ARTICOLI SULLA RELIGIONE CRISTIANA

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sabato 24 luglio 2010

Cristo morì sulla croce o su un palo?


Cristo morì sulla croce o su un palo?
di Filippo Chinnici - tratto da www.adivasto.it



I Testimoni di Geova affermano che Gesú Cristo non è morto in croce, ma bensí su un palo di tortura. Inoltre tutte le volte che ricorre la parola "croce", la loro Bibbia traduce "palo di tortura". Come stanno veramente le cose?


Prima di entrare nel vivo della questione è importante specificare che ciò che veramente è importante, non è se lo strumento di supplizio utilizzato per fare morire il Signore Gesú sia stata la croce oppure il palo, quanto piuttosto il fatto che Egli sia morto per riconciliarci a Dio (Ro 5:11) e purificarci da ogni peccato (1 Gv 1:7).

Per la stessa ragione la croce non è per noi un oggetto da adorare, tant’è vero che né le nostre case, né i nostri locali di culto, contengono croci. Tuttavia, per amore della verità, bisogna anche affermare che Cristo è morto in croce! Una verità verso cui i nemici di Dio sempre si sono schierati contro: dai filosofi greci del tempo apostolico fino agli atei e miscredenti dei tempi moderni (cfr. 1 Co 1:17-23; Fl 3:17-18).


L’aspetto lessicale

Il testo originale greco del Nuovo Testamento circa lo strumento di morte su cui Gesú offrí la propria vita, usa abitualmente stauròs e cinque volte xylon.

«Stauròs» significa: palo, palizzata, strumento di pena croce;
«Xylon» significa: legno legname per navi, pezzo di legno, tronco, trave, palo, bastone, clava, randello, collare di legno, asse o trave, la croce, tavolo o banco di cambia valute, pianta, albero;

Vista la complessità di significato dei termini, le opere enciclopediche riportano per ogni significato la fonte [p.es.: xylon = legno (Omero), legname per navi (Tucidide), bastone, randello (Aristofane) ... la Croce (NT)] per cui, come ogni giovane studente di liceo sa, si prende il significato che si addice al contesto che interessa. Per esempio, se sta traducendo un’opera di Omero ne prende uno, se un’opera di Aristofane un altro e cosí via. Questo perché ogni lingua è sempre in evoluzione. Per esempio la parola «piombo» indicava fino ad una certa epoca soltanto il metallo che conosciamo e di cui si occupa la chimica. Ma la stessa parola cominciò a significare quello stesso metallo adattato a strumento di morte, ossia una pallottola, talché la frase: «Tizio è caduto sotto il piombo» oggi ha un significato diverso da una volta. La pallottola è piombo adattato, ossia con una forma propria capace di ferire e uccidere. Dopo l’invenzione dell’arma da fuoco, la stessa parola «piombo» cominciò a significare anche un piombo non generico. Per cui dalla sola parola «piombo» non è possibile determinare di che forma o di che calibro sia la pallottola, ma bisogna fare altri studi, ricorrere ad altre fonti e testimonianze.

Ora, prima che la croce venisse inventata come strumento di supplizio, i termini greci anzidetti avevano anche il significato di «palo» (presso Omero, cioè V sec. a.C.), ma quando i popoli (persiani, greci, cartaginesi, romani), cominciarono ad usare la croce come supplizio di morte per i condannati, gli stessi termini assunsero anche il significato di «croce». D’altra parte, se non si tiene conto di questi elementari accorgimenti viene da domandarsi come mai i TdG (Testimoni di Geova) non abbiano scelto come strumento di morte per Gesú il «collare di legno» oppure il «tavolo», altre varianti dei termini in questione. Per queste ragioni quando nella loro «Bibbia» i capi dei TdG traducono «palo di tortura» piuttosto che «croce», come fanno tutte le Bibbie in tutte le lingue, essi stanno sbagliando, poiché è accertato, come i Dizionari riportano, che ai tempi del Nuovo Testamento i termini anzidetti avevano già assunto il significato di «croce».

Inoltre, bisogna dire che se gli scrittori ispirati del N.T. avessero voluto riferirsi inequivocabilmente ad un «palo di tortura» come sostengono i TdG, avrebbero piú agevolmente usato la parola «skòlops» (almeno una volta) che significa proprio «palo» (2 Co 12:7; LXX Nu 23:55; Ez 28:24). Gli stessi dirigenti TdG ammettono ciò scrivendo nella nota in calce a 2 Co 12:7 della loro "Bibbia": «Un palo appuntito».



