L'ANTICRISTO
Riflessione di Simone Oren esperto nelle Sacre Scritture
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Lettera I Giovanni
2-18Figli miei, è giunta l'ultima ora. Voi sapete che deve venire un anticristo. Ebbene, ora ci sono molti anticristi: questo vuol dire che siamo proprio all'ultima ora. 19Prima essi erano con noi, ma non erano veramente dei nostri: se lo fossero stati, sarebbero rimasti con noi. Si sono allontanati, perciò è chiaro che non tutti quelli che sono con noi sono veramente dei nostri.
20A voi però Dio ha dato lo Spirito Santo, quindi conoscete tutti la verità. 21Io non vi scrivo: "Voi non conoscete la verità". Anzi, vi dichiaro che la conoscete e sapete che nessuna menzogna può nascere dalla verità. 22Sapete chi è il bugiardo, l'anticristo: chiunque afferma che Gesù non è il Cristo. Chi dice così rifiuta non solo il Figlio, ma anche il Padre. 23Infatti chi rifiuta il Figlio è separato da Dio Padre. Chi riconosce il Figlio è unito al Padre.
24Voi dunque conservate nei vostri cuori la parola del Signore, che avete udito dal principio! Se essa rimane in voi, sarete uniti con il Figlio e con il Padre. 25E questa è la promessa che Cristo ci ha fatto: la vita eterna.
26Vi ho parlato di quelli che cercano di ingannarvi; 27ma lo Spirito Santo che avete ricevuto da Gesù Cristo rimane ben saldo in voi, perciò non avete bisogno di nessun maestro. Infatti è lo Spirito il vostro maestro in tutto: egli insegna la verità e non la menzogna. Voi dunque rimanete uniti a Gesù come vi è stato insegnato.
4-1Miei cari, se uno dice di avere lo Spirito, non credetegli subito: prima, esaminatelo bene, per vedere se davvero ha lo Spirito che viene da Dio; perché molti predicatori bugiardi sono andati a predicare nel mondo.
2La prova che uno ha lo Spirito di Dio è questa: se riconosce pubblicamente che Gesù è il Cristo fatto uomo, ha lo Spirito di Dio. 3Se non lo riconosce non ha lo Spirito che viene da Dio, ma quello dell'anticristo. Voi sapete che l'anticristo deve venire: ebbene, è già nel mondo.
4Ma voi, figli miei, appartenete a Dio e avete sconfitto i predicatori bugiardi: infatti lo spirito in voi è più grande dello spirito che è nel mondo.
5Essi appartengono al mondo;
perciò parlano secondo i criteri del mondo,
e il mondo li sta ad ascoltare.
6Noi invece apparteniamo a Dio;
chi conosce Dio ascolta la nostra testimonianza,
chi non appartiene a Dio non ci ascolta.
In questo modo possiamo riconoscere se uno ha lo spirito della verità o lo spirito della menzogna.
5-1Chiunque crede che Gesù è il Cristo è diventato figlio di Dio. Chi ama un padre, ama anche i suoi figli. 2Di conseguenza, se amiamo Dio e osserviamo i suoi comandamenti, siamo certi di amare anche i figli di Dio.
3Amare Dio vuol dire osservare i suoi comandamenti. E i suoi comandamenti non sono pesanti, 4perché chi è diventato figlio di Dio vince il mondo. È la nostra fede che ci dà la vittoria sul mondo. 5Solo chi crede che Gesù è il Figlio di Dio può vincere il mondo.
6Il Figlio di Dio è quel Gesù che è stato battezzato in acqua, e ha versato il suo sangue sulla croce. Non è passato soltanto attraverso l'acqua, ma anche attraverso il sangue. E lo Spirito che dà testimonianza di questo, quello Spirito che è verità. 7Anzi, sono tre a rendere la testimonianza: 8lo Spirito, l'acqua e il sangue, e tutti e tre sono concordi. 9Se siamo disposti ad accettare come testimoni gli uomini, Dio è un testimone migliore: egli ha reso testimonianza al Figlio suo.
10Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in se stesso. Chi non crede a Dio lo fa passare per bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha dato al Figlio suo. 11La testimonianza è questa: che Dio ci ha dato la vita eterna, ce l'ha data mediante il Figlio suo, Gesù. 12Chi è unito al Figlio ha la vita; chi non è unito al Figlio di Dio non ha neppure la vita.
