennaio 2008

TRADIZIONALISTI CATOLICI CONTRO IL SUPERBLASFEMO MONTOYA

Precisiamo che articoli, recensioni, comunicazioni, eventi, appuntamenti... e quant'altro vengono da noi pubblicati non in base ad una adesione ideologica o morale, ma solo se ce ne viene fatta esplicita richiesta (anche con una semplice comunicazione fatta alla nostra Redazione a scopo di pubblicazione), pur rimanendo noi liberi di soddisfare o meno i desiderata.


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Dalla Spagna

Catalogo montoya*
di Michele

Fonte: El Mundo, 13-03-07

* Volutamente scriviamo montoya in minuscolo, per esprimere il nostro disprezzo e la sua nullità
I musulmani, per molto meno, per un'offesa (vera o presunta che sia) non ad Allah, ma al loro Maometto, hanno decretato la pena di morte per l'autore dei versi satanici: per certi aspetti, non c'è che dire, c'è solo d'ammirarli: loro, la loro religione e i loro "santi" li rispettano e li fanno rispettare. Noi cristiani invece, non solo non rispettiamo e non facciamo rispettare il nostro Dio, la Madonna, i Santi, ma addirittura finanziamo con soldi di tasca nostra, col denaro pubblico, gli offensori e li premiamo dando loro cattedre universitarie, onori e soldoni! Siamo caduti veramente in basso!
Ma ci domandiamo e chiediamo: come si fa a chiamare artista un maniaco del sesso quale realmente è il montoya?Che cosa insegna in una Università spagnola un porco come il montoya? E non faccia l'offeso se lo chiamiamo porco, infatti ne abbiamo tutto il diritto dal momento che lui si è permesso di fare altrettanto col nostro Dio.
Povera Spagna! Poveri Spagnoli! Che Dio abbia pietà di loro.
Sappia poi quell'illustre sconosciuto del suo presentatore e grande ammiratore delle sue porcherie, quel tale Otto Mühl, che la Religione Cattolica non si ossessiona a negare il sesso, ma lo presenta nei suoi giusti limiti e lo santifica nel Sacramento del matrimonio. Il sesso comunque non può essere il mezzo e la comoda scusa per offendere il nostro Dio, la nostra Religione, l'Immacolata Vergine Maria, i nostri Santi: quel porco di montoya pensi piuttosto a sbrodolarsi e sguazzare nel limaccioso maleodorante e schifoso suo sesso (se ancora ne è capace) e lasci stare i Santi e l'Arte! Non si permetta ancora d'inzozzare la categoria degli Artisti (quelli veri, con la A maiuscola) chiamando arte le sue porcherie. Si ricordi che un porco, quale egli è, può fare solo porcherie!

Non sappiamo come funzionino le cose in Spagna, ma non riusciamo a capire come si possa permettere che dentro una chiesa, per giunta quella del Preziosissimo Sangue, un pittore porco possa esporre le sue porcherie che offendono vergognosamente, apertamente, sfacciatamente, nostro Signore Iddio, l'Immacolata Sua Madre, i nostri Santi! Ma il prete di quella chiesa, il Vescovo e i cattolici di quella diocesi dov'erano? Cosa hanno fatto per opporsi? Che provvedimenti, che iniziative hanno preso per difendere il loro Dio e la loro Religione? O pure loro appartengono al porcile del sesso e sono quindi di un'altra religione?

Scandalizza infine la protesta del vescovo Ciriaco Benavente fatta ''non tanto per il contenuto delle fotografie, ma per il luogo in cui si esponevano''!...
Perché, gli chiediamo, il contenuto lo considera accettabile? E poi è tutta qui la sua protesta? In pratica cos'altro ha fatto?

Infine, il porco, il vescovo, il parroco, i parrocchiani... e i politicastri ricordino che per ora "Povero Cristo in mano di Beppe", ma domani "Povero Beppe in mano di Cristo!" e così sarà, per tutta l'eternità!

La Redazione

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi
e quanto scritto nello spazio giallo sono generalmente della Redazione

É emersa in questi giorni una polemica per la pubblicazione avvenuta nel 2003 di un catalogo fotografico di un artista spagnolo JAM Montoya.


La giunta di Estamadura (PSOE alias socialisti) ha finanziato con denaro pubblico tale catalogo che include anche la serie dal titolo 'sanctorum' che ha per oggetto: «...la parafrasi, cioé la riutilizzazione di immagini religiose dell'iconografia classica, dotandole di un nuovo senso e intenzione chiaramente trasgressiva e ricercando un'inversione del suo significato piú profondo. Esalta la sessualitá come aspetto inerente all'essere umano indipendente da qualsiasi credenza o religione. Il sesso é la vita e questa é inscritta nella nostra natura, a prescindere dal fatto che la religione cattolica si ossessioni a negarlo.» (Otto Mühl)


Le immagini sono una dichiarata perversione e blasfemia.


Il fatto giá di per sé raccapricciante é aggravato da due ulteriori circostanze:


1) La esposizione 'sanctorum' é giá avvenuta nel 2003 (udite udite) in una galleria privata della Chiesa del Sangue Prezioso (Iglésia de la Preciosa Sangre de Coria-Cáceres) e suscitó le proteste dell'allora vescovo Ciriaco Benavente ''non tanto per il contenuto delle fotografie, ma per il luogo in cui si esponevano''.


2) Il PP (partito di destra) ha recuperato il catalogo per attaccare il consigliere alla cultura del PSOE Francisco Muñoz che si appresta a presentarsi come sindaco di Badajoz, giustificando il ritardo della denuncia (3 anni) sostenendo che ignoravano l'esistenza del catalogo che apparteneva ad una edizione di lusso di 22 €, ora introvabile. Sará vero o lo stanno usando per puro calcolo politico?


L'esito della vicenda é ovviamente l'offesa a Dio e ai cattolici. Da parte nostra, denunciato il fatto, recitiamo l'ennesima preghiera riparatrice.

Michele



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GLI ERRORI DEL PAPA TEDESCO

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Benedetto XVI. Il pontificato di uno pseudo restauratore
Breve antologia
di Little Jo

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature
e quanto scritto nello spazio giallo sono della Redazione

Nel corso della Messa per le esequie di Giovanni Paolo II, undici giorni prima di essere eletto papa, il cardinale Ratzinger ha dato la Comunione in mano al fratello Roger Shultz, di Taizé, ben sapendo che si trattava di un protestante. In diversi articoli in cui si è parlato dell’avvenimento si è fatto notare che non era la prima volta che il cardinale Ratzinger praticava l’intercomunione con dei non cattolici. (1)
(1) Per ora "Povero Cristo in mano di Beppe...", ma domani "Povero Beppe in mano di Cristo!"
(1) J. Vennari , “Pope Benedict XVI and Eucharistic Sacrilege”, in Catholic Family News, settembre 2005. Disponibile su internet: http://www.cfnews.org/RatzRoger.htm . L’autore dimostra anche che, contrariamente alle false notizie diffuse in precedenza, fratello Roger non s’era convertito al Cattolicesimo, ma è morto protestante. La cosa è stata confermata all’autore in occasione di due diverse conversazioni telefoniche con la comunità di Taizé, una prima ed una dopo la morte di fratello Roger.
Catholic Family News
Nel corso della stessa Messa, il cardinale Ratzinger ha parlato di Giovanni Paolo II come “affacciato alla finestra della casa del Padre”, intendendo con questo che Giovanni Paolo II si trovasse già in Paradiso, saltando d’un balzo il Purgatorio e presentando di fatto una sorta di canonizzazione istantanea. (2)
(2) Evidentemente Ratzinger gode d'informazioni televisive speciali...
(2) Omelia del cardinal Ratzinger durante la Messa esequiale per Giovanni Paolo II, Zenit, 8 aprile 2005

Nella sua prima omelia papale, Benedetto XVI ha dichiarato: “Anch’io, pertanto, nell’accingermi al servizio che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II…”, e ha promesso di proseguire il dialogo ecumenico di cui il papa Giovanni Paolo II s’era fatto campione. (3)
(3) Quindi, niente restauratore! Non conservatore!
(3) Messaggio di Papa Benedetto XVI nella sua prima Messa con i Cardinali elettori, Zenit, 20 aprile 2005

Nel maggio del 2005, Papa Benedetto ha nominato l’arcivescovo liberale William Levada, Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede. Ora, non solo Levada è conosciuto per aver coperto dei preti omosessuali nelle diverse diocesi che ha occupato negli Stati Uniti, ma è uno dei prelati più ecumenici di questo paese. Fu il primo vescovo americano a visitare una sinagoga, dopo la prima visita in sinagoga fatta da Giovanni Paolo II nel 1986. Egli ha anche sostenuto, nella sua cattedrale, delle manifestazioni incentrate sullo “ spirito di Assisi ”, alle quali hanno partecipato Giudei, Musulmani, Buddisti, Indù e rappresentanti di altre sette. (4) Egli è anche l’arcivescovo che ha spiegato a padre Eugene Heidt che la Transustanziazione è “ una parola lunga e difficile ” e “ noi non impieghiamo più questo termine” (5). Con tutto ciò Levada è l’uomo accuratamente scelto da Papa Benedetto come presunto “cane da guardia della dottrina” della Chiesa nel mondo. Levada fu anche autorizzato a nominare il suo successore a San Francisco? Il vescovo George Niederauer, un personaggio che proprio recentemente ha fatto l’elogio del film omosessuale Brokeback Mountain.
(1) Se la Fede dovrà essere difesa da un tale campione, si salvi chi può...

