ARTICOLI SULLA RELIGIONE CRISTIANA

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sabato 24 luglio 2010

Cristo morì sulla croce o su un palo?


Cristo morì sulla croce o su un palo?
di Filippo Chinnici - tratto da www.adivasto.it



I Testimoni di Geova affermano che Gesú Cristo non è morto in croce, ma bensí su un palo di tortura. Inoltre tutte le volte che ricorre la parola "croce", la loro Bibbia traduce "palo di tortura". Come stanno veramente le cose?


Prima di entrare nel vivo della questione è importante specificare che ciò che veramente è importante, non è se lo strumento di supplizio utilizzato per fare morire il Signore Gesú sia stata la croce oppure il palo, quanto piuttosto il fatto che Egli sia morto per riconciliarci a Dio (Ro 5:11) e purificarci da ogni peccato (1 Gv 1:7).

Per la stessa ragione la croce non è per noi un oggetto da adorare, tant’è vero che né le nostre case, né i nostri locali di culto, contengono croci. Tuttavia, per amore della verità, bisogna anche affermare che Cristo è morto in croce! Una verità verso cui i nemici di Dio sempre si sono schierati contro: dai filosofi greci del tempo apostolico fino agli atei e miscredenti dei tempi moderni (cfr. 1 Co 1:17-23; Fl 3:17-18).


L’aspetto lessicale

Il testo originale greco del Nuovo Testamento circa lo strumento di morte su cui Gesú offrí la propria vita, usa abitualmente stauròs e cinque volte xylon.

«Stauròs» significa: palo, palizzata, strumento di pena croce;
«Xylon» significa: legno legname per navi, pezzo di legno, tronco, trave, palo, bastone, clava, randello, collare di legno, asse o trave, la croce, tavolo o banco di cambia valute, pianta, albero;

Vista la complessità di significato dei termini, le opere enciclopediche riportano per ogni significato la fonte [p.es.: xylon = legno (Omero), legname per navi (Tucidide), bastone, randello (Aristofane) ... la Croce (NT)] per cui, come ogni giovane studente di liceo sa, si prende il significato che si addice al contesto che interessa. Per esempio, se sta traducendo un’opera di Omero ne prende uno, se un’opera di Aristofane un altro e cosí via. Questo perché ogni lingua è sempre in evoluzione. Per esempio la parola «piombo» indicava fino ad una certa epoca soltanto il metallo che conosciamo e di cui si occupa la chimica. Ma la stessa parola cominciò a significare quello stesso metallo adattato a strumento di morte, ossia una pallottola, talché la frase: «Tizio è caduto sotto il piombo» oggi ha un significato diverso da una volta. La pallottola è piombo adattato, ossia con una forma propria capace di ferire e uccidere. Dopo l’invenzione dell’arma da fuoco, la stessa parola «piombo» cominciò a significare anche un piombo non generico. Per cui dalla sola parola «piombo» non è possibile determinare di che forma o di che calibro sia la pallottola, ma bisogna fare altri studi, ricorrere ad altre fonti e testimonianze.

Ora, prima che la croce venisse inventata come strumento di supplizio, i termini greci anzidetti avevano anche il significato di «palo» (presso Omero, cioè V sec. a.C.), ma quando i popoli (persiani, greci, cartaginesi, romani), cominciarono ad usare la croce come supplizio di morte per i condannati, gli stessi termini assunsero anche il significato di «croce». D’altra parte, se non si tiene conto di questi elementari accorgimenti viene da domandarsi come mai i TdG (Testimoni di Geova) non abbiano scelto come strumento di morte per Gesú il «collare di legno» oppure il «tavolo», altre varianti dei termini in questione. Per queste ragioni quando nella loro «Bibbia» i capi dei TdG traducono «palo di tortura» piuttosto che «croce», come fanno tutte le Bibbie in tutte le lingue, essi stanno sbagliando, poiché è accertato, come i Dizionari riportano, che ai tempi del Nuovo Testamento i termini anzidetti avevano già assunto il significato di «croce».