13Voi credete nel Figlio di Dio: perciò vi ho scritto queste cose, perché sappiate che avete la vita eterna.
Citazioni Bibbia Tilc
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http://groups.google.com/group/ebrei-per-gesu?hl=it
ARTICOLI SULLA RELIGIONE CRISTIANA
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sabato 11 aprile 2009
giovedì 18 dicembre 2008
SAN GIOVANNI IL BATTISTA
SAN GIOVANNI IL BATTISTA
di LUIGI VARI, biblista (dal sito delle suore Apostoline)
"E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'altissimo" (Lc 1,76). "Allora, che siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, e più che un profeta" (Lc 7,26).
"Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?… Ora, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui" (Mc 9,11-13).
"Giovanni era vestito con peli di cammello (come Elia), con una cintura di pelle intorno ai fianchi" (Mc 1,6).
Sono frasi che affollano le prime frasi dei Vangeli e che fanno riferimento ad una figura che fa da strada a Gesù Cristo. È Giovanni il Battista, uomo, profeta.
Il suo messaggio ci rimane solo per qualche frammento, eppure è dominante. Nella nostra immaginazione questo personaggio resta legato al suo abbigliamento, al suo modo di vivere che richiama quello di Elia, ed anche al modo in cui è stato rappresentato che dà l'idea dell'invasato. Forse la difficoltà che tutti hanno nel rappresentarlo è la conseguenza della straordinarietà di un uomo che indica all'umanità che l'attesa è finita.
La sua vicenda è come quella degli altri profeti, se ne discosta all'inizio, dal momento che la sua predicazione ha successo, ma presto, quando comincia a toccare l'autorità del re, accusandolo per il suo legame con Erodiade, viene fatto oggetto di persecuzione e muore decapitato. Vi è, però, una differenza fra lui e gli altri profeti , mentre lui tramonta, infatti, un nuovo sole sta già sorgendo e lui stesso lo aveva indicato quando lo aveva incontrato al fiume Giordano: "Venne un uomo mandato da Dio ed il suo nome era Giovanni, non era lui la luce, ma venne per dare testimonianza alla luce" (Gv 1,5-6).
Testimone della luce
È veramente difficile parlare di Giovanni senza cadere nell'abbondanza delle citazioni che finiscono per renderlo ancora più misterioso e senza fare un elenco di luoghi comuni.
Se andiamo a rileggere i profeti come li abbiamo conosciuti troviamo sempre l'idea di speranza, di coraggio, di conversione: ogni profeta pone come motivo di tutto questo la fedeltà del Signore che visiterà il suo popolo, che non lo abbandona. È, però, e lo abbiamo notato, come una veglia di cui non si vede la fine e che finisce per diventare senza tempo e, forse, velata di delusione. Ogni uomo attende che ci sia qualcosa di definitivo che colmi il suo cuore, ma anche finisce con l'attenderlo continuamente fino quasi… a non attendere più. Quando l'attesa finisce, e quello che sembrava ormai solo un sogno diventa realtà, allora perdiamo un po' tutte le categorie di comprensione, gli eventi ci sfuggono, precipitano e domandano solo la capacità di seguirli. Nel caso di Giovanni succede proprio questo: il Messia, Dio che avrebbe liberato il suo popolo, l'atteso, il sognato, eccolo! "Convertitevi e purificatevi facendovi battezzare con l'acqua del Giordano, perché Lui è qui, eccolo!". Chi è allora questo Giovanni? Risuona al nostro orecchio il rimprovero di Cristo: "ma che cosa siete andati a sentire nel deserto?". Nel vangelo di Luca ai versetti 15,16 e 17 del primo capitolo viene descritto il compito di Giovanni:
"Egli sarà grande davanti al Signore per realizzare i suoi progetti. Egli non berrà mai né vino né bevande inebrianti, ma Dio lo colmerà di Spirito Santo fin dalla nascita. Questo tuo figlio riporterà molti israeliti al Signore loro Dio; forte e potente come il profeta Elia, precederà la venuta del Signore per riconciliare i padri con i figli, per ricondurre i ribelli a pensare come i giusti. Così egli preparerà al Signore un popolo ben disposto".