(5) Alla prova dei fatti... appare appropriata la definizione di “cane da guardia della dottrina”

(4) “Ecumenical Archbishop Levada to Head Sacred Congregation for the Doctrine of the Faith”, J. Vennari, Catholic Family News, June, 2005. Disponibile su internet: http://www.cfnews.org/ LevadaCDF.htm. Si veda anche “New San FranciscoArchbishopThinksGayPropagandaFilmBrokebackMountain is ‘Very Powerful’ ”, Lifesite, February 13, 2005. Disponibile su internet: http://www.lifesite.net/Idn/2006/feb/06021306.html
(5) Si veda “Priest Where is Thy Mass? Mass Where is Thy Priest?” (Kansas City, Angelus, 2004), p. 64

Il 13 maggio 2005, Papa Benedetto ha accelerato la beatificazione del papa Giovanni Paolo II eliminando il tempo di attesa per l’inizio della causa, prudentemente fissato in cinque anni. Questo può solo servire a "canonizzare" la disastrosa politica pan-religiosa di Giovanni Paolo II: in tal modo la rivoluzione si appresta a canonizzare uno dei suoi.

Il 9 Giugno 2005 Benedetto XVI alla Delegazione del Comitato Ebraico Internazionale per le Consultazioni Interreligiose, afferma: “Il nostro incontro ha luogo in questo anno in cui ricorre il quarantesimo anniversario della Dichiarazione Nostra Aetate del Concilio Vaticano II, il cui insegnamento è stato, da allora, la base dei rapporti tra la Chiesa ed il popolo ebraico. Il Concilio ha affermato la convinzione della Chiesa che, nel mistero dell’elezione divina, gli albori della sua fede si trovano già in Abramo, in Mosè e nei profeti. Basandosi su questo patrimonio spirituale e sull’ insegnamento del Vangelo, ha rivolto un appello ad una maggiore comprensione reciproca e alla stima tra cristiani ed ebrei ed ha deplorato ogni manifestazione di odio, persecuzione o antisemitismo.
Sono convinto del fatto che il 'patrimonio spirituale' custodito dalla Chiesa e dal popolo ebraico sia in se stesso fonte di saggezza e di ispirazione capace di guidarci verso ‘un futuro di speranza’, secondo il piano divino (cf. Geremia 29:11).” (6)
E' importatnte e significativo che Ratzinger sottolinei come i rapporti tra Chiesa e popolo ebraico siano mutati a partire dal Vaticano II.
Il Papa, sembra poi ignorare il fatto che il Vangelo è il completamento naturale dell'Antico Testamento, il quale, senza il Nuovo, non ha ragione di esitere. Dunque il "patrimonio spirituale" costituito dall'Antico Testamento, ha ragione d'essere solo se completato dal Nuovo Testamento, cioè dal Vangelo rifiutato dal popolo ebreo.
(6) Evidentemente Ratzinger possiede un vangelo diverso dal nostro: su quale insegnamento si basa? potrebbe citarcene il passo?
Il popolo ebraico ha custodito il "patrimonio spirituale" di quel Gesù che ha crocifisso e che ancora oggi non riconosce come Messia?
"Secondo il piano divino", ma di quale Dio stiamo parlando?
" Voi avete per padre il diavolo, e volete soddisfare i desiderii del padre vostro"!
(Gv 8, 44)

(6) http://www.nostreradici.it/papa-jewish-discorso.htm

Il 17 agosto, nel corso dell’udienza generale, Papa Benedetto ha praticamente canonizzato il protestante fratello Roger, di Taizé, da poco assassinato, definendolo un "fedele servitore" del Signore che si trova adesso "nella mani della Bontà Eterna". (7)
(7) E la Giustizia Infinita di Dio che fine ha fatto? Allora non è vero il dogma che "fuori della Chiesa non c'è salvezza"?!!
(7) Parole di cordoglio del Papa per l’assassinio di Frère Roger Schutz, Zenit, 17 agosto 2005

Il 19 agosto Papa Benedetto si è recato in visita in una sinagoga di Colonia per intrattenere delle relazioni interreligiose, non per esortare i Giudei a convertirsi a Gesù Cristo. E questo mentre nella stessa Colonia convergevano un milione di giovani da tutto il mondo per la Giornata Mondiale della Gioventù (come valutare un tale scandalo prodotto ad un tale livello?).

Lo stesso giorno, nel corso di una riunione ecumenica, Papa Benedetto ha parlato dell’ecumenismo come di una buona cosa, il cui scopo non è il "ritorno" dei non cattolici all’unica vera Chiesa di Cristo, smentendo così l’infallibile dogma cattolico "fuori dalla Chiesa non v’è salvezza". (8)

(8) Papa Benedetto ha detto: “D’altra parte questa unità non significa quello che si potrebbe chiamare ecumenismo del ritorno: rinnegare cioè e rifiutare la propria storia di fede. Assolutamente no!” Incontro ecumenico nell’Arcivescovado di Colonia, il 19 agosto 2005. Disponibile su internet, nel sito del Vaticano: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2005/august/documents/hf_ben-xvi_spe_20050819_ecumenical-meeting_it.html

Nell’ottobre del 2005, Papa Benedetto ha elogiato il padre Hans Urs von Balthasar, nel corso di una conferenza tenuta in onore di questo teologo liberale. (9) Ora, von Balthasar, in contraddizione con il chiaro insegnamento delle Scritture, insegnava che un cattolico può "sperare" che tutti gli uomini siano salvati. Di modo che il Papa ha lodato senza riserve l’uomo che di fatto fu uno dei più celebri teorici della salvezza universale.

(9)Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI ai partecipanti al Convegno internazionale in occasione della celebrazione del centenario della nascita del teologo Hans Urs von Balthasar, 6 ottobre 2005.
Disponibile su internet, sul sito del Vaticano: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/pont-messages/2005/documents/hf_ben-xvi_mes_20051006_von-balthasar_it.html

Sotto Benedetto XVI si sta incominciando a " ri-studiare " la dottrina cattolica del Limbo, che verrà verosimilmente accantonata perché considerata un insegnamento sorpassato. Questa iniziativa, presa da una commissione di teologi dipendenti dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, gode del pieno appoggio di Papa Benedetto. La cosa non ha niente di sorprendente: lo stesso cardinale Ratzinger aveva già dichiarato di non credere nel Limbo e di ritenere che tale dottrina dovesse essere "lasciata cadere". La notizia della creazione di una commissione papale sul Limbo ha scosso perfino i più conservatori tra i preti conciliari. (10)

(10) Si veda per esempio “Can Limbo Be Abolished?”, Father Brian Harrison, The Remnant, 31 Dicembre 2005. Su internet: http://www.remnantnewspaper.com/Archives/archive-2005-1215-limbo.htm

Il 29 novembre 2005, Papa Benedetto ha pubblicato un penoso documento sulla formazione nei Seminari, in cui si dice, per la prima volta nella storia della Chiesa, che coloro che si dànno ad una attività omosessuale devono essere “profondamente rispettati”; questo documento autorizza un omosessuale a diventare prete, posto che abbia rispettato il celibato per almeno tre anni. La cosa ha indotto un certo numero di cattolici conciliari a considerare Benedetto XVI un papa ancora più liberale di Giovanni XXIII, il quale, in un documento del 1961 vietava il sacerdozio agli omosessuali in forza delle loro "tendenze malvagie".

