IL CENTRO ANTI-BLASFEMIA
in questo periodo è impegnatissimo a difendere Gesù e gli Apostoli
dagli attacchi della lobby gay, la quale fa di tutto per trasformare
il Signore Gesù e il Santo Vangelo in spazzatura.
E' accaduto che giorno 25 Aprile di pomeriggio, ci arrivano delle
e-mail dove c'è l'articolo di Petrus su Giuda gay, siamo andati
a vedere su Petrus ed era vero.
Ora noi a tutti i nostri amici delle e-mail list facciamo una buona
pubblicità di Petrus e del Signore G.Barile.
Dopo quello che è successo non sappiamo come comportarci,
verso Petrus. Ci domandiamo era proprio necessario, pubblicare
quella bestemmia, proprio ora con tutte queste opere blasfeme
di Gesù gay; Passio-porno-film, Corpus Christi-musical, ed anche
la mostra in corso nella diocesi di Vienna, con opere di Hrdickla,
che rapresentano Gesù e gli apostoli gay orgiasti, mostra voluta
dall'ambiguo cardinale e discepolo del Papa Benedetto XVI,
C.Schonborn.
Sembra che ci sia un complotto dentro la chiesa che vuole
distruggere Gesù con queste bestemmie.
Noi mai pubblicheremmo false calunnie senza un commento negativo.
Chi legge l'articolo a Petrus, capisce che la redazione condivide le
insensate idee di F.Bruno.
Noi nelle nostre ricerche su testi antichi abbiamo scoperto che
l'apostolo Giuda Iscariota, era sposato, e si comportò bene
apertamente, nessuno sospettava di lui, solo Gesù sapeva
chi era, ma nessuno sospettava nulla, solo sapevano che
teneva la cassa e rubacchiava, del resto lui andava con
gli atri Apostoli a predicare e guarire, poi verso la fine Satana
entrò in lui, e lo spinse a tradire Gesù, ma non per farlo morire,
infatti, appena saputo che Gesù era stato condannato, si pentì
ed andò ad imiccarsi. Noi che trattiamo le opere blasfeme,
incontriamo peccatori peggiori di Giuda, che crocifiggono Gesù
con orribili bestemmie, e non si pentono, come i Paolini
che vendono il porno-blasfemo film: "L'Ultima Tentazine" di M.Scorsese.
Comunque un Gesù che tiene con se un gay, il quale desidera il Maestro
e company, è un Gesù gay, che accetta essere desiderato dal gay
Giuda, se davvero Gesù portava con se un gay, non era il figlio di Dio ,
ma un falso Messia.
ARTICOLI SULLA RELIGIONE CRISTIANA
martedì 29 aprile 2008
GIUDA ISCARIOTA-QUANDO LA CHIESA CATTOLICA ERA VIRTUOSA
C'ERA UNA VOLTA LA CHIESA CATTOLICA AUTENTICA DOVE REGNAVA FEDE E VIRTU'
Riflessioni su Giuda Iscariota, nostro fratello»
Giovedi Santo 1958
Don Primo Mazzolari
cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore.
Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice.
Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata.
Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: 'Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!'
Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro.
Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa!
Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: 'Satana lo ha occupato'. Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: 'State svegli e pregate per non entrare in tentazione'.
E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista.
C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari?
Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento.
C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: 'Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo'.
Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui.
Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: 'Muore l’uno e muore l’altro'. Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti.
Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia.
E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico.
La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.
http://www.zammerumaskil.com/Giuda.html
Riflessioni su Giuda Iscariota, nostro fratello»
Giovedi Santo 1958
Don Primo Mazzolari
cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore.
Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice.
Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata.
Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: 'Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!'
Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro.
Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa!
Qualcheduno però, deve avere aiutato Giuda a diventare il Traditore. C’è una parola nel Vangelo, che non spiega il mistero del male di Giuda, ma che ce lo mette davanti in un modo impressionante: 'Satana lo ha occupato'. Ha preso possesso di lui, qualcheduno deve avervelo introdotto. Quanta gente ha il mestiere di Satana: distruggere l’opera di Dio, desolare le coscienze, spargere il dubbio, insinuare l’incredulità, togliere la fiducia in Dio, cancellare il Dio dai cuori di tante creature. Questa è l’opera del male, è l’opera di Satana. Ha agito in Giuda e può agire anche dentro di noi se non stiamo attenti. Per questo il Signore aveva detto ai suoi Apostoli là nell’ orto degli ulivi, quando se li era chiamati vicini: 'State svegli e pregate per non entrare in tentazione'.