Ci sono in queste parole delle indicazioni preziose per poter comprendere il Battista: intanto è un uomo "grande", e la sua grandezza è delimitata, è grande davanti a Dio. È pieno di Spirito Santo e questo suppone uno stile di vita che si determina in base a quelle restrizioni che richiamano altri personaggi dell'Antico Testamento: "non berrà…". Queste determinazioni che sottolineano un rapporto esclusivo con Dio fanno pensare alla vita del popolo nel deserto quando camminava verso la terra promessa. Cioè, Giovanni vive una situazione nella quale è pienamente cosciente del grande evento che si sta presentando al popolo, vede la terra promessa, vede il Messia e da questa coscienza nasce anche il suo compito presso il popolo, i figli di Israele, quelli che sono eredi dell'amore di Dio. Deve convincere questo popolo a ritornare, a cambiare rotta, ad andare proprio nella direzione opposta a quella scelta; nel contesto della Bibbia normalmente questa espressione vuole dire "ritornare a Dio". Giovanni si trova a dover ristabilire la comunione fra il popolo e Dio; non deve aprire nuovi orizzonti, ma rimettere le cose a posto, ricollegare il popolo a Dio. Giovanni lo può fare perché vive una completa disponibilità nei confronti di Dio. L'azione di ricollegamento è necessaria perché Giovanni precede ormai il Messia, e non lo fa in un modo qualunque, ma con lo spirito e la forza di Elia. Lo spirito e la forza che da Elia, nella scena famosa del mantello, passano ad Eliseo, attraverso i secoli cadono sulle spalle di Giovanni, finalmente in maniera definitiva.
Far posto alla gioia
È tutta una storia che esplode, e che passa dall'impegno di attendere a quello di non rendere vana l'attesa con la propria inadeguatezza, con l'incapacità di accogliere. Ogni veglia, soprattutto questa che è durata secoli, si vela di un po' di tristezza; ora invece bisogna far posto alla gioia dell'incontro: "ecco, quando il bambino che porto in grembo ha sentito la tua voce, ha esultato di gioia dentro di me. e beata tu che hai creduto", dice Elisabetta, la madre del Battista, quando incontra Maria (Lc 1,46) e Maria risponde: "l'anima mia magnifica il Signore…" (Lc 1,46). La voce, la gioia dell'incontro! È stato indicato da più parti come chiave di lettura di questi episodi il Cantico dei cantici, dove la "voce" è il segno della presenza della persona amata, rende giustizia all'attesa, fa sciogliere il cuore che stava diventando triste in un canto di gioia. Così come questo incontro gioioso ci riporta alle parole del profeta Osea (cf. 2,16-18): "parlerò al tuo cuore, ti riporterò ai giorni della tua giovinezza, tu non mi chiamerai più mio Signore, ma mi chiamerai marito mio".
Forse possiamo comprendere meglio Giovanni che vive quest'esperienza dell'incontro e ne comprende il carattere di esclusività; perché non si tratta di un fatto consolante, ma definitivo ed anche drammatico:non è un amico qualunque quello che lui precede, è lo sposo, e non si può vivere una relazione qualunque, ma una relazione piena. E questo suo restare "fuori", dare la notizia gioiosa con la sua vita che è dominata dall'ombra della morte violenta che richiama alla croce, ci fa pensare che forse la cosa che meno siamo capaci di accogliere nel nostro cuore sia proprio il messaggio della gioia.
Abbiamo compreso in questi due anni insieme – alla scuola dei Profeti – che la gioia è l'unico messaggio che vale la pena di dare e che, fra tutti, rimane. Questo significa Vangelo.
(da "Se vuoi")
Gruppo "Alla-scuola-di-Maria" di Google Gruppi. http://groups.google.it/group/Alla-scuola-di-Maria"Gruppo cattolico mariano" "Siate mani gioiosamente tese verso i fratelli..."
***
di LUIGI VARI, biblista (dal sito delle suore Apostoline)
"E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'altissimo" (Lc 1,76). "Allora, che siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, e più che un profeta" (Lc 7,26).
"Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?… Ora, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che hanno voluto, come sta scritto di lui" (Mc 9,11-13).
"Giovanni era vestito con peli di cammello (come Elia), con una cintura di pelle intorno ai fianchi" (Mc 1,6).
Sono frasi che affollano le prime frasi dei Vangeli e che fanno riferimento ad una figura che fa da strada a Gesù Cristo. È Giovanni il Battista, uomo, profeta.