Il 16 Gennaio 2006 (11) il Papa ha inviato una lettera a Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma. I passaggi più scandalosi sono i seguenti:
"[...] Il popolo di Israele è stato liberato varie volte dalle mani dei nemici [...] Sempre la predilezione del Dio dell’Alleanza lo ha accompagnato, dandogli forza per superare le prove. Di questa amorevole attenzione divina può rendere testimonianza anche la vostra comunità ebraica, presente nella città di Roma da oltre duemila anni.
In Cristo noi partecipiamo della vostra stessa eredità dei Padri, per servire l’Onnipotente «sotto uno stesso giogo» (Sof 3,9), innestati sull’unico tronco santo (cfr Is 6,13; Rm 11,16) del Popolo di Dio. Ciò rende noi cristiani consapevoli che, insieme con voi, abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell’amore. [...] L’Eterno vegli su di Lei e sull’intera comunità ebraica di Roma! [...] Shalom!"
Quindi, secondo il Papa, Israele è ancora il popolo eletto (se l'alleanza non è stata revocata....noi cristiani cosa siamo?). Sorprendente quando prega l'Eterno di vegliare sul popolo di Israele. Mi chiedo quale Dio prega, se il Dio Vero, Uno e Trino, o il FALSO DIO talmudico!
Da notare la chiusa della lettera "Shalom", non c'è che dire, proprio la firma di un Papa tradizionalista!
(1) Quindi Dio, nonostante gli avessero ucciso il suo unico Figlio e nonostante il CASTIGO profetizzato dal Figlio, ha continuato a prediligere gli ebrei, accompagnandosi a loro e dando loro la forza per superare le prove? Ma allora perché Gesù ha fondato la sua chiesa? non bastava quella degli ebrei? Perché istituire dei "fratelli minori"? Non bastavano i "maggiori"?
(11) http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=6807

Il 19 gennaio 2006 (12) Benedetto XVI ha ricevuto una delegazione ecumenica della Finlandia guidata dal "Vescovo" luterano di Espoo, Mikko Heikka, e dal Vescovo cattolico di Helsinki, Józef Wróbel.
In quell'occasione il Papa ha affermato: “Queste visite sono un’occasione [...] per approfondire l'«ecumenismo spirituale» che incoraggia i cristiani divisi ad apprezzare quanto già li unisce”
Inoltre, in quell'occasione, il Papa ha ricordato con piacere i risultati della Dichiarazione Comune sulla Giustificazione”, firmata il 31 ottobre 1999 ad Augsburg (Augusta, Germania). Questa dichiarazione permette di superare una delle ragioni teologiche che hanno dato origine allo scisma promosso da Martin Lutero.

(12) http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=6833

16 Marzo 2006 (13) - Il Papa chiede "il rispetto per Dio, per le religioni e i loro simboli, per i luoghi sacri e per i luoghi di culto" e chiede "un dialogo sincero" fra le religioni per "la pace nel mondo".
L'appello è stato fatto alla Delegazione dell'American Jewish Committee.
In quell'occasione Benedetto XVI ha pure affermato che "l'ebraismo, il cristianesimo e l'Islam credono in un solo Dio. [...] Le tre religioni monoteistiche sono chiamate a collaborare reciprocamente per il bene comune dell'umanità, contribuendo alla causa della giustizia e della pace nel mondo. [...]".
Gravissimo esempio di sincretismo religioso! Benedetto XVI, ancora una volta, si è rivelato più liberale di Giovanni XXIII!
(13) Come si vede, pare che il vero dio ora si chiami "umanità": vivere e operare per l'Umanità! Pare che BXVI abbia dimenticato che non c'è giustizia senza verità e che la pace, quella vera, non è quella del mondo, ma quella di Gesù Cristo, quella che solo N.S.G.C. ci può dare.
(13) Fonte: Apcom

Il 28 Maggio del 2006, durante la visita al campo di concentramento di Auschwitz, Benedetto XVI intona il Kaddish (14) la preghiera ebraica, che chiede a Dio (quale Dio?), pace e prosperità sul Popolo di Israele. In tal modo egli giustifica il sionismo, snaturando (se non annullando), la Redenzione di Nostro Signore Gesù Cristo.

(14) http://www.korazym.org/

Sempre il 28 Maggio del 2006 Benedetto XVI nel suo discorso al campo di concentramento ha affermato: «Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto?[...]
I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: "Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello" si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l'annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell'umanità che restano validi in eterno. Se questo popolo, semplicemente con la sua esistenza, costituisce una testimonianza di quel Dio che ha parlato all'uomo e lo prende in carico, allora quel Dio doveva finalmente essere morto e il dominio appartenere soltanto all’uomo – a loro stessi che si ritenevano i forti che avevano saputo impadronirsi del mondo.» (15)
"Perché Egli ha taciuto?”: è vergognoso che una frase del genere sia uscita proprio dalla bocca di un Papa!
E' altresì curioso dover constatare come Ratzinger, in modo improprio e arbitrario, applichi agli attuali ebrei le parole del Salmo 43 ("Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello"). Nel suddetto Salmo, infatti, vengono elencate una serie di persecuzioni subite anticamente dagli ebrei, quando era ancora vigente l'Alleanza tra questo popolo e Dio (ed infatti, al versetto 18, il Salmo recita: "Tutto questo ci è accaduto e non ti avevamo dimenticato, non avevamo tradito la tua alleanza). Ma attualmente, tale Alleanza è stata rotta, tradita dallo stesso popolo ebreo, e Dio lo ha rigettato proprio per la sua infedeltà, stringendo una Nuova Alleanza con il “piccolo resto” di Israele fedele a Cristo, e con tutte le Genti pronte ad accogliere il Vangelo, e maledicendo il popolo ebreo, ingrato, per il quale ha profetato numerosi castighi.
Infine, se il popolo ebreo "costituisce una testimonianza di quel Dio che ha parlato all'uomo", gli apostoli cosa costituiscono?...
E non sa forse papa Ratzinger che il Dio degli ebrei non è il medesimo dei cristiani, i quali adorano l'unico vero Dio nella Trinità delle Persone, Trinità rigettata e rifiutata dal popolo ebreo?

(15) https://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=8141

Il 14 Giugno 2006, durante l'udienza generale il Papa afferma che "Roma e Costantinopoli sono Chiese veramente sorelle", (16) pertanto contraddice in maniera palese gli insegnamenti di Santa Romana Chiesa che ha sempre insegnato che UNA è la Chiesa, perché UNO è il Suo Fondatore!

(16) AsiaNews del 14-06-2006

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LA TEOLOGIA ERETICA DEL PAPA POLACCO

Precisiamo che articoli, recensioni, comunicazioni, eventi, appuntamenti... e quant'altro vengono da noi pubblicati non in base ad una adesione ideologica o morale, ma solo se ce ne viene fatta esplicita richiesta (anche con una semplice comunicazione fatta alla nostra Redazione a scopo di pubblicazione), pur rimanendo noi liberi di soddisfare o meno i desiderata.



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I Novissimi
secondo Giovanni Paolo II

Riportiamo un articolo pubblicato da Sodalitium nel n. 50 del 1999 alla rubrica "L'Osservatore Romano". È interessante anche per lo scalpore suscitato a suo tempo e dopo. Esso è anche alla base di una discussione che un certo M.O. ha avuto con il Padre X, sacerdote ex-lefebvriano al seguito di don Pietro Cantoni. Tale discussione la riportiamo in altro articolo.

O.R.. = L'Osservatore Romano, edizione italiana.
D.C. = La Documentation Catholique

Sottolineature, grassetti e colori sono generalmente nostri.


«In omnibus operibus tuis, memorare novissima tua, et in aeternum non peccabis» (Eccli, 7, 40): in tutte le opere tue ricordati della tua fine --delle cose ultime-- e non peccherai in eterno. Se il Catechismo di San Pio X elenca i quattro novissimi (Morte, Giudizio, Inferno e Paradiso --ai quali possiamo aggiungere il Purgatorio--) tra le «verità principali della fede cristiana», tutta la tradizione cattolica ha sempre posto la meditazione dei «novissimi», anche sulla scorta della citazione scritturale summenzionata, al posto principale della via purgativa nell'ascetica cristiana.
Il dilagare del peccato nei nostri tempi e la conseguente dannazione di innumerevoli anime, sono certamente attribuibili --anche-- alla pratica scomparsa della predicazione dei novissimi dovuta all'«ottimismo» del Concilio Vaticano II (cf ad esempio R. Amerio, Iota unum, Ricciardi, Milano- Napoli, 1985, pp. 581-590, per il caso dell'inferno).
Ha fatto scalpore, pertanto, questa estate, la predicazione di Giovanni Paolo II su questi temi, predicazione preceduta da un articolo della Civiltà Cattolica sull'Inferno.
Ritorno alla dottrina e alla ascetica tradizionale? Purtroppo la risposta, come vedremo, è negativa. Questa nostra conclusione si basa su di un attento esame dei tre discorsi tenuti da Giovanni Paolo II nel contesto della sua catechesi del mercoledì, durante l'udienza generale: quello sul Paradiso (O.R., 22/7/99, p. 4, che designeremo con "I"), quello sull'Inferno (O.R., 29/7/99, p. 4, che designeremo con "II") e quello sul Purgatorio (O.R., 5/8/99, p. 4, che designeremo con "III"). [...] Ci limiteremo ai punti che creano difficolta', seppure in maniera non uniforme, alla fede del cattolico.



