E la tentazione è incominciata col denaro. Le mani che contano il denaro. Che cosa mi date? Che io ve lo metto nelle mani? E gli contarono trenta denari. Ma glieli hanno contati dopo che il Cristo era già stato arrestato e portato davanti al tribunale. Vedete il baratto! L’amico, il maestro, colui che l’aveva scelto, che ne aveva fatto un Apostolo, colui che ci ha fatto un figliolo di Dio; che ci ha dato la dignità, la libertà, la grandezza dei figli di Dio. Ecco! Baratto! Trenta denari! Il piccolo guadagno. Vale poco una coscienza, o miei cari fratelli, trenta denari. E qualche volta anche ci vendiamo per meno di trenta denari. Ecco i nostri guadagni, per cui voi sentite catalogare Giuda come un pessimo affarista.
C’è qualcheduno che crede di aver fatto un affare vendendo Cristo, rinnegando Cristo, mettendosi dalla parte dei nemici. Crede di aver guadagnato il posto, un po’ di lavoro, una certa stima, una certa considerazione, tra certi amici i quali godono di poter portare via il meglio che c’è nell’anima e nella coscienza di qualche loro compagno. Ecco vedete il guadagno? Trenta denari! Che cosa diventano questi trenta denari?
Ad un certo momento voi vedete un uomo, Giuda, siamo nella giornata di domani, quando il Cristo sta per essere condannato a morte. Forse Lui non aveva immaginato che il suo tradimento arrivasse tanto lontano. Quando ha sentito il crucifigge, quando l’ha visto percosso a morte nell’atrio di Pilato, il traditore trova un gesto, un grande gesto. Va’ dov’erano ancora radunati i capi del popolo, quelli che l’avevano comperato, quella da cui si era lasciato comperare. Ha in mano la borsa, prende i trenta denari, glieli butta, prendete, è il prezzo del sangue del Giusto. Una rivelazione di fede, aveva misurato la gravità del suo misfatto. Non contavano più questi denari. Aveva fatto tanti calcoli, su questi denari. Il denaro. Trenta denari. Che cosa importa della coscienza, che cosa importa essere cristiani? Che cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, Dio non ci da’ da mangiare, Dio non ci fa’ divertire, Dio non da’ la ragione della nostra vita. I trenta denari. E non abbiamo la forza di tenerli nelle mani. E se ne vanno. Perché dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento.
C’è un gesto, un gesto che denota una grandezza umana. Glieli butta là. Credete voi che quella gente capisca qualche cosa? Li raccoglie e dice: 'Poiché hanno del sangue, li mettiamo in disparte. Compereremo un po’ di terra e ne faremo un cimitero per i forestieri che muoiono durante la Pasqua e le altre feste grandi del nostro popolo'.
Così la scena si cambia, domani sera qui, quando si scoprirà la croce, voi vedrete che ci sono due patiboli, c’è la croce di cristo; c’è un albero, dove il traditore si è impiccato. Povero Giuda. Povero fratello nostro. Il più grande dei peccati, non è quello di vendere il Cristo; è quello di disperare. Anche Pietro aveva negato il Maestro; e poi lo ha guardato e si è messo a piangere e il Signore lo ha ricollocato al suo posto: il suo vicario. Tutti gli Apostoli hanno abbandonato il Signore e son tornati, e il Cristo ha perdonato loro e li ha ripresi con la stessa fiducia. Credete voi che non ci sarebbe stato posto anche per Giuda se avesse voluto, se si fosse portato ai piedi del calvario, se lo avesse guardato almeno a un angolo o a una svolta della strada della Via Crucis: la salvezza sarebbe arrivata anche per lui.
Povero Giuda. Una croce e un albero di un impiccato. Dei chiodi e una corda. Provate a confrontare queste due fini. Voi mi direte: 'Muore l’uno e muore l’altro'. Io però vorrei domandarvi qual è la morte che voi eleggete, sulla croce come il Cristo, nella speranza del Cristo, o impiccati, disperati, senza niente davanti.
Perdonatemi se questa sera che avrebbe dovuto essere di intimità, io vi ho portato delle considerazioni così dolorose, ma io voglio bene anche a Giuda, è mio fratello Giuda. Pregherò per lui anche questa sera, perché io non giudico, io non condanno; dovrei giudicare me, dovrei condannare me. Io non posso non pensare che anche per Giuda la misericordia di Dio, questo abbraccio di carità, quella parola amico, che gli ha detto il Signore mentre lui lo baciava per tradirlo, io non posso pensare che questa parola non abbia fatto strada nel suo povero cuore. E forse l’ultimo momento, ricordando quella parola e l’accettazione del bacio, anche Giuda avrà sentito che il Signore gli voleva ancora bene e lo riceveva tra i suoi di là. Forse il primo apostolo che è entrato insieme ai due ladroni. Un corteo che certamente pare che non faccia onore al figliolo di Dio, come qualcheduno lo concepisce, ma che è una grandezza della sua misericordia.