Il suo messaggio ci rimane solo per qualche frammento, eppure è dominante. Nella nostra immaginazione questo personaggio resta legato al suo abbigliamento, al suo modo di vivere che richiama quello di Elia, ed anche al modo in cui è stato rappresentato che dà l'idea dell'invasato. Forse la difficoltà che tutti hanno nel rappresentarlo è la conseguenza della straordinarietà di un uomo che indica all'umanità che l'attesa è finita.
La sua vicenda è come quella degli altri profeti, se ne discosta all'inizio, dal momento che la sua predicazione ha successo, ma presto, quando comincia a toccare l'autorità del re, accusandolo per il suo legame con Erodiade, viene fatto oggetto di persecuzione e muore decapitato. Vi è, però, una differenza fra lui e gli altri profeti , mentre lui tramonta, infatti, un nuovo sole sta già sorgendo e lui stesso lo aveva indicato quando lo aveva incontrato al fiume Giordano: "Venne un uomo mandato da Dio ed il suo nome era Giovanni, non era lui la luce, ma venne per dare testimonianza alla luce" (Gv 1,5-6).
Testimone della luce
È veramente difficile parlare di Giovanni senza cadere nell'abbondanza delle citazioni che finiscono per renderlo ancora più misterioso e senza fare un elenco di luoghi comuni.
Se andiamo a rileggere i profeti come li abbiamo conosciuti troviamo sempre l'idea di speranza, di coraggio, di conversione: ogni profeta pone come motivo di tutto questo la fedeltà del Signore che visiterà il suo popolo, che non lo abbandona. È, però, e lo abbiamo notato, come una veglia di cui non si vede la fine e che finisce per diventare senza tempo e, forse, velata di delusione. Ogni uomo attende che ci sia qualcosa di definitivo che colmi il suo cuore, ma anche finisce con l'attenderlo continuamente fino quasi… a non attendere più. Quando l'attesa finisce, e quello che sembrava ormai solo un sogno diventa realtà, allora perdiamo un po' tutte le categorie di comprensione, gli eventi ci sfuggono, precipitano e domandano solo la capacità di seguirli. Nel caso di Giovanni succede proprio questo: il Messia, Dio che avrebbe liberato il suo popolo, l'atteso, il sognato, eccolo! "Convertitevi e purificatevi facendovi battezzare con l'acqua del Giordano, perché Lui è qui, eccolo!". Chi è allora questo Giovanni? Risuona al nostro orecchio il rimprovero di Cristo: "ma che cosa siete andati a sentire nel deserto?". Nel vangelo di Luca ai versetti 15,16 e 17 del primo capitolo viene descritto il compito di Giovanni:
"Egli sarà grande davanti al Signore per realizzare i suoi progetti. Egli non berrà mai né vino né bevande inebrianti, ma Dio lo colmerà di Spirito Santo fin dalla nascita. Questo tuo figlio riporterà molti israeliti al Signore loro Dio; forte e potente come il profeta Elia, precederà la venuta del Signore per riconciliare i padri con i figli, per ricondurre i ribelli a pensare come i giusti. Così egli preparerà al Signore un popolo ben disposto".
Ci sono in queste parole delle indicazioni preziose per poter comprendere il Battista: intanto è un uomo "grande", e la sua grandezza è delimitata, è grande davanti a Dio. È pieno di Spirito Santo e questo suppone uno stile di vita che si determina in base a quelle restrizioni che richiamano altri personaggi dell'Antico Testamento: "non berrà…". Queste determinazioni che sottolineano un rapporto esclusivo con Dio fanno pensare alla vita del popolo nel deserto quando camminava verso la terra promessa. Cioè, Giovanni vive una situazione nella quale è pienamente cosciente del grande evento che si sta presentando al popolo, vede la terra promessa, vede il Messia e da questa coscienza nasce anche il suo compito presso il popolo, i figli di Israele, quelli che sono eredi dell'amore di Dio. Deve convincere questo popolo a ritornare, a cambiare rotta, ad andare proprio nella direzione opposta a quella scelta; nel contesto della Bibbia normalmente questa espressione vuole dire "ritornare a Dio". Giovanni si trova a dover ristabilire la comunione fra il popolo e Dio; non deve aprire nuovi orizzonti, ma rimettere le cose a posto, ricollegare il popolo a Dio. Giovanni lo può fare perché vive una completa disponibilità nei confronti di Dio. L'azione di ricollegamento è necessaria perché Giovanni precede ormai il Messia, e non lo fa in un modo qualunque, ma con lo spirito e la forza di Elia. Lo spirito e la forza che da Elia, nella scena famosa del mantello, passano ad Eliseo, attraverso i secoli cadono sulle spalle di Giovanni, finalmente in maniera definitiva.