Terminologia e nuove definizioni. Un aldilà personalistico...

Come in ogni buon trattato, iniziamo dalle definizioni (nominali e reali). I termini classici e ormai consacrati da un lungo uso da parte del Magistero (se non della Sacra Scrittura) sono visti con diffidenza ed accettati solo tra virgolette: così, Giovanni Paolo II parla di «Cielo» e «beatitudine» (e mai di Paradiso), e di «purgatorio». Solo l'inferno, con la minuscola, non è virgolettato, ma è accostato al termine dannazione come a un suo sinonimo. Tutto ciò, come vedremo, non a caso. Se passiamo dal termine utilizzato alle definizioni, notiamo subito un cambiamento di prospettiva rispetto al concetto corrente di Paradiso, Inferno e Purgatorio.
[... ... ...]
L'inferno è sottrarsi «alla comunione gioiosa con Dio» (II, 1), «auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati» (II, 3; Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1033) e non la privazione della visione di Dio; e il purgatorio sarebbe una comunione imperfetta (come tra le «chiese» cristiane nel post-concilio!) con Dio, per coloro che «si trovano in una condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto» (III, 1) e non ancora la privazione --seppur temporanea-- della vista di Dio.
Da questo concetto personalista e soggettivista dell'aldilà, vengono immediatamente alcune conseguenze.



Dove sono il Paradiso, l'Inferno e il Purgatorio?
Da nessuna parte.

Paradiso, Inferno e Purgatorio esprimono, anche etimologicamente, l'idea di un luogo, e solo di conseguenza l'idea della condizione e dello stato di chi si trova in questi luoghi. In effetti, solo ciò che non esiste non è in un luogo. Dove c'è un corpo, c'è anche un luogo; e pure gli spiriti, come l'anima separata, gli angeli e Dio stesso, sono nel luogo dove agiscono (per cui Dio è «in cielo, in terra e in ogni luogo»). Siccome in Paradiso si trovano Nostro Signore Gesù Cristo e la SS.ma Vergine con il loro corpo (seppur glorificato), e siccome dopo la risurrezione della carne tutti risorgeremo con il proprio corpo, è impossibile negare che il Paradiso e l'Inferno (e analogicamente pure il Purgatorio [...]) siano un luogo, senza negare, seppur implicitamente, l'esistenza di beati e di dannati, inclusi Cristo e la Madonna.
Ora, è quello che fa Giovanni Paolo II. [...] Per quanto riguarda l'Inferno: «l'inferno sta ad indicare più che un luogo, la situazione in cui viene a trovarsi chi liberamente e definitivamente si allontana da Dio, sorgente di vita e di gioia» (II, 3). Per quanto riguarda il Purgatorio: «questo termine non indica un luogo, ma una condizione di vita» (III, 5). Evidentemente i Beati non si trovano tra le nubi del Paradiso della Lavazza o a portata dell'astronave di Gagarin, né i dannati si trovano nell'inferno di Renzo Arbore... Neppure si possono imporre come verità di fede le ipotesi degli scolastici, incluso San Tommaso, sul luogo del Paradiso e dell'Inferno. Ma ignorare con certezza la localizzazione non vuol dire negarla! Se ignoro dove si trova una persona, non posso certo dedurne che non si trova in alcun luogo... a meno di negare l'esistenza di questa persona, trasformata in un grumo di sensazioni e di esperienze di comunione o non-comunione con un Dio non-oggetto-di-conoscenza!
Eppure, sia la Sacra Scrittura, sia le definizioni della Chiesa, sia la dottrina dei teologi, parlano chiaramente di «luogo» a proposito del nostro soggetto. Giuda suicida è andato «al luogo suo» (Atti, 1, 25), i demoni pregarono Gesù «che non comandasse loro d'andare nell'abisso» (Lc, 8, 31) dove Dio li aveva precipitati dopo il primo peccato (2 Pt, 2, 4), il ricco epulone «sepolto nell'inferno» si trova in un «luogo di tormento» (Lc, 16, 22-28), al nome di Gesù si piegano le ginocchia «degli esseri celesti e dei terrestri e di quei sotto terra» (Phil, 2, 10). Per la Chiesa, è un luogo l'inferno («le anime invece di coloro che muoiono in peccato mortale o con il solo peccato originale, discendono subito all'inferno, per essere tuttavia punite con diverse pene e in diversi luoghi» Giovanni XXIII, D.B. 493a, DS 926), è un luogo il purgatorio (Innocenzo IV parla del «luogo di ...purificazione» D.B. 456, D.S. 838, e Trento parla a proposito del purgatorio di «anime ivi trattenute», D.B. 983, D.S. 1820, termine ripreso nella professione di fede tridentina) ed il Canone della Messa definisce il Cielo «luogo di refrigerio, di luce e di pace» [il termine stesso di «paradiso» (Lc, 23, 43) indica un luogo]. Per Suarez, la localizzazione dell'inferno è addirittura una dottrina di fede cattolica (D.T.C., voce Enfer, col. 101). L'errore di Giovanni Paolo II è opposto a quello del luterano Brentz: per lui l'inferno è dappertutto, per Karol Wojtyla non è da nessuna parte (cf D.T.C., cit., col. 90).































































L'inferno è una pena?

Sembrerebbe ozioso porsi questa domanda, ma commentando Giovanni Paolo II non lo è. Il proprio della pena, insegna S.Tommaso, è di essere «afflittiva, contraria alla volontà e inflitta per una colpa» (I-II, q. 46, a 6 ad 2).
Ora, Giovanni Paolo II scrive, a proposito dell'inferno:
«non si tratta di un castigo di Dio, inflitto dall'esterno...» (II, 1);
«è questo stato di definitiva auto-esclusione dalla comunione con Dio e con i beati che viene designata con la parola 'inferno' (N. 1033, del Catechismo della Chiesa cattolica)» (II, 3);
«la 'dannazione' non va perciò attribuita all'iniziativa di Dio, poiché nel suo amore misericordioso non può volere che la salvezza degli esseri da lui creati. La 'dannazione' consiste proprio nella definitiva lontananza da Dio liberamente scelta dall'uomo e confermata con la morte che sigilla per sempre quell'opzione. La sentenza di Dio ratifica questo stato» (II, 3).
Certo, non esiste una calviniana predestinazione alla dannazione prima della previsione dei meriti. Certo, Dio, giusto giudice, condanna solo chi lo merita per i propri peccati. Certo, colui che muore nel peccato mortale è incapace di godere della visione di Dio poiché privo della grazia santificante (argomento che Giovanni Paolo II passa interamente sotto silenzio), né può amare Dio poiché il peccato lo fa suo nemico. Tuttavia, Dio (e Cristo) non è più giudice qual è, se non pronuncia una condanna e se non la esegue con un castigo che venga dall'esterno, come d'altra parte afferma chiaramente Gesù nel Vangelo: «andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, che è preparato per il diavolo e i suoi angeli» (Mt, 25, 41).
Non si auto-esclude l'uomo entrato nella sala del banchetto senza veste nuziale, ma viene cacciato fuori dal Re: «legategli le mani e i piedi e gettatelo fuori nel buio, ivi sarà il pianto e lo stridor di denti» (Mt, 22, 13); come
similmente il servo inutile della parabola dei talenti (Mt, 25, 30).
Non si auto-escludono le vergini stolte, anzi, bussano alla porta dicendo: «Signore, Signore, aprici!», ma lo Sposo risponderà: «non vi conosco» (Mt, 25, 12).
Non si auto-squarta il servo infedele: è il padrone che torna all'improvviso che «lo farà squartare e gli assegnerà la sorte degli ipocriti; ivi sarà pianto e stridor di denti» (Mt, 24, 51). Dio, che secondo Giovanni Paolo II non castiga, secondo Gesù deve essere temuto, poiché «dopo aver ucciso, ha il potere di gettarvi nella Geenna» (Lc, 12, 5).
A che serve continuare, tanto è evidente quanto vogliamo dimostrare? Anche nella giustizia umana, il criminale si condanna in un certo senso da sé stesso col commettere il crimine, che lo rende degno di punizione; ma a questa punizione vorrebbe sfuggire se lo potesse (tranne il caso di vero pentimento, da escludersi nei dannati, perche' la morte ha fissato la loro volonta' nello stato in cui si trovavano in quel momento), e la pena gli è giustamente inflitta dal giudice, e non auto-inflitta.
Per i motivi esposti sopra, però, si potrebbe a rigore intendere rettamente quanto sostenuto da Giovanni Paolo II se non esistesse che una pena del danno: la perdita di Dio, poiché questa perdita nel dannato è in effetti «l'ultima conseguenza dello stesso peccato, che si ritorce contro chi lo ha commesso» (II, 1). Ma questa posizione è indifendibile per quel che riguarda la pena del senso...