L’aspetto biblico

Per essere originali ad ogni costo i dirigenti dei TdG rappresentano Gesú messo su un «palo di tortura» con le mani sopra la testa trafitte da un solo chiodo (si veda p.es. il volumetto "La conoscenza che conduce alla vite eterna", ed. Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Roma 1995, pag. 67).

Ora, non bisogna essere dei grandi teologi per accorgersi dell’evidente discrepanza con la Parola di Dio. Il Vangelo di Giovanni ci narra l’episodio in cui Gesú Cristo risorto appare ai discepoli. Quando la cosa, in seguito, verrà riferita a Tommaso, che non era stato presente, questi dice: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò» (Gv 20:25).

Il testo parla di chiodi, in greco tòn éIon, al plurale, e non «del chiodo» come avrebbe dovuto esprimersi Tommaso se il Maestro fosse stato appeso al palo con le mani sovrapposte. Per cui i dirigenti dei TdG cercano di ingannare. La contraddizione è facilmente risolvibile se Cristo è morto su una croce a doppio braccio ricevendo un chiodo per ogni mano.

Un’altra indicazione la riceviamo dal titulus, ossia il cartello con la causa della pena scritta sopra che nella rappresentazione geovista è posta sopra le mani di Cristo, mentre la Bibbia afferma che essa Gli fu posta sopra la testa e non sopra le mani: «Al di sopra del capo gli posero scritto il motivo della condanna: Questo è Gesú, il re dei Giudei» (Mt 27:37).

Non è questa un’altra contraddizione? Non è questa un’altra prova della volontaria fraudolenza dei dirigenti dei TdG? In realtà il Signore Gesú morí su una croce con le braccia aperte a forma di uccello e le sue mani furono inchiodate separatamente - con un chiodo per ogni mano - e la citata scritta è stata posta sopra il Suo capo.


L'aspetto archeologico

Prima di Costantino i cristiani ebbero una vita difficile e migliaia furono i martiri che preferirono farsi uccidere piuttosto che rinnegare Cristo. Accuse e persecuzioni gli vennero mosse sia da ebrei che da pagani, in quanto gli ebrei aborrivano un Messia crocifisso, mentre per i pagani la croce era un segno malfamato perché strumento di morte degli schiavi. Per questa ragione Paolo scrive: Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio (1 Co 1:23-24).

L'archeologia conferma questi fatti con un numero elevato di prove, che non tratteremo per evitare di rendere eccessivamente prolisso questo studio. Basti ricordare il graffito del Palatino (risalente al II sec. d.C.), o la croce di Ercolano, che la quasi totalità dei piú insigni archeologi ha riconosciuto essere la raffigurazione della una croce cristiana (questa spiegazione è suffragata dal fatto che molto probabilmente a Ercolano, prima del 79 d.C., e quindi a meno di 40 anni dalla morte di Cristo, vi era un nucleo di credenti che si riunivano in casa - cfr. Ro 16:5; infatti, l’apostolo Paolo pochi anni prima della grande eruzione vesuviana era passato proprio da Pozzuoli dove fu accolto da fratelli nella fede - At 28:13,14. Ed Ercolano dista solo pochi chilometri da Pozzuoli).

Per cui possiamo asserire che sin dal tempi piú antichi la Croce era conosciuta dai cristiani, prima dell’epoca di Costantino, non quella di Tammuz, né un palo, ma una croce a doppio braccio su cui Cristo è stato immolato per la salvezza di tutti coloro che pongono la propria fede in Lui.


Conclusione

In conclusione possiamo rispondere alla domanda posta, dicendo che non è vero che il Signore Gesú Cristo è morto su un «palo di tortura», ma Egli è certamente morto su una «croce». Resta comunque chiaro il fatto che questo non ci autorizza a fare della croce un’immagine di adorazione. Se poi la forma del supplizio su cui è morto Gesú è simile ad un oggetto di adorazione pagana, questo non dovrebbe turbarci, dal momento che altri popoli pagani adorano anche dei semplici «pali» (vedi per esempio: culto di Baal, l’idolo di Astarte o «palo sacro» - cfr. Deut. 7:5; Gd 3:7; 6:25; 2 Rom 13:6).