Inoltre, bisogna dire che se gli scrittori ispirati del N.T. avessero voluto riferirsi inequivocabilmente ad un «palo di tortura» come sostengono i TdG, avrebbero piú agevolmente usato la parola «skòlops» (almeno una volta) che significa proprio «palo» (2 Co 12:7; LXX Nu 23:55; Ez 28:24). Gli stessi dirigenti TdG ammettono ciò scrivendo nella nota in calce a 2 Co 12:7 della loro "Bibbia": «Un palo appuntito».



L’aspetto biblico

Per essere originali ad ogni costo i dirigenti dei TdG rappresentano Gesú messo su un «palo di tortura» con le mani sopra la testa trafitte da un solo chiodo (si veda p.es. il volumetto "La conoscenza che conduce alla vite eterna", ed. Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova, Roma 1995, pag. 67).

Ora, non bisogna essere dei grandi teologi per accorgersi dell’evidente discrepanza con la Parola di Dio. Il Vangelo di Giovanni ci narra l’episodio in cui Gesú Cristo risorto appare ai discepoli. Quando la cosa, in seguito, verrà riferita a Tommaso, che non era stato presente, questi dice: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò» (Gv 20:25).

Il testo parla di chiodi, in greco tòn éIon, al plurale, e non «del chiodo» come avrebbe dovuto esprimersi Tommaso se il Maestro fosse stato appeso al palo con le mani sovrapposte. Per cui i dirigenti dei TdG cercano di ingannare. La contraddizione è facilmente risolvibile se Cristo è morto su una croce a doppio braccio ricevendo un chiodo per ogni mano.

Un’altra indicazione la riceviamo dal titulus, ossia il cartello con la causa della pena scritta sopra che nella rappresentazione geovista è posta sopra le mani di Cristo, mentre la Bibbia afferma che essa Gli fu posta sopra la testa e non sopra le mani: «Al di sopra del capo gli posero scritto il motivo della condanna: Questo è Gesú, il re dei Giudei» (Mt 27:37).

Non è questa un’altra contraddizione? Non è questa un’altra prova della volontaria fraudolenza dei dirigenti dei TdG? In realtà il Signore Gesú morí su una croce con le braccia aperte a forma di uccello e le sue mani furono inchiodate separatamente - con un chiodo per ogni mano - e la citata scritta è stata posta sopra il Suo capo.


L'aspetto archeologico

Prima di Costantino i cristiani ebbero una vita difficile e migliaia furono i martiri che preferirono farsi uccidere piuttosto che rinnegare Cristo. Accuse e persecuzioni gli vennero mosse sia da ebrei che da pagani, in quanto gli ebrei aborrivano un Messia crocifisso, mentre per i pagani la croce era un segno malfamato perché strumento di morte degli schiavi. Per questa ragione Paolo scrive: Noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio (1 Co 1:23-24).

L'archeologia conferma questi fatti con un numero elevato di prove, che non tratteremo per evitare di rendere eccessivamente prolisso questo studio. Basti ricordare il graffito del Palatino (risalente al II sec. d.C.), o la croce di Ercolano, che la quasi totalità dei piú insigni archeologi ha riconosciuto essere la raffigurazione della una croce cristiana (questa spiegazione è suffragata dal fatto che molto probabilmente a Ercolano, prima del 79 d.C., e quindi a meno di 40 anni dalla morte di Cristo, vi era un nucleo di credenti che si riunivano in casa - cfr. Ro 16:5; infatti, l’apostolo Paolo pochi anni prima della grande eruzione vesuviana era passato proprio da Pozzuoli dove fu accolto da fratelli nella fede - At 28:13,14. Ed Ercolano dista solo pochi chilometri da Pozzuoli).

Per cui possiamo asserire che sin dal tempi piú antichi la Croce era conosciuta dai cristiani, prima dell’epoca di Costantino, non quella di Tammuz, né un palo, ma una croce a doppio braccio su cui Cristo è stato immolato per la salvezza di tutti coloro che pongono la propria fede in Lui.