La pena del senso


Ma per Giovanni Paolo II esiste in inferno la pena del senso? ovvero una pena che venga dal di fuori del dannato e provocata da una causa sensibile per volere positivo di Dio? (cf S. Tommaso, 2, d. 37, q. 3, a. 1)
In tutto il discorso di Giovanni Paolo II non ve ne è il minimo accenno, anzi, se ne può trovare, volendo, l'implicita negazione: «non si tratta di un castigo di Dio inflitto dall'esterno» (II,)... Tutta la pena del dannato (pardon: la «completa frustrazione e vacuità», di cui in II, 3) gli viene dall'interno di se stesso, dalla sua insoddisfazione e infelicità per essersi chiuso all'amore (cf II, 3).
Eppure l'esistenza di una pena del senso distinta dalla pena del danno (o dannazione) è da credersi di fede divina (Cardinal Gasparri, Catechismo cattolico per adulti, questioni dibattute, VII) e anche di fede cattolica esplicitamente definita dalla Chiesa (Sacrae Theologiae Summae, de novissimis, n. 149, B.A.C., Madrid, 1951); negarne l'esistenza sarebbe una eresia vera e propria (cf Benedetto XII, D.B. 531, D.S. 1002; Conc. Lione II, D.B. 464, D.S. 858).
















«Nel fuoco eterno...». Giovanni Paolo II potrebbe essere assolto in confessionale?


Ecco un'altra domanda stravagante, se non provocatoria!
Eppure, non senza fondamento.
In effetti, il 30 aprile 1890, la Santa Sede (poiché la S. Penitenzeria è un organo della Santa Sede), interrogata se «si dovesse dare l'assoluzione ai penitenti che ammettono in Inferno solo un fuoco metaforico, e non un fuoco reale», rispose: «bisogna istruire con cura questi penitenti e, se si ostinano, non assolverli». (5)
Ora, Giovanni Paolo II insegna per l'appunto che questo fuoco, di cui parla incessantemente la Sacra Scrittura --e particolarmente il Vangelo-- deve essere inteso simbolicamente. «Per descrivere questa realtà [dell'inferno] la Sacra Scrittura si avvale di un linguaggio simbolico (...). Ricorrendo ad immagini, il Nuovo Testamento presenta il luogo destinato agli operatori di iniquità come una fornace ardente, dove è 'pianto e stridore di denti' (Mt 13, 42; cfr 25, 30.41), oppure come la Geenna 'dal fuoco inestinguibile' (Mc, 9, 43) (...). Le immagini con cui la Sacra Scrittura ci presenta l'inferno devono essere rettamente interpretate» (II, 2-3).
E quale ne è l'interpretazione 'autentica'? «Esse indicano la completa frustrazione e vacuità di una vita senza Dio» (ivi).
Quindi, per Giovanni Paolo II il fuoco infernale (che è la principale pena del senso indicata dalla Sacra Scrittura) è solo un'immagine e un simbolo della pena del 'danno', il che equivale --ancora una volta-- a negare di fatto ogni distinzione tra le due pene. Anzi: più che della pena del danno (privazione della visione di Dio), qui Giovanni Paolo II sembra parlare solo di un fallimento esistenziale da cura psicanalitica («completa frustrazione e vacuità di una vita senza Dio»), il che è senza dubbio un bell'esempio di linguaggio personalistico (ma poco teologico) (6).
Il Dictionnaire de Théologie Catholique (voce: Feu de l'Enfer) espone ampiamente la questione della realtà del fuoco dell'inferno nella Scrittura, nei Padri e nei teologi. La sua conclusione (coll. 217-219) è che la dottrina della realtà del fuoco dell'inferno è insegnata dal magistero ordinario universale in tal modo che non si tratta più di una questione libera. Negare questa realtà (trovandosi in compagnia di Origene e di Calvino) comporta almeno un peccato mortale di temerarietà (in quanto negazione della dottrina comune). Spingendosi oltre, il D.T.C. afferma che questa dottrina è teologicamente certa, anzi prossima della fede nonché definibile (cf anche Gasparri, Hugon, Lépicier, Billot, ecc.).




Ci sono dei dannati in Inferno?

Ma --e questa non è una novità nel pensiero di Karol Wojtyla-- egli si spinge oltre, e giunge a ipotizzare la possibilità che in definitiva nessun uomo sia dannato. «La dannazione rimane una reale possibilità, ma non ci è dato di conoscere, senza speciale rivelazione divina, se e quali esseri umani vi siano effettivamente coinvolti» (II, 4).
Sarebbe inutile cercare nei manuali di teologia pre-conciliari la refutazione di questo errore o eresia che dir si voglia, poiché nessuno era così folle da emettere un'ipotesi simile. La questione dibattuta era infatti quella sul relativamente piccolo o grande numero degli eletti rispetto a quello dei reprobi, ma nessuno, neppure gli autori più benigni e ottimisti, ipotizzava la soluzione estrema: la salvezza effettiva di tutti gli uomini. Una cosa, infatti, è dire che non possiamo sapere concretamente chi si è dannato senza una rivelazione speciale, come nel caso di Giuda (Atti, 1, 25; Jo 17, 12; Mt 26, 24; D.T.C., Enfer, col. 99), altra cosa è sostenere che (forse) nessuno si dannerà.
In Varcare la soglia della speranza (p. 201-202), Wojtyla spiega più diffusamente il suo pensiero: «In Cristo, Dio ha rivelato al mondo di volere (7) che 'tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità' (I Tim, 2, 4). Questa frase della Prima Lettera a Timoteo ha un'importanza fondamentale [da sola?] per la visione e l'annuncio delle cose ultime. Se Dio desidera così, se Dio per questa causa dona suo Figlio (..) può l'uomo essere dannato, può essere respinto da Dio?».
Già l'impostazione della domanda adombra la risposta negativa... Infatti: «da sempre il problema dell'inferno ha turbato i grandi pensatori della Chiesa, a partire dagli inizi, da Origene, sino ai nostri tempi, a Michail Bulgakov e Hans Urs von Balthasar».
Ma Bulgakov non è un eretico gnostico? Balthasar un esponente della «nuova teologia» condannata da Pio XII che sperava nella salvezza universale a causa delle 'visioni' di una donna per la quale lasciò la Compagnia di Gesù?
E Origene non fu condannato lui stesso?
«In verità --deve ammettere Wojtyla-- gli antichi concili avevano respinto la teoria della cosiddetta apocatàstasi finale, secondo la quale il mondo sarà rigenerato dopo la distruzione e ogni creatura sarà salva; una teoria che indirettamente aboliva l'inferno».
La Chiesa ha dunque parlato: l'Origenismo è condannato, i suoi turbamenti e quelli dei suoi epigoni sono eterodossi, la questione è chiusa!
E invece «il problema è rimasto. Può Dio, il quale ha tanto amato l'uomo, permettere che costui lo rifiuti così da dover essere condannato a perenni tormenti?»
Chiediamolo a Dio stesso!
In effetti, ammette Giovanni Paolo II, «le parole di Cristo sono univoche. In Matteo Egli parla chiaramente di coloro che andranno al supplizio eterno (cfr 25, 46)».
Quindi Giovanni Paolo II dovrebbe ora esplicitamente dire che qualcuno si danna!
Invece confonde nuovamente le carte: «Chi saranno è un costoro? La Chiesa non si è pronunciata in merito. Questo è un mistero, veramente inscrutabile, tra la santità di Dio e la coscienza dell'uomo. Il silenzio della Chiesa è, dunque, l'unica posizione opportuna del cristiano. Anche quando Gesù dice di Giuda, il traditore, 'sarebbe meglio per quell'uomo che non fosse mai nato!' (Mt 26, 24), la dichiarazione non può essere intesa con sicurezza nel senso dell'eterna dannazione», per cui i lettori concluderanno che se Giuda, il 'figlio della perdizione', non si è perduto, tanto meno ci perderemo noi.
Eppure, il Concilio di Quiercy ha definito: «Dio onnipotente 'vuole che tutti gli uomini' senza eccezione 'siano salvati' (1 Tim 2, 4); tuttavia non tutti vengono salvati» (D.S. 623; D.B. 318).
Questa speranza di salvezza universale
va contro al senso ovvio di tutto il Vangelo («le parole di Cristo sono univoche», ammette Giovanni Paolo II stesso),
non tiene conto di quanti muoiono col solo peccato originale,
va contro il dogma secondo il quale «fuori dalla Chiesa non c'è salvezza»,
va contro, infine l'evidenza dell'esperienza quotidiana per gli stessi cattolici, che vivono comunemente in peccato mortale.
E alla domanda degli apostoli «sono molti coloro che si salvano» Gesù non rispose loro che forse tutti si salvano, ma disse al contrario: «entrate nella porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanti pochi sono quelli che la trovano» (Mt, 7, 13-14).


