E adesso, che prima di riprendere la Messa, ripeterò il gesto di Cristo nell’ ultima cena, lavando i nostri bambini che rappresentano gli Apostoli del Signore in mezzo a noi, baciando quei piedini innocenti, lasciate che io pensi per un momento al Giuda che ho dentro di me, al Giuda che forse anche voi avete dentro. E lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico.
La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici.
http://www.zammerumaskil.com/Giuda.html
UNA RISPOSTA TOSTA CONTRO PETRUS
Messaggio N?460 08-04-2008 - 14:14
Tags: religioni
GIUDA NEVROTICO ED OMOSESSUALE
?Sul sito papanews.it il criminologo Franco Bruno analizza la figura del traditore di Ges?nt>
Reso noto al grande pubblico per le sue ospitate nelle puntate di Porta a Porta dove si parla dei vari delitti italiani, il criminologo Franco Bruno, lancia sul sito cattolico www.papanews.it, la sua condanna senza appello contro Giuda. All?omofoba domanda del suo intervistatore, tal Bruno Volpe, Giuda nevrotico: si purlare anche di persona sessualmente disturbata? Il nostro esperto di delitti risponde solerte "Dietro ogni nevrosi esiste sempre un problema a sfondo sessuale. E diciamo che Giuda, s쬠pusere considerato potenzialmente un omosessuale".
I veri nevrotici sono questi cattolici integralisti, che non avendo argomenti da portare alle proprie bislacche tesi sull?omosessualitଠricorrono al povero Giuda (di cui tra l?altro il giudizio teologico 蠢en diverso di quello espresso in quest?intervista) per dire una cosa semplice e pericolosa dal punto di vista culturale: 蠣hiaro che le persone omosessuali sono nevrotiche, tendenti al tradimento, e cos젶ia. Insomma una summa del pregiudizio, sostenuta come sempre da opinioni razziste, omofobe, discriminatorie. D?altronde il sito, che ha come principale scopo quello di esaltare la figura di Ratzinger, 蠣oerente con l?attuale crociata delle gerarchie e d?alcune politiche e politici italiani, tendente a dimostrare che i gay e le lesbiche sono persone malate da curare.
Proviamo un profondo senso di pena e di rabbia, nei confronti di una chiesa cattolica trasformata in soggetto politico nemico di qualsivoglia speranza di riscatto e di dignit࠳ociale di milioni di persone.
http://blog.libero.it/mancuso/commenti.php?id=65641&msgid=4454811&nocache=1209204778
Tags: religioni
GIUDA NEVROTICO ED OMOSESSUALE
?Sul sito papanews.it il criminologo Franco Bruno analizza la figura del traditore di Ges?nt>
Reso noto al grande pubblico per le sue ospitate nelle puntate di Porta a Porta dove si parla dei vari delitti italiani, il criminologo Franco Bruno, lancia sul sito cattolico www.papanews.it, la sua condanna senza appello contro Giuda. All?omofoba domanda del suo intervistatore, tal Bruno Volpe, Giuda nevrotico: si purlare anche di persona sessualmente disturbata? Il nostro esperto di delitti risponde solerte "Dietro ogni nevrosi esiste sempre un problema a sfondo sessuale. E diciamo che Giuda, s쬠pusere considerato potenzialmente un omosessuale".
I veri nevrotici sono questi cattolici integralisti, che non avendo argomenti da portare alle proprie bislacche tesi sull?omosessualitଠricorrono al povero Giuda (di cui tra l?altro il giudizio teologico 蠢en diverso di quello espresso in quest?intervista) per dire una cosa semplice e pericolosa dal punto di vista culturale: 蠣hiaro che le persone omosessuali sono nevrotiche, tendenti al tradimento, e cos젶ia. Insomma una summa del pregiudizio, sostenuta come sempre da opinioni razziste, omofobe, discriminatorie. D?altronde il sito, che ha come principale scopo quello di esaltare la figura di Ratzinger, 蠣oerente con l?attuale crociata delle gerarchie e d?alcune politiche e politici italiani, tendente a dimostrare che i gay e le lesbiche sono persone malate da curare.