Conclusione

In conclusione possiamo rispondere alla domanda posta, dicendo che non è vero che il Signore Gesú Cristo è morto su un «palo di tortura», ma Egli è certamente morto su una «croce». Resta comunque chiaro il fatto che questo non ci autorizza a fare della croce un’immagine di adorazione. Se poi la forma del supplizio su cui è morto Gesú è simile ad un oggetto di adorazione pagana, questo non dovrebbe turbarci, dal momento che altri popoli pagani adorano anche dei semplici «pali» (vedi per esempio: culto di Baal, l’idolo di Astarte o «palo sacro» - cfr. Deut. 7:5; Gd 3:7; 6:25; 2 Rom 13:6).

Comunque, Cristo è morto per la nostra salvezza, poiché Il sangue di Gesú Cristo ci purifica da OGNI peccato (1 Gv 1:7).



http://camcris.altervista.org/tdgpalo.html

Condannato alla croce o al palo?


Condannato alla croce o al palo?
22/04/2009 17:03 - staff
Ultimamente ho discusso sulla crocifissione e sulla Croce di Cristo con un testimone di Geova (è notorio che essi non credono alla condanna a morte di Gesù in croce, ma su un palo e con le mani inchiodate sopra la testa). Con l’aiuto della Scrittura, che deve sempre accompagnare un genuino seguace di Gesù, e con un po’ di pratica e logica, cercheremo di capire come sia stato messo a morte il Signore.



Tutti e quattro gli Evangelisti parlano della crocifissione e morte di Cristo. Proviamo a seguire con il loro aiuto, questa vicenda.



I Vangeli menzionano Gesù che uscito dal Pretorio, porta la sua croce, camminando in mezzo a molta folla che lo seguiva, e nella quale c’erano tante donne che piangevano (Lc 23:27), aiutato da un certo Simone di Cirene che ad un certo punto lo sostituisce nel trasportare il legno. Sappiamo che la notte precedente Gesù l’ha passata "in bianco", ma non solo: è stato schernito (Mt. 27:31 e paralleli), picchiato (Mt. 27:30 e paralleli), flagellato (Mt. 27:26 e paralleli), non penso perciò che la mattina successiva fosse nelle migliori condizioni fisiche per affrontare ulteriori "stress". Detto questo, consideriamo ora il "palo" del testimoni di Geova, se la loro teoria fosse giusta, si sarebbero dovute verificare certe condizioni.



Quanto poteva essere lungo un "palo di tortura"? Secondo semplici calcoli che chiunque può fare, si arriva a oltre quattro metri e mezzo, considerando:



1. la lunghezza di una persona, le braccia e mani posizionate sopra la testa,


2. la scritta che era in tre lingue (e doveva essere scritta in caratteri grandi per essere letta facilmente dalle persone che passavano),


3. il fatto che un palo del genere doveva essere conficcato per un metro circa nel terreno, per evitare cedimenti e per sopportare il peso di una persona posta in alto e che, almeno all’inizio, si dimenava sensibilmente.



Si consideri inoltre che la canna con la quale gli fu offerto l’aceto, poteva essere lunga almeno un metro (Mc. 15:36 - cfr. Mt. 27:48) per arrivare alla bocca di Cristo, (la mano alzata di un uomo si trova a circa due metri di altezza, se sommiamo il metro di canna arriviamo a circa tre metri, che è una misura plausibile per l’altezza della testa della persona crocifissa.



Per rendere visivamente l’idea di un tale palo dobbiamo pensare a quelle case vecchie che hanno le travi a vista nei soffitti, o alle travi del solaio delle moderne mansarde negli appartamenti. Quanto poteva pesare un palo del genere, supponendo che sia stato usato il cipresso o il cedro per la croce? Da semplici calcoli si arriva a oltre 120 chili. Immaginiamo di mettere sulle spalle di Simone e prima di Gesù un peso di 120 kg., praticamente è come se mettessimo sopra le loro spalle due persone di normale-leggera corporatura.