Ecco chi sono i Grandi per Vojtyla: un Origene (già condannato dalla Chiesa proprio a motivo dell'Inferno), un Bulgakov (eretico gnostico) e un Balthasar (che è tutto un dire)!!!
Sant'Agostino? San Tommaso?.........
Carneade! chi sono costoro?








Chi va in Cielo, in Inferno, in Purgatorio?


Abbiamo visto che forse --per Karol Wojtyla-- tutti vanno in Paradiso e nessuno in Inferno. Ma qui vogliamo parlare del criterio di giudizio. Nella sua catechesi sul Cielo, ad esempio, Giovanni Paolo II non fa mai menzione della grazia e della necessità di morire in grazia di Dio. Le sue espressioni sono, ancora una volta, vaghe e «personalistiche»:
«coloro che hanno accolto Dio nella loro vita e si sono sinceramente aperti al suo amore almeno al momento della morte, potranno godere di quella pienezza di comunione con Dio, che costituisce il traguardo dell'esistenza umana» (I, 1).
Similmente per il Purgatorio, nessun accenno al peccato veniale o al peccato mortale perdonato ma non sufficientemente espiato;
vanno in Purgatorio «quanti si trovano in condizione di apertura a Dio, ma in un modo imperfetto» (III, 1).
In Inferno ci si va per un solo peccato mortale; Giovanni Paolo II menziona il peccato mortale solo in una citazione del Catechismo, ma visibilmente preferisce spiegare che può dannarsi colui che «respinge la misericordia del Padre anche nell'ultimo istante della sua vita» (I, 1). Ciò è senza dubbio vero, ma gli ascoltatori di Giovanni Paolo II --gli uomini moderni-- avevano certamente bisogno di farsi spiegare cosa significa esattamente respingere la misericordia del Padre o ostinarsi a «non aprisi al Vangelo» (I, 2). Chi dice di amar Dio ma muore in peccato, ha respinto la misericordia del Padre? Sarebbe opportuno precisare.



I Novissimi e la Sacra Scrittura


Esaminiamo ora brevemente l'interpretazione della Scrittura che dà Giovanni Paolo II. Abbiamo già visto come egli riduca a simbolo e immagine quanto Gesù dice del Cielo e dell'Inferno. Segnaliamo altri errori.
Egli esclude che la Rivelazione abbia chiaramente parlato dell'Inferno nell'Antico Testamento (cf II, 2). Se questo è vero per il Pentateuco, non è però esatto per i Profeti: Isaia, Ezechiele, Daniele (cf D.T.C., voce Enfer, coll. 35-36).
Quanto alla dottrina del Purgatorio, essa non sarebbe «enunciata in modo formale» nella Scrittura (III, 2), mentre il Concilio di Trento sostiene che «la Chiesa cattolica (...) in conformità alle Scritture (...) ha insegnato che il Purgatorio esiste» (D.S. 1820) ed è stato condannato Lutero per aver sostenuto che «il Purgatorio non può essere provato mediante la sacra Scrittura che si trova nel canone» (Leone X, D.S. 1487, D.B. 777).
Ma dei luoghi invocati dalla Chiesa in favore della dottrina del Purgatorio non viene citato né Mt 12, 32, né il libro dei Maccabei, ma solo 1 Cor, 3, 14-15. La dottrina del Purgatorio nel discorso che commentiamo è d'altronde ridotta all'osso. Non c'è traccia delle pene del Purgatorio, né di anime del Purgatorio. Nel Purgatorio ci si trova anzi «in cammino verso la piena beatitudine» (III, 1). Il Purgatorio sarebbe quindi una beatitudine semi-piena, più che un «inferno» transitorio.












Nequaquam moriemini (non morirete affatto)


Sono le parole del serpente tentatore per indurre Eva --che esitava a causa del timore del castigo divino-- al peccato: «no davvero che non ne morirete»! (Gn 3, 4).
Da allora, il demonio e i mondani si comportano così, rassicurando il peccatore (cf S. Ignazio, Esercizi spirituali, n. 314). «I mondani... per incorggiarsi a perseverare nella loro malizia senza scrupolo, gridano ogni giorno: 'Vita, vita! Pace, pace! Gioia, gioia!... Dio è buono. Dio non ci ha creato per dannarci; Dio non proibisce di divertirsi; non saremo dannati per quello; via gli scrupoli! Non moriemini [non morirete], ecc.» (S. Luigi Maria Grignon de Montfort, Lettera circolare agli amici della croce, n. 10).
Pio XII insegna che «la predicazione delle prime verità della fede e dei novissimi non solo non ha perso nulla della sua opportunità anche ai nostri giorni ma è diventata persino più che mai necessaria e urgente. Anche la predicazione sull'inferno. Senza dubbio, bisogna trattare questo soggetto con dignità e saggezza. Ma quanto alla sostanza di questa verità, la Chiesa ha, davanti a Dio e davanti agli uomini, il sacro dovere di annunciarla, di insegnarla senza alcuna attenuazione, quale Cristo l'ha rivelata, e non c'è alcuna circostanza di tempo che possa diminuire il rigore di questo obbligo. Esso obbliga in coscienza ogni sacerdote al quale, nel ministero ordinario o straordinario, è stata affidata la cura di istruire, avvertire e guidare il fedeli. È vero che il desiderio del Cielo è un motivo in se stesso più perfetto del timore delle pene eterne; ma non ne segue che per tutti gli uomini sia anche il più efficace per trattenerli lontano dal peccato e per convertirli a Dio» (10). Giovanni Paolo II ha predicato i fini ultimi e l'inferno «senza alcuna attenuazione»? Giovanni Paolo II coltiva la speranza che tutti effettivamente si salvino, e che persino Giuda si sia salvato. Al contrario, Sant'Alfonso de' Liguori, dottore della Chiesa, predicava al popolo: «Tutti vanno in Paradiso? Oh, quanti pochi ci vanno!»(11).
Il Vaticano II si è presentato come un Concilio pastorale, particolarmente attento, cioè, ai bisogni concreti delle anime.
Karol Wojtyla stesso ha ammesso, con Vittorio Messori, l'efficacia pastorale della 'vecchia' predicazione dei novissimi: «quante persone furono indotte alla conversione e alla confessione da queste prediche e riflessioni sulle cose ultime! (...) Si può dire che tali prediche, perfettamente corrispondenti al contenuto della Rivelazione nell'Antico e nel Nuovo Testamento, penetravano profondamente nel mondo intimo dell'uomo. Scuotevano la sua coscienza, lo gettavano in ginocchio, lo conducevano alla grata del confessionale, avevano una loro profonda azione salvifica» (Varcare le soglie della speranza, pp. 197-198). Si tratta di un elogio, certo, ma di un elogio funebre: il Concilio ha inaugurato un «mutamento della prospettiva escatologica» (p. 200, cf pp. 198-200).
Si tratta non solo di un mutamento dottrinalmente errato --lo abbiamo visto-- ma anche pastoralmente dannoso. La nuova predicazione dei fini ultimi
svapora il Paradiso,
rende il Purgatorio un Paradiso incompleto (e nel suo discorso Giovanni Paolo II non ha invitato a suffragare le anime purganti, se non vaghissimamente al n. 6) e
l'Inferno uno stato d'animo di tristezza senza alcun uomo che lo sperimenti.
Il neo-origenismo di Karol Wojtyla si inserisce nel solco di quegli eretici del passato, auto-denominatisi «misericordiosi», che volevano indirettamente abolire l'inferno e le sue sofferenze. Ma quale «misericordia» più crudele e ingiusta di quella che lascia i peccatori dormire sonni tranquilli, senza avvertirli dell'imminente castigo di Dio? Poiché «ormai la scure è già posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non dà buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco» (Mt, 4, 10).
























































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LE ERESIE DEL PAPA POLACCO

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IL LIBRO ERETICO DEL SACERDOTE
KAROL WOJTYLA

del Sac. Dott. Luigi Villa

Fonte: Karol Wojtyla...Santo?
del Sac. Dott. Luigi Villa,
Editrice Civiltà, Brescia 2006

A leggere sì gravi eresie l'indignazione è tanta, che pensieri e parole si affollano con tale impeto, che preferiamo non scriverne alcuna, per evitare di scontentare o, peggio, dimenticare le altre. Non facciamo quindi alcun commento, ma in premessa poniamo a SS Benedetto XVI una domanda soltanto: come può essere santo un simile propagatore di eresie, mai smentite, mai rinnegate?!