Comunque, Cristo è morto per la nostra salvezza, poiché Il sangue di Gesú Cristo ci purifica da OGNI peccato (1 Gv 1:7).



http://camcris.altervista.org/tdgpalo.html

sabato 28 febbraio 2009

RECENSIONE: CRISTO TRA BIBBIA E CORANO

26 febbraio 2009
Libri / Cristo tra Bibbia e Corano
di Massimo Donaddio


26 febbraio 2009









Dialogo tra cristiani e musulmani. Non c'è forse una espressione più utilizzata di questa per indicare una realtà e un'esigenza che va facendosi strada nelle nostre comunità del mondo europeo e, più in generale, occidentale. La presenza di massiccia immigrazione nel Vecchio Continente, e anche nella nostra Italia, impone, specialmente dall'11 settembre 2001 in poi, un supplemento di impegno nella costruzione dell'integrazione, alimentata anche da uno scambio culturale sempre maggiore e da una tavola di valori il più possibile condivisa.

Una impresa ardua, forse infruttuosa, secondo alcuni: troppe sarebbero le differenze tra lo spirito europeo, sintetizzato dall'incontro tra la civiltà greco-latina e il messaggio spirituale cristiano, e la civiltà arabo-musulmana fondata sul Corano e sui precetti del profeta Maometto. Eppure dei punti d'incontro, anche religiosi, si possono ravvisare tra le due grandi tradizioni monoteistiche. Vi sono nell'Islam, religione formatasi nel VII secolo nella penisola arabica, precisi riferimenti ai capisaldi del Cristianesimo: di più, gli stessi protagonisti della vicenda sacra cristiana sono rappresentati e narrati anche nelle scritture musulmane. Il saggio di un giovane studioso napoletano di islamistica, Domenico Cocozza, illustra con ampiezza di dettagli - seppur in maniera forse un po' troppo didascalica - i cospicui contributi che la fede di Maometto ha acquisito dal Cristianesimo, soprattutto nelle sue tradizioni asiatiche. Similitudini, come anche differenze tra le due religioni: a partire dalle stesse identità dei fondatori (Cristo, il figlio di Dio, per i cristiani, e Maometto, il sigillo dei profeti, per l'Islam), così come dal valore dei rispettivi testi sacri (libro ispirato da Dio e scritto da mani d'uomo, la Bibbia ebraico-cristiana; rivelazione, parola di Dio in tutto e per tutto il Corano per i musulmani).

Interessante è conoscere la figura di Gesù come ce la presenta il testo sacro musulmano: Isa (questo il suo nome) è il penultimo dei profeti di Allah, immagine del credente perfetto, del musulmano fedele, completamente consacrato a Dio di cui è portavoce e testimone, anche con i suoi poteri taumaturgici. Figlio di Maria vergine per intervento divino, spirito insufflato nel ventre di Maryam per la potenza di Allah, non è però figlio di Dio, bensì profeta disceso dal cielo per riportare la giustizia e per condurre i musulmani alla vittoria finale contro l'anticristo. È il "presagio dell'Ora", ovvero il messia che tornerà alla fine dei tempi per sconfiggere l'antico avversario nella battaglia contro le potenze del male.

È il condottiero dell'ultima guerra santa, non il Cristo redentore che effonde il suo sangue per la salvezza del mondo. L'identità di Gesù, come emerge dal Corano, non è dunque quella di "salvatore", bensì quella di perfetto messia musulmano, esempio illustre per i credenti, messaggero dotato di qualità portentose, addirittura parola di Allah rivelata, segno prodigioso della volontà del Dio Misericordioso. Gesù non compie miracoli perché è figlio di Dio, ma perché Dio stesso consente questi eventi miracolosi assistendolo con la sua potenza.

Diversi passi del Corano esplicitano una polemica nei confronti dei cristiani, accusati di aver fatto di Gesù, inviato di Dio, una divinità assieme a sua madre: «Si son presi i loro dottori e i loro monaci e il Cristo figlio di Maria come Signori in luogo di Dio, mentre erano stati esortati ad adorare un Dio solo» (Cor. 9:30-31), e anche: «Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri e non dite: Tre. Basta! Sarà meglio per voi! Perché Dio è Uno solo, troppo glorioso ed alto per avere un figlio!». I cristiani nel Corano sono visti in maniera duplice: da una parte sono biasimati per la loro fede trinitaria, dall'altra sono guardati con grande rispetto e anche con simpatia per l'umiltà e le opere buone (a differenza degli Ebrei, stigmatizzati come superbi e miscredenti).