Il testimone di Geova a questo punto, rendendosi conto dell’assurdità di quello che affermava, mi disse che il palo veniva trascinato e non portato sulle spalle, ma credo che Mt. 27:32 – Mc. 15:21 – Lc. 23:26 spieghino abbastanza chiaramente che veniva portato a spalla e non trascinato. Non vedo comunque la realisticità nel trascinare un palo di oltre 120 kg e della lunghezza di oltre 4 metri e mezzo per i vicoli stretti di Gerusalemme e per diverse centinaia di metri. C’era poi il fatto che, per ogni palo che veniva portato dal condannato sul Golgota, i romani dovevano poi toglierlo dal terreno e riportarlo nel pretorio e rifare la stessa strada ogni volta. Vi sembra logico tutto questo? Ogni volta fare un buco nel terreno roccioso della collina, ogni volta chiudere il buco e poi rifarlo di nuovo. E’ tanto più semplice fare un bel buco e piantare un palo una volta per sempre potendolo così usare per tantissime volte ! A questo palo ben piantato nel terreno chiamato "stipes crucis", veniva tirato su il "patibulum" che era un legno posto in maniera trasversale di un paio di metri di larghezza sul quale venivano inchiodati i polsi.



Secondo i testimoni di Geova le mani venivano inchiodate una sopra l’altra nel palo verticale, ed i chiodi venivano messi all’altezza dei polsi perché in quella posizione le ossa danno una certa resistenza e potevano sostenere il peso della persona. Dal Vangelo di Giovanni sappiamo che Tommaso chiese di mettere il dito nei fori dei chiodi – dunque almeno due - (Gv. 20:25), ma nessun romano di buon senso avrebbe messo due chiodi nello stesso punto perché un chiodo romano, molto grande, già da solo poteva sostenere il peso di un corpo e poi perché piantando due chiodi nello stesso punto il foro, allargandosi, non avrebbe più dato garanzia di sopportare il peso dal momento che la presa dei chiodi nel legno si sarebbe allentata. Ma non basta: i romani, dopo aver fatto il buco nel terreno per il palo, nel caso questo rimanesse aperto, dovevano rimettervi mano la volta successiva, perché a causa delle piogge o del vento il foro si richiudeva più o meno interamente. Qualunque persona che lavora la terra, sa che un buco non si può usare più volte, perché il terreno ogni volta non ha più la consistenza della precedente.



Altra considerazione è dettata dalla domanda che ci si può porre; ma quante crocifissioni si potevano fare e di conseguenza quanti chiodi si potevano piantare in quel palo prima che fosse reso inservibile dai troppi buchi (due per volta all’altezza dei polsi)? Forse sei, otto volte, poi si doveva o accorciare il palo, ma così lo si rendeva inservibile a meno che non si crocifiggessero nani, oppure bisognava andare a segare un altro albero, con i mezzi di quella volta naturalmente. Non era più semplice gettare il "patibulum", che era un legno molto più facile da reperire essendo più piccolo e più corto?



Volevo anche far notare che viene specificato chiaramente in Mt 27:37 e Lc 23:38 dove fu posta la tavoletta con la scritta trilingue; se Gesù fosse stato crocifisso come dicono i TdG, sarebbe stato piu' logico in quei due passi che ho citato, scrivere: "sopra le mani" piuttosto che "sopra la testa" come effettivamente fu scritto.



Perchè abbiamo fatto questi conti e considerazioni? Per dimostrare che era impossibile che i condannati si portassero dietro il palo della croce, perché lo sforzo era inumano anche per una persona nel pieno delle forze.