Far posto alla gioia
È tutta una storia che esplode, e che passa dall'impegno di attendere a quello di non rendere vana l'attesa con la propria inadeguatezza, con l'incapacità di accogliere. Ogni veglia, soprattutto questa che è durata secoli, si vela di un po' di tristezza; ora invece bisogna far posto alla gioia dell'incontro: "ecco, quando il bambino che porto in grembo ha sentito la tua voce, ha esultato di gioia dentro di me. e beata tu che hai creduto", dice Elisabetta, la madre del Battista, quando incontra Maria (Lc 1,46) e Maria risponde: "l'anima mia magnifica il Signore…" (Lc 1,46). La voce, la gioia dell'incontro! È stato indicato da più parti come chiave di lettura di questi episodi il Cantico dei cantici, dove la "voce" è il segno della presenza della persona amata, rende giustizia all'attesa, fa sciogliere il cuore che stava diventando triste in un canto di gioia. Così come questo incontro gioioso ci riporta alle parole del profeta Osea (cf. 2,16-18): "parlerò al tuo cuore, ti riporterò ai giorni della tua giovinezza, tu non mi chiamerai più mio Signore, ma mi chiamerai marito mio".
Forse possiamo comprendere meglio Giovanni che vive quest'esperienza dell'incontro e ne comprende il carattere di esclusività; perché non si tratta di un fatto consolante, ma definitivo ed anche drammatico:non è un amico qualunque quello che lui precede, è lo sposo, e non si può vivere una relazione qualunque, ma una relazione piena. E questo suo restare "fuori", dare la notizia gioiosa con la sua vita che è dominata dall'ombra della morte violenta che richiama alla croce, ci fa pensare che forse la cosa che meno siamo capaci di accogliere nel nostro cuore sia proprio il messaggio della gioia.
Abbiamo compreso in questi due anni insieme – alla scuola dei Profeti – che la gioia è l'unico messaggio che vale la pena di dare e che, fra tutti, rimane. Questo significa Vangelo.
(da "Se vuoi")
Gruppo "Alla-scuola-di-Maria" di Google Gruppi. http://groups.google.it/group/Alla-scuola-di-Maria"Gruppo cattolico mariano" "Siate mani gioiosamente tese verso i fratelli..."
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GESU' GIUDICE SUPREMO NEL VANGELO DI SAN GIOVANNI
STUDIO BIBLICO
Analisi di Giuliano Lattes e Martino Gerber studiosi biblisti
GESU' GIUDICE SUPREMO NEL VANGELO DI SAN GIOVANNI
VANGELO SECONDO GIOVANNI: 5, 19-30
5,19Così Gesù replicò a quelli che lo criticavano: "Io vi assicuro che il Figlio non può far nulla da sé, ma solo ciò che vede fare dal Padre. Quello che fa il Padre, anche il Figlio lo fa ugualmente. 20Il Padre infatti ama il Figlio e gli fa vedere tutto ciò che fa. Anzi, gli farà vedere anche opere più grandi di queste, e resterete meravigliati.
21"Come il Padre fa risorgere i morti e dà loro la vita, così pure il Figlio dà vita a chi vuole. 22Il Padre non giudica nessuno perché ha affidato al Figlio tutto il potere di giudicare. 23Così, tutti onoreranno il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora neppure il Padre che l'ha mandato.
24"Io vi dichiaro: chi ascolta la mia parola e crede nel Padre che mi ha mandato ha la vita eterna. Non sarà più condannato. È già passato dalla morte alla vita.
25"Io vi dico una cosa: viene un'ora anzi e già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e chi lo sente vivrà. 26Infatti, Dio è la fonte della vita, e ha dato anche al Figlio di essere la fonte della vita. 27Gli ha dato anche il potere di giudicare, perché è il Figlio dell'uomo.