La Redazione

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi
e quanto scritto nello spazio giallo sono generalmente della Redazione

L' Avv. Salvatore Macca,
Presidente emerito della Corte d'Appello di Brescia, Presidente on. Aggiunto della Corte di Cassazione, Cavaliere di Gran Croce,
riferendosi alla proposta di beatificazione di Giovanni Paolo II, al secolo Karol Wojtyla, avanzata dal neo-Papa Joseph Ratzinger, ha espresso il suo motivato parere negativo (pubblicato alle pagine 8 e 9 di "Chiesa viva", giugno 2005) con uno sconcertante documento, costituito da 13 "tesi", estratte da 37 complessive, contenute in un libro dal titolo, in polacco, "Osoba i Czscin", scritto proprio da Karol Wojtyla quando era un giovane sacerdote.


Il prof. Manfred Erren della Germania fu il primo che scoprì il libro intitolato "Person und Tat" (= "Persona e azione") del giovane sacerdote (1) Karol Wojtyla, nella sua traduzione tedesca di Herbert Springer, e pubblicato da "Verlag Herder", Hermann Herderstr, 4D 7800, Freiberg in Breisgau, 1981.
L'originale, in polacco, "Osoba i czyn" era stato pubblicato agli inizi del 1969, da D. Reidei Publishing Company Dordrecht, Olanda (2). Queste informazioni si riscontrano in "Sodalitas", n. 43 March 1989, pubblicato dal Dr. W. Baisier, a Plantinkaai, 2 Anvers (Anversa), Belgio.
Le seguenti frasi sono alcune delle 37 "tesi" estratte da Hermann Humpert dal libro di don Wojtyla



(1) Nel "documento" in possesso di don Villa, sta scritto: "del giovane sacerdote Karol Wojtyla", ma l'estensore non poteva ignorare che, nel 1969, Wojtyla era stato eletto Cardinale due anni prima; quindi, il testo del suo libro poteva risalire ai suoi primi anni di sacerdozio e pubblicato poi più tardi.
(2) Queste informazioni si riscontrano in "Sodalitas", n. 43 March 1989, pubblicato dal Dr. W. Baisier, a Plantinkani, 2 Anvers (Anversa), Belgio.


1
Tesi n° 15
Dio non è un essere storico che collabora con l'uomo, e l'uomo non collabora con Dio, ma agisce solamente in collaborazione con altri uomini. La religione non trae la sua origine dalla rivelazione divina, ma è semplicemente frutto della immaginazione umana. La religione cattolica non differisce dagli altri culti.


2
Tesi n° 16
La rivelazione divina è impossibile da dimostrare.


3
Tesi n° 17
II solo reale significato del Nuovo Testamento si trova nelle spiegazioni di carattere filosofico.


4
Tesi n° 18
Ciascun mistero divino è da considerarsi come variazione o sfumatura di un sistema di puro pensiero. Il cristianesimo dogmatico tradizionale è uno di tali sistemi erronei.


5
Tesi n° 21
Una comunità puramente umana, solidale e universale; questa è la vera chiesa cristiana secondo il significato del Vangelo, inteso in una maniera nuova, del tutto contraria alla chiesa totalitaria esistente.


6
Tesi n° 22
Sono i princìpi, quali "il dialogo" e "il prossimo", che conducono alla salvezza del cristianesimo, non la rivelazione della creazione, la redenzione o il giudizio universale.


7
Tesi n° 24
La salvezza -l'autorealizzazione dell'umanità- non ha natura eterna. Non porterà all'uomo mortale nessuna resurrezione della carne. L'ingenua speranza di una vita eterna -come la credenza nell'assunzione e il ritorno del Signore nel Suo corpo- non devono essere concepiti altro che simbolicamente.


8
Tesi n° 25
Nell'altro mondo, dopo la morte, non saremo ricompensati per le nostre buone azioni, e nemmeno puniti per i nostri peccati.


9
Tesi n° 27
Moriranno anche coloro che vedranno realizzato un mondo completamente umanizzato, e, in questa maniera, si compirà la loro salvezza.


10
Tesi n° 28
Come può l'uomo crearsi l'anima con tanta facilità? Perché egli non la crea dal nulla, ma dalla materia esistente: l'anima animale, evoluta filogeneticamente, che egli ha ricevuto dai suoi genitori, dai suoi avi e dalle scimmie, e che egli deve solo migliorare.


11
Tesi n° 32
Non c'è motivo di preoccuparsi per le anime dei bambini abortiti. Esse sono salve in quanto IL PECCATO ORIGINALE NON ESISTE.


12
Tesi n° 33
Non c'è motivo di battezzare o di usare altre forme tradizionali di incorporazione di non cristiani o non credenti, e nemmeno di convertire i seguaci di altre religioni.


13
Tesi n° 35
L'uomo è il Dio visibile. Vedere l'uomo è vedere Dio.


***

Ecco, un vero ritratto di Giovanni Paolo II, qui, dipinto da lui stesso. Da "Regurum Dei" (3) del gennaio 1990. Direttore: Padre Jan Sie-radgare, 145 Margueretta St., Toronto, Canada.


NB: questo sunto del libro di Wojtyla è apparso su un foglio cattolicostatunitense: "To Jesus Through Mary", in data 25 marzo 1991, e spedito, da Cincinnati, il 10 giugno 1991. Ricevuto a Roma da chi lo ha tradotto, il 20 giugno 1991.


(3) Nel "documento" in possesso di Don Villa è scritto: "Regurum Dei". È forse un errore tipografico per "Regnum Dei"



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IL PAPA POLACCO SINCRETISTA

Precisiamo che articoli, recensioni, comunicazioni, eventi, appuntamenti... e quant'altro vengono da noi pubblicati non in base ad una adesione ideologica o morale, ma solo se ce ne viene fatta esplicita richiesta (anche con una semplice comunicazione fatta alla nostra Redazione a scopo di pubblicazione), pur rimanendo noi liberi di soddisfare o meno i desiderata.


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Giovanni Paolo II e sincretismo religioso

di Little Jo

Grassetti, colori, parentesi quadre, sottolineature, corsivi
e quanto scritto nello spazio giallo sono generalmente della Redazione
In 26 anni di dannoso pontificato Giovanni Paolo II non ha perso mai occasione per insegnare il sincretismo religioso, lo stesso già condannato in maniera infallibile dalla Chiesa. Di citazioni "sincretiste" se ne possono trovare in quantità industriale, soprattutto quando GPII parla con i suoi "fratelli" ebrei ("Maggiori") e musulmani ("Minori"?).
Spesso i modernisti, non sapendo come difendere il loro benamato GPII, se ne escono con la battuta che si tratta di frasette estrapolate e non contestualizzate… che non meritano risposta. Comodo no? Obiezione stupida la loro. Non penso che per fare una citazione dei Promessi Sposi, sia necessario riportare per intero tutto il romanzo manzoniano, ma, citata la fonte, chi vuole potrà verificare se la frase “estrapolata” corrisponde al senso di tutto il testo-fonte. La medesima cosa vale per un'enciclica o discorso papale.
Casualmente mi sono imbattuto in un sito "modernista" nel quale è stata riportata per intero una conferenza tenuta da Lucio Brunelli, giornalista di Rai Due, il cui titolo era "Il dialogo fra Cristianesimo e Islam nel pontificato di Giovanni Paolo II”. Cito le parti che mi sono sembrate più importanti, nelle quali maggiormente si evidenzia come quello che ha sempre "insegnato" Giovanni Paolo II è stato contrario al Magistero di Santa Romana Chiesa.

Ecco gli stralci della conferenza:


[...] Ne ricordiamo subito uno che ha avuto un'obiettiva valenza storica e un impatto davvero planetario. Fu compiuto proprio qui in Marocco, nell'agosto 1985. Su invito del re Hassan II, Giovanni Paolo II poté rivolgere un discorso alla gioventù musulmana nello Stadio di Casablanca in occasione dei Giochi panarabi. [...]
Il Papa poteva dedicare una dotta enciclica al tema del dialogo con l'islam.[...] Paragonabile a questo impatto c'è nel pontificato solo un'altra immagine: quella di Wojtyla che si toglie le scarpe, come ogni buon musulmano, e varca rispettoso la soglia della grande Moschea degli Omayadi a Damasco. E' il 6 maggio 2001. Possiamo rivedere il filmato…


Già questo stralcio dell'introduzione evidenzia che quelle che vengono presentate come "virtù" (dialogo e rispetto per le altre religioni), sono, in realtà, per un vero cattolico, offese a Dio, il quale ha comandato di andare e predicare il Suo Vangelo, non certo a dialogare con chi non vuole accettare la Verità.
Sconcertante, poi, l'atteggiamento sincretista. Un Papa che entra in Moschea e che addirittura si toglie le scarpe! Con questo suo gesto, quanti fedeli ha scandalizzato? Se financo il Papa entra in moschea con devozione e rispetto, significa che, in fondo, anche la religione musulmana è buona, è giusta... ECCO UN FRUTTO DEL PONTIFICATO DI GPII !!!