I TdG prendono forza per le loro argomentazioni citando il passo di Atti 5:30 "… che voi uccideste appendendolo al legno", ma una semplice ricerca, per chi ha la interlineare con il greco, dimostra che la stessa parola "xulon" (legno) viene usata anche in Mt. 26:47 "… e con lui una grande turba con spade e bastoni" . Che dire, allora, che Cristo fu appeso ad un bastone? E per chi non sia ancora convinto posso citare il passo di Atti 16:24 dove la stessa parola greca è stata tradotta con "ceppo". Qualsiasi dizionario Greco-Italiano, dal Gemoll al Rocci, dà diversi significati per la parola "xulon": pianta, bastone, verga, stecca per reggere un arto rotto, ceppo, tavola, primo posto, sedile, vascello, cucchiaio di legno.



A mio avviso solamente il buon senso può aiutare questo testimone di Geova, come tutti i suoi compagni di fede, che penso abbiano messo in dubbio un evento indiscutibile come quello della morte di Cristo sulla croce solo per differenziarsi dal mondo cattolico (ma anche cristiano in generale). Questo è l'errore che possono commettere tutti coloro che credono in una certa dottrina solo per mettersi in contrasto con altre realtà realtà religiose, piuttosto che verificarne onestamente la fondatezza. Chi ama la verità, invece, è sì in grado di contestare le inesattezze delle dottrine degli altri gruppi religiosi, ma sa anche riconoscerne le cose giuste, quelle che sono in armonia con la Sacra Scrittura.

http://www.chiesadicristoudine.it/articles_14_Condannato-alla-croce-o-al-palo.html

http://www.chiesadicristoudine.it/articles_14_Condannato-alla-croce-o-al-palo.html

Fu una croce o un palo?


Articoli - Arte e Fede

Fu una croce o un palo?
Il supplizio della crocifissione dai popoli semiti ad oggi
Testimonianze archeologiche ed artistiche
Corriere di Saluzzo - 22 febbraio 2002 - articolo a cura di Mirella LOVISOLO

Nella catacomba di Domitilla a Roma, una lastra funeraria del III secolo mostra l’immagine graffita di un’ancora la cui forma, appena accennata, si definisce meglio nella configurazione della croce. L’ancora cruciforme, che si è diffusa tra II e III secolo, è un simbolo che non ha riscontro in altre civiltà ed è perciò da considerarsi un’invenzione del cristianesimo. Il Wilpert afferma che ne esistono almeno 200 esemplari nelle regioni cimiteriali. Paolo agli Eb. 6,18-19 parla dell’àncora sicura e salda della speranza in Cristo. Giustino verso il 150 dirà: "La nostra speranza è appesa a Cristo crocifisso".
Ancora-croce-Catacomba Domitilla


Ancora-croce con pesciolini Catacomba di Domitilla


Il supplizio della crocifissione che era praticato in Persia e tra i popoli semiti prima di Cristo, venne assunto dai Romani come terrificante pena capitale per gli schiavi ribelli e usato sino al sec. IV quando Teodosio il Grande lo soppresse. Purtroppo non scomparve del tutto se in molte parti del mondo molti cristiani ebbero ancora a subirla e, a detta dei missionari, resta oggi ancora in taluni paesi, come il Sudan.


La Croce, simbolo della redenzione di Cristo, è "segno" che per il cristiano rappresenta e sintetizza la fede, ma è anche "segno di contraddizione" per molti che, come abbiamo già visto, vorrebbero toglierla dalle scuole e dagli ospedali.


Vi sono poi altri che, passando di casa in casa, vanno diffondendo - tra altre inesattezze - la strana affermazione che Cristo non sia morto su una struttura cruciforme, ma su un semplice palo. La teoria, che vorrebbe incrinare la fiducia nella lettura cristiana dei Vangeli e nella Chiesa, risale solo al 1928 ed è in contrasto con tutte le più antiche testimonianze letterarie e archeologiche che invece parlano di "croce".