Eppure il Corano respinge nettamente la dottrina della morte e resurrezione di Cristo: la maggioranza dell'ortodossia musulmana non ammette l'idea della crocifissione di Gesù, ritenendo – come alcune sette eretiche cristiane di matrice gnostica – che egli sia stato sostituito da un sosia sulla croce e sia stato innalzato in cielo da Dio. Isa, il messia, tornerà sulla terra nell'ora della battaglia finale contro l'anticristo. Solo dopo l'uccisione di quest'ultimo, egli potrà governare la terra con la legge islamica, mettendo fine alle false dottrine, assicurando la pace e la prosperità al mondo. Il suo regno sarà lungo quarant'anni, e finalmente, potrà morire, prima della definitiva ascensione al cielo. Il suo corpo, invece, riposerà accanto alle spoglie del profeta Maometto nella città santa di Medina.

Domenico Cocozza
Cristo. Un profeta tra Bibbia e Corano
Edizioni Stamen, pagg. 148 , € 12

26 febbraio 2009


http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/02/libri-cristo-profeta-bibbia-corano.shtml?uuid=6352c44a-041b-11de-b262-02b204b540f4&DocRulesView=Libero

giovedì 18 dicembre 2008

CHI NEGA CHE GESU' E' IL CRISTO E' L'ANTICRISTO

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

CHI NEGA CHE GESU' E' IL CRISTO E' L'ANTICRISTO

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I LETTERA DI GIOVANNNI : 2,18-29; 4, 1-6



2,18Figli miei, è giunta l'ultima ora. Voi sapete che deve venire un anticristo. Ebbene, ora ci sono molti anticristi: questo vuol dire che siamo proprio all'ultima ora. 19Prima essi erano con noi, ma non erano veramente dei nostri: se lo fossero stati, sarebbero rimasti con noi. Si sono allontanati, perciò è chiaro che non tutti quelli che sono con noi sono veramente dei nostri.
20A voi però Dio ha dato lo Spirito Santo, quindi conoscete tutti la verità. 21Io non vi scrivo: "Voi non conoscete la verità". Anzi, vi dichiaro che la conoscete e sapete che nessuna menzogna può nascere dalla verità. 22Sapete chi è il bugiardo, l'anticristo: chiunque afferma che Gesù non è il Cristo. Chi dice così rifiuta non solo il Figlio, ma anche il Padre. 23Infatti chi rifiuta il Figlio è separato da Dio Padre. Chi riconosce il Figlio è unito al Padre.
24Voi dunque conservate nei vostri cuori la parola del Signore, che avete udito dal principio! Se essa rimane in voi, sarete uniti con il Figlio e con il Padre. 25E questa è la promessa che Cristo ci ha fatto: la vita eterna.
26Vi ho parlato di quelli che cercano di ingannarvi; 27ma lo Spirito Santo che avete ricevuto da Gesù Cristo rimane ben saldo in voi, perciò non avete bisogno di nessun maestro. Infatti è lo Spirito il vostro maestro in tutto: egli insegna la verità e non la menzogna. Voi dunque rimanete uniti a Gesù come vi è stato insegnato.

La speranza dei credenti
28Ed ora, figli miei, rimanete uniti a Gesù Cristo. Così quando verrà, potremo stare a testa alta e non avremo da vergognarci davanti a lui. 29Voi sapete che Gesù Cristo compie la volontà di Dio. Perciò chiunque fa la volontà di Dio è diventato figlio di Dio.

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4,1Miei cari, se uno dice di avere lo Spirito, non credetegli subito: prima, esaminatelo bene, per vedere se davvero ha lo Spirito che viene da Dio; perché molti predicatori bugiardi sono andati a predicare nel mondo.
2La prova che uno ha lo Spirito di Dio è questa: se riconosce pubblicamente che Gesù è il Cristo fatto uomo, ha lo Spirito di Dio. 3Se non lo riconosce non ha lo Spirito che viene da Dio, ma quello dell'anticristo. Voi sapete che l'anticristo deve venire: ebbene, è già nel mondo.
4Ma voi, figli miei, appartenete a Dio e avete sconfitto i predicatori bugiardi: infatti lo spirito in voi è più grande dello spirito che è nel mondo.
5Essi appartengono al mondo;
perciò parlano secondo i criteri del mondo,
e il mondo li sta ad ascoltare.
6Noi invece apparteniamo a Dio;
chi conosce Dio ascolta la nostra testimonianza,
chi non appartiene a Dio non ci ascolta.
In questo modo possiamo riconoscere se uno ha lo spirito della verità o lo spirito della menzogna.



Citazioni Bibbia Tilc

http://www.bibbiaedu.it/bibbia/interconfessionale/nt/index.html

http://groups.google.com:80/group/centro-anti-blasfemia/pendmsg?hl=it