Giovanni Paolo II, in realtà, non inventa nulla di nuovo sul piano dottrinale. Si muove nel solco delle indicazioni del Concilio ecumenico Vaticano II. Nella Dichiarazione Nostra Aetate c'è tutto il programma del pontificato wojtyliano nei confronti del mondo musulmano. Vale la pena rileggere questo documento conciliare oggi un po' dimenticato : “La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni… Guarda con stima i Musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini… Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano come profeta; essi onorano la sua Madre Vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione… Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e musulmani, il Sacrosanto Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e ad esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà”.
Troveremo spesso nei discorsi pronunciati dal Papa le stesse identiche espressioni, gli stessi termini, usati dai Padri conciliari. Per Giovanni Paolo II la via del dialogo non è solo connaturale alla fede cristiana, che è fede in un Dio buono e misericordioso. Il dialogo tra le grandi religioni monoteiste è necessario al grande bene della pace


Il giornalista, giustamente, ricorda che tutto quello che ha fatto, Giovanni Paolo II non se lo è inventato di sana pianta, ma è la conseguenza della "dottrina" del Concilio Vaticano II, che con il documento Nostra Aetate rappresenta il manifesto del sincretismo religioso.
Da riflettere sulle BESTEMMIE scritte nella Nostra Aetate, come l'affermazione che Musulmani e Cristiani adorano l'unico DIO!!! Ma se il Dio dei Cristiani è Trino, come può essere lo stesso dei mussulmani?
E poi che significa quel "benché non riconoscano....."! La Verità è UNA, le concessioni le lasciamo ai politici, con la Verità non ci si mette d'accordo. Basta negare una sola verità per essere fuori dalla Chiesa e con un biglietto di sola andata per l'inferno!


Nell'Esortazione apostolica Ecclesia in Europa, pubblicata quest'anno, [Giovanni Paolo II] scrive: “È peraltro comprensibile che la Chiesa, mentre chiede che le istituzioni europee abbiano a promuovere la libertà religiosa in Europa, abbia pure a ribadire che la reciprocità nel garantire la libertà religiosa sia osservata anche in Paesi di diversa tradizione religiosa, nei quali i cristiani sono minoranza. In questo ambito, si comprende la sorpresa e il sentimento di frustrazione dei cristiani che accolgono, per esempio in Europa, dei credenti di altre religioni dando loro la possibilità di esercitare il loro culto, e che si vedono interdire l'esercizio del culto cristiano nei Paesi in cui questi credenti maggioritari hanno fatto della loro religione l'unica ammessa e promossa”.


Il Papa chiede la libertà religiosa per tutti i popoli, mentre la Chiesa ha sempre insegnato che la libertà religiosa vale solo per l’unica vera religione (dell’unico vero Dio): un solo Dio, una sola Religione. Quindi (se lo crediamo, se abbiamo Fede) la libertà religiosa vale solo per noi cattolici, non certo per i mussulmani o altre sette, i quali non hanno nessun diritto - in FORO ESTERNO - di professare il proprio culto.
Si vede bene che GPII agisce in modo diametralmente opposto alla verità già chiaramente proclamata da S. Madre Chiesa, che nel Sillabo di Pio IX (lui sì veramente Santo!) ha condannato infallibilmente le seguenti espressioni:
LXXVIII. Lodevolmente in alcuni paesi cattolici si è stabilito per legge che a coloro i quali vi si recano, sia lecito avere pubblico esercizio del culto proprio di ciascuno.
LXXIX. È assolutamente falso che la libertà civile di qualsivoglia culto, e similmente l'ampia facoltà a tutti concessa di manifestare qualunque opinione e qualsiasi pensiero palesemente ed in pubblico, conduca a corrompere più facilmente i costumi e gli animi dei popoli, e a diffondere la peste dell'indifferentismo.


Il primo viaggio di Giovanni Paolo II in un paese a maggioranza musulmana è in Turchia, nel novembre 1979. Lo scopo primario del pellegrinaggio è l'abbraccio di pace con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, ma il nuovo Papa inserisce nel programma della visita anche un incontro con i dignitari musulmani. Sarà una costante in molti dei suoi oltre 100 viaggi fuori dell'Italia. Wojtyla scandalizza qualche cattolico duro e puro quando, nel 1981, a Davao, roccaforte islamica delle Filippine, chiama ‘fratelli' i seguaci di Allah e del profeta Maometto. “Io - dice - deliberatamente mi rivolgo a voi come fratelli; e certamente lo siamo, in quanto membri della stessa famiglia umana… Ma siamo specialmente fratelli nel Dio che ci ha creati e al quale cerchiamo di accostarci, ognuno secondo le proprie vie, attraverso la fede, la preghiera, il culto; attraverso la fedeltà alla sua legge e la sottomissione ai suoi disegni


GPII definisce "fratelli" i mussulmani. Se sono fratelli nostri, significa che abbiamo lo stesso Dio e se abbiamo lo stesso Dio significa che i mussulmani e i cristiani possono indifferentemente salvarsi... ennesimo sproloquio sincretista!
Vediamo invece cosa insegna il Catechismo di San Pio X
Che cos'è il Battesimo?
Il Battesimo è il Sacramento che ci fa Cristiani, cioè seguaci di Gesù Cristo, figli di Dio e membri della Chiesa

Quindi SOLO i battezzati sono FIGLI di Dio, tutti gli altri sono CREATURE di Dio....


[...] insiste nel chiamare ‘fratelli' i seguaci di Maometto, un appellativo che avrebbe fatto sobbalzare sul loro trono quasi tutti i predecessori di Wojtyla: “Tutti noi, cristiani e musulmani, viviamo sotto il sole di un unico Dio misericordioso. Crediamo tutti in un solo Dio creatore dell'uomo... In questo senso possiamo dunque chiamarci gli uni e gli altri fratelli e sorelle nella fede in un solo Dio"



Grazie, Brunelli! Allora non sono solo i tradizionalisti a dire che la Chiesa dal Concilio Vaticano II è cambiata, sono pure i modernisti ad affermarlo, alla faccia di tutti coloro che si ostinano ad affermare che nulla è cambiato dal Concilio in qua.
Da notare, ancora una volta la perla sincretista regalataci dal "Magno"...


Nel discorso che Giovanni Paolo II pronuncia a Casablanca il 19 agosto 1985. C'è grande attesa per le sue parole. Re Hassan II lo presenta come “educatore e difensore di valori comuni all'Islam e al cristianesimo”. Wojtyla scandendo bene le parole, con una voce forte e non ancora intaccata dai malanni e dall'età, tocca l'argomento più spinoso. “Noi cristiani e musulmani abbiamo avuto quasi sempre delle incomprensioni reciproche e qualche volta, nel passato, ci siamo trovati su posizioni opposte e abbiamo consumato le nostre energie in polemiche e in guerre. Io credo che Dio ci chiama, oggi, a cambiare le nostre antiche abitudini. Dobbiamo rispettarci. E dobbiamo anche stimolarci reciprocamente nel compiere opere di bene sul cammino indicato da Dio… In un mondo che desidera l'unità e la pace, e che sperimenta tuttavia mille tensioni e conflitti, i credenti dovranno favorire l'amicizia e l'unione tra gli uomini e i popoli”.



Ma a quale Dio si riferisce?????... Ennesimo esempio di sincretismo religioso.
Per concludere, ecco cosa ha scritto Gregorio XVI:
«Da questa sorgente corrottissima dell'indifferentismo nasce questa assurda e erronea sentenza, o per meglio dire, delirio, per cui si deve affermare e rivendicare a ciascuno l'assoluta libertà di coscienza… con verità Noi diciamo che è aperto il pozzo dell'abisso dal quale san Giovanni ha visto uscire il fumo che ha oscurato il sole ed i vermi che invaderanno la distesa della terra.»

Tutta la conferenza può essere letta al seguente indirizzo:
http://www.korazym.org/news1.asp?Id=4102

Penso che non ci siano altri commenti da fare. Chi veramente ha la voglia di aprire gli occhi, potrà rendersi conto che tutto ciò che oggi viene insegnato è contrario alla dottrina e agli insegnamenti di Gesù Cristo. Chi non lo vuole fare e vuole ostinarsi a stare nella sua "gabbia dorata", facendo finta di non vedere la perdita della Fede cui ha portato questa protestantizzazione della religione cattolica, amen, ma ne risponderà a Dio.

Little Jo



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