Proviene da ambiti i religiosi che non sono cristiani (anche se pretendono di essere tali) che definiscono "idolatria satanica" la fede e la venerazione della Croce, giustificando la loro affermazione con il richiamo alle prescrizioni del Deuteronomio (21,22-23) circa l’uso di appendere ad un albero il cadavere di un condannato, come monito per tutti. Nell’Antico Testamento però, non venne mai appeso al palo un uomo vivo, perché la cosa era giudicata abominio dagli ebrei; anche per questo Pilato non l’avrebbe mai fatto.


I romani invece usavano lo strumento della croce (immissa o capitata : † o quella commissa :T). di cui già parlano Plauto, antico scrittore romano nella "Mostellaria" v.56, Plutarco in "An vitiositas ad infelicitatem sufficiciat" 499 D) Luciano di Samosata ne "Il giudizio delle vocali cap.12) e altri ancora. La condanna di Gesù venne eseguita dalle guardie del governatore che applicarono la procedura romana, come Gesù aveva profetizzato: "Il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai pagani perché sia schernito flagellato, crocifisso" (Mt.20,18-19).


Netta era la distinzione tra i due tipi di condanne a morte in uso, tra le altre, a Roma: al palo con flagellazione e decapitazione, alla croce, dove le braccia aperte erano inchiodate ad una trave orizzontale poi issata su quella verticale. Anche gli autori classici, che parlano ampiamente dei supplizi romani, distinguono tra condanna al "palo" (ad palum alligare= legare al palo) e condanna alla "crocifissione" ( "tollere= innalzare).


E’ esattamente il verbo "innalzare" che usa Gesù profetizzando la sua passione: "Quando avrete innalzato il Figlio dell’Uomo saprete che Io Sono"(Gv.8,28). "Innalzare" è sinonimo di crocifiggere.


Come è possibile dunque sostenere la tesi del palo?


Il principale motivo di contestazione della croce è il termine greco "stauros" con cui essa veniva designata. Stauros indica una molteplicità di oggetti di legno, tra questi anche la croce nel Nuovo testamento (crf. Vocabolario greco-italiano L. Rocci e il Dizionario illustrato greco-italiano di Liddell H.G-Scott R. Le Monnier 1975, p.1183).


La parola dunque che ha diverse accezioni nella lingua greca, nel Nuovo Testamento ha l’accezione di "croce". Altro termine usato è "xýlon " che significa "legno" termine col quale nel Nuovo Testamento (At.5,30 e 10,39) si intende la Croce ( Liddell H.G. –Scott op.cit. pag. 875) . La parola "xýlon " legno, era genericamente usata in riferimento al materiale di cui era fatto il trave trasversale detto "patibulum" portato dal condannato per esservi inchiodato e poi issato ("innalzato") sul palo verticale già preparato sul luogo del supplizio. "Gesù uscì portando la croce" dice Giovanni (19,17). Come avrebbe potuto un uomo massacrato dalla flagellazione portare fin sul Calvario un palo dal peso di un quintale e più?


Le stesse traduzioni in latino del nuovo Testamento risalenti al 180, traducono sempre la parola "stauros" con crux (croce) ", mai con "palus" (palo).


Numerosissime sono le testimonianze.


Innanzi tutto le profezie di Gesù( Mt. 20,18-19 – Gv.8,28) "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo" (Gv. 3,14). Paolo parla simbolicamente della croce a 4 braccia, non di un palo quando dice " …siate in grado di comprendere quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza"(Ef.3,17).


Numerosi sono i documenti letterari del secondo secolo. L’Epistola di Barnaba, redatta tra il 96 e il 130, parla della forma a T (tau) della croce,nel 135 Giustino descrive con precisione la croce del Golgota: la ricorda come una trave piantata in terra e intersecata da un’altra all’altezza delle spalle, il "patibulum". Nel sec. III Ippolito paragona la croce all’albero della nave intersecato dalla trasversale della vela, una immagine che diventerà un simbolo frequentemente usato per indicare la Croce di Cristo nell’arte catacombale.
Nave-croce Catacomba sulla Via Anapo