28"Non vi meravigliate: viene un'ora in cui tutti i morti, nelle tombe, udranno la sua voce 29e verranno fuori. Quelli che hanno fatto il bene risorgeranno per vivere; quelli che hanno fatto il male risorgeranno per essere condannati.
30"Io non posso far nulla da me. Giudico come Dio mi suggerisce, e il mio giudizio è giusto perché non cerco di fare come voglio io, ma come vuole il Padre che mi ha mandato.
http://www.bibbiaedu.it/pls/bibbiaol/GestBibbia_int2.Ricerca?Libro=Giovanni&Capitolo=5
VANGELO ECONDO GIOVANNI: 12, 44-50
12,44Allora Gesù esclamò: "Chi crede in me, in realtà crede nel Padre che mi ha mandato; 45chi vede me, vede il Padre che mi ha mandato.
46"Io sono venuto nel mondo come luce, perché chi crede in me non rimanga nelle tenebre. 47Chi ascolta le mie parole e non le mette in pratica, io non lo condanno. Infatti non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvarlo. 48Chi mi respinge e rifiuta le mie parole ha già un giudice: a condannarlo, nell'ultimo giorno, sarà proprio la parola che io ho annunziato.
49"Io non parlo di mia iniziativa: il Padre che mi ha mandato, mi ha comandato quello che devo dire. 50Io so che l'incarico che ho ricevuto porta la vita eterna. Tutto quello che dico, lo dico come il Padre l'ha detto a me".
http://www.bibbiaedu.it/pls/bibbiaol/GestBibbia_int2.Ricerca?Libro=Giovanni&Capitolo=12
http://groups.google.com/group/studio-biblico?hl=it
Analisi di Giuliano Lattes e Martino Gerber studiosi biblisti
GESU' GIUDICE SUPREMO NEL VANGELO DI SAN GIOVANNI
VANGELO SECONDO GIOVANNI: 5, 19-30
5,19Così Gesù replicò a quelli che lo criticavano: "Io vi assicuro che il Figlio non può far nulla da sé, ma solo ciò che vede fare dal Padre. Quello che fa il Padre, anche il Figlio lo fa ugualmente. 20Il Padre infatti ama il Figlio e gli fa vedere tutto ciò che fa. Anzi, gli farà vedere anche opere più grandi di queste, e resterete meravigliati.
21"Come il Padre fa risorgere i morti e dà loro la vita, così pure il Figlio dà vita a chi vuole. 22Il Padre non giudica nessuno perché ha affidato al Figlio tutto il potere di giudicare. 23Così, tutti onoreranno il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora neppure il Padre che l'ha mandato.
24"Io vi dichiaro: chi ascolta la mia parola e crede nel Padre che mi ha mandato ha la vita eterna. Non sarà più condannato. È già passato dalla morte alla vita.
25"Io vi dico una cosa: viene un'ora anzi e già venuta, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e chi lo sente vivrà. 26Infatti, Dio è la fonte della vita, e ha dato anche al Figlio di essere la fonte della vita. 27Gli ha dato anche il potere di giudicare, perché è il Figlio dell'uomo.
28"Non vi meravigliate: viene un'ora in cui tutti i morti, nelle tombe, udranno la sua voce 29e verranno fuori. Quelli che hanno fatto il bene risorgeranno per vivere; quelli che hanno fatto il male risorgeranno per essere condannati.
30"Io non posso far nulla da me. Giudico come Dio mi suggerisce, e il mio giudizio è giusto perché non cerco di fare come voglio io, ma come vuole il Padre che mi ha mandato.
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VANGELO ECONDO GIOVANNI: 12, 44-50
12,44Allora Gesù esclamò: "Chi crede in me, in realtà crede nel Padre che mi ha mandato; 45chi vede me, vede il Padre che mi ha mandato.
46"Io sono venuto nel mondo come luce, perché chi crede in me non rimanga nelle tenebre. 47Chi ascolta le mie parole e non le mette in pratica, io non lo condanno. Infatti non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvarlo. 48Chi mi respinge e rifiuta le mie parole ha già un giudice: a condannarlo, nell'ultimo giorno, sarà proprio la parola che io ho annunziato.
49"Io non parlo di mia iniziativa: il Padre che mi ha mandato, mi ha comandato quello che devo dire. 50Io so che l'incarico che ho ricevuto porta la vita eterna. Tutto quello che dico, lo dico come il Padre l'ha detto a me".
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