Tertulliano nel 197 parla del trofeo di Cristo (il trofeo simbolo di vittoria era composto da due aste incrociate) e dice che i cristiani, i quali pregano a braccia aperte (orante), compiono lo stesso gesto di Gesù sul patibolo.L’immagine dell’Orante, che esprime la Crocifissione, è tra i simboli più frequenti nelle arti catacombali.Chi contesta la croce afferma che essa sarebbe un "inquinamento pagano apparso solo nel III o IV secolo", ma lo stesso Eusebio, che ben conosceva la differenza tra "palo" e "croce", si sarebbe certamente premurato di spiegare il carattere insolito di una croce rappresentata da un solo palo verticale!


Stupende sono le testimonianze archeologiche ed artistiche. Il "segno della Croce" di cui parla Tertulliano si trova nelle epigrafi tombali come ad es. in quella di Victoria in quella di Rufina Irene del III sec. in S.Callisto e nella Stele di Licina Amias. Museo Nazionale Roma. La croce veniva poi come abbiamo detto dissimulata nella ancora e T inserita nei nomi delle epigrafi: DIONTUSIOU (Dionisio).


I cristiani prima di Costantino, per evitare profanazioni, non rappresentavano in modo esplicito la croce, il supplizio degli schiavi con la quale "Cristo umiliò se stesso facendosi obbediente sino alla morte e alla morte di croce" (Fil.2,8). Sul Palatino infatti è stato scoperto un graffito della fine del II secolo: un uomo adora un crocifisso con la testa d’asino, sotto un’iscrizione dice : Alessandro adora il suo Dio.


Un importante documento viene ancora a provare la venerazione dei cristiani per la Croce nell’intimo della vita domestica. Nel 1937 è stata scoperta ad Ercolano l’impronta di una croce inclusa in un pannello di stucco. Una forma che richiama la lettera T, con una sporgenza che, nel tratto verticale al di sopra di quello orizzontale, rende visibile l’immagine che l’ha ispirata. Non è posteriore al 79, anno dell’eruzione del Vesuvio, ma può risalire anche alla predicazione di Paolo ("predichiamo Cristo e questi crocifisso") che al suo arrivo nel 61, si è fermato Pozzuoli vicino a Pompei. Qui è stato scoperto e decifrato un altro reperto, il "quadrato magico"; gli studiosi Grosser e Agrell scoprirono nelle cinque parole di cui è costituita il quadrato, un’altra disposizione che indicava nascostamente la Croce e la preghiera del Pater.


Le prime espressioni figurative della Crocifissione sono del IV secolo e vengono a confermare la fede precedentemente espressa nei simboli: il rilievo che si trova sulla porta di S.Sabina a Roma, dove appare chiaramente il Cristo e gli altri due crocifissi, appesi con le braccia allargate e la scatola in avorio del Britisch Museum di Londra. In entrambe il Cristo veste il piccolissimo perizoma.
Crocifissione – Porta di S.Sabina sec IV


Nelle raffigurazioni catacombali, è il nimbo crociato (aureola con la croce) che rende riconoscibile la figura di Cristo.


Dal IV secolo in poi l’elemento figurativo che presenta il sacrificio di Cristo è sempre quello del Crocifisso. Così nel Codice di Rabbula del 586 (Firenze, Laurenziana) e nella croce di S.Maria Antigua Roma (sec.VII) dove il Cristo in croce veste il colobium all’ orientale.


Nell’arte dei secoli successivi la raffigurazione della Croce è una costante che non lascia spazio alle questioni teoriche.


All’accusa di inganno fatta alla Chiesa, risponde la profezia di Gesù: "Grideranno anche le pietre".


Mirella LOVISOLO


Bibliografia:

Carlo Aimar: La croce di Cristo - promanuscripto.

L.Minuti : I Testimoni di Geova non hanno la Bibbia. Coletti a S.Pietro,Roma 1997.

V.Messori: Patì sotto Ponzio Pilato? – Ed.Sei.

T.Testini – Le catacombe e gli antichi cimiteri cristiani a Roma, Cappelli Archeologia cristiana, Roma .

H.Leclerq – Dictionnaire d’archeologie chrétienne, Paris 1914.

Jan ven Laarhoven – Storia dell’arte cristiana – B.Mondadori 1999.

M. Guarducci - Misteri dell’alfabeto.Enigmistica degli antichi Cristiani, Rusconi 1993.

R.Farioli – Elementi di iconografia cristiana - Ed.Patron Bologna.

B.Bagatti – L’archeologia cristiana in Palestina – Ed Sansoni.

C.Ruggeri – Stenografie dell’anima – Piemme 1991.

http://www.saluzzo.chiesacattolica.it/gris/articoli/arte_fede/croce_palo1.html

venerdì 8 febbraio 2008

IL CROCIFISSO DI SAN DAMIAMO

XII Secolo
Basilica di S. Chiara, Assisi


Il Crocifisso di San Damiano presenta i tipici tratti bizantini, anche se si tratta di un dipinto di un anonimo pittore umbro del secolo XII. Stava nella chiesa di San Damiano già nel 1205, quando San Francesco "prese a fare orazione fervidamente davanti all'immagine del Crocifisso" (Leggenda dei tre compagni, cap. V, n. 13). Oggi il Crocifisso è custodito nella Basilica di Santa Chiara. Questa immagine di Cristo in croce è ben lontana dal rassomigliare al Cristo doloroso che gli artisti a partire dal secolo XIII avrebbero poi raffigurato. Cristo esprime qui dolcezza; invece di chiudere le palpebre e abbandonarsi sotto il peso dei suoi dolori, egli volge lo sguardo a noi. Non dice: «Soffro», bensì: «Venite a me». Gesù è appoggiato alla croce, non inchiodato al suo legno. Egli veste di un semplice velo. È interessante notare quanto siano pronunciati il petto, la gola e il collo, come per significare che da lui effonde lo Spirito Santo. La tomba vuota è raffigurata sullo sfondo, dietro le braccia distese.
Nel cerchio rosso sopra Cristo è rappresentata "l'Ascensione": Gesù stringe nella mano sinistra una croce d'oro, come se fosse uno scettro reale. Le vesti dorate simboleggiano la vittoria, mentre la sciarpa rossa indica la sua sovranità. Intorno ci sono Angeli ad accoglierlo. Più in alto, nel semicerchio, si vede la mano destra di Dio, che, con due dita distese, impartisce la benedizione, in virtù dei meriti della Passione di suo Figlio.
Intorno alla Croce è rappresentata la Vite, mentre alla base la roccia, simbolo di Pietro, primo capo della Chiesa. Le conchiglie, invece, simboleggiano l'eternità. Maria è alla destra di Gesù; il suo mantello bianco è ricoperto di gemme, le grazie dello Spirito Santo. La mano di Maria poggia sulla guancia, mentre l’altra indica Giovanni. Giovanni veste il mantello rosa, simbolo di saggezza eterna. Giovanni sta tra Gesù e Maria, amato da entrambi. Alla sinistra di Gesù vi sono le figure di Maria Maddalena, Maria di Cleopa, il Centurione. Si intravede anche Longinus, il soldato romano che con la lancia trafisse il costato di Gesù, Stefano (il soldato che offrì a Gesù la spugna inzuppata con l'aceto). In fondo all’icona ci sono i Santi, angeli che riflettono sul mistero. Si noti anche il gallo. I tutto vi sono 33 figure. La tomba che vediamo alle spalle di Cristo è aperta, perché la croce qui ci parla di Cristo vivo.
Alla destra della Croce è il buon ladrone, chiamato tradizionalmente Dismas, di cui Gesù disse che sarebbe stato con Lui nel Regno dei Cieli; alla sinistra è invece il ladrone malvagio.

http://www.diocesi.torino.it/ascolto2007/Pasqua-arte-damiano.htm