Proviamo un profondo senso di pena e di rabbia, nei confronti di una chiesa cattolica trasformata in soggetto politico nemico di qualsivoglia speranza di riscatto e di dignit࠳ociale di milioni di persone.
http://blog.libero.it/mancuso/commenti.php?id=65641&msgid=4454811&nocache=1209204778
GRANDE SCANDALO-PETRUS-GIUDA ERA GAY !
GIUDA IL TRADITORE ERA GAY LO AFFERMA BRUNO VOLPE SU PETRUS-ORA ANCHE I CATTOLICI ACCUSANO GLI APOSTOLI DI ESSERE GAY !
raimondo |
#
Wikio non é responsabile in alcun modo per le immagini inserite sul sito dagli utenti. Questi ultimi garantiscono che le immagini pubblicate sono libere di diritti d'autore o che i proprietari ne autorizzano la pubblicazione; e che le persone ritratte ne consentono la diffusione.
INCOMINCIANO ANCHE I CATTOLICI INSIGNI A GIUDICARE GLI APOSTOLI OMOSESSUALI-ECCO UN ARTICOLO APPARSO SU PETRUS IL QUOTIDIANO ON-LINE SUL PONTIFICATO DI BENEDETTO XVI-A
CURA DI GIANLUCA BARILE.
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MA QUANTA IRRESPONSABILITA'-POVERI SCIOCCHI-SEMINANDO QUESTA FALSA ZIZZANIA SULL'APOSTOLO GIUDA ISCARIOTA CHE SAREBBE POTENZIALMENTE GAY-SI ARRIVA A DIRE CHE
GLI APOSTOLI ERANO GAY E CHE QUINDI ANCHE IL FIGLIO DI DIO GESU' ERA GAY-QUESTE COSE DETTE DA GAY SONO COMPRENSIBILI-MA SCRITTE IN UN QUOTIDIANO DEDICATO AL PAPA E' MOLTO GRAVE-
ORMAI LA CHIESA CATTOLICA STA DIVENTANDO ERETICA.
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"Giuda? Nevrotico e omosessuale. Ponzio Pilato? Il 'padre' dei politici attuali": il criminologo Francesco Bruno analizza il profilo psicologico del traditore e del giudice di Cristo
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO - Giuda Iscariota? Nevrotico e omosessuale. Ponzio PIlato? Un egoista, il prototico dei politici attuali. La diagnosi è del famoso crimonologo e psicopatologo forense, il Professor Francesco Bruno, che ha tracciato in esclusiva per ‘Petrus’ un profilo psicologico e criminale del traditore di Cristo e di chi lo condannò alla crocifissione, sconfinando, poi, in una conversazione a 360 gradi, sino alla tragica morte al Rave Party di Milano.
Professor Bruno, se un Tribunale Le chiedesse una perizia su Giuda, cosa direbbe?
"Non ho il benchè minimo dubbio, era un nevrotico. Viveva in un perenne conflitto con se stesso, volendo essere il migliore e non potendolo essere. Spesso, dietro al tradimento si nasconde questa volontà morbosa di essere primi sapendo di non averne le capacità".
Giuda è il traditore per eccellenza.
"Il tradimento è la forma più abietta ed orribile che possa esistere: chi tradisce, pugnala la persona che ama o vorrebbe amare. Eppure ancora oggi va di moda tradire, cambiare casacca, maglia. Pensi, io sono critico persino con il fenomeno del pentitismo a buon mercato, che non ritengo una collaborazione spontanea da parte dei mafiosi ma l’espressione della loro volontà di trarre un vantaggio personale dalla consegna dei criminali alla Polizia".
Giuda nevrotico: si può parlare anche di persona sessualmente disturbata?
"Dietro ogni nevrosi esiste sempre un problema a sfondo sessuale. E diciamo che Giuda, sì, può essere considerato potenzialmente un omosessuale".
Ponzio Pilato, invece?
"Un soggetto assolutamente ‘normale’. Non gli riconosco l'attenuante dell'infermità mentale. E' un opportunista, uno che agisce per convenienza, un uomo di potere che preferisce il compromesso alla morale e condanna un innocente come Gesù. In un certo qual modo, rappresenta il prototipo ‘ante litteram’ di certi politici attuali. Lei sa quanti Ponzio Pilato esistono nella nostra classe dirigente? Un oceano, tantissimi. Come dire, Ponzio PIlato ha fatto scuola ed è rimasto in ‘buona’ compagnia".
Professore, parliamo della giovane vittima stroncata da overdose al Rave Party di Milano. L’episodio ha destato scalpore.
"Un’ipocrisia di Stato. Non siamo stati capaci di dare risposte convincenti sul fronte della prevenzione, non si vuole mandare i Carabinieri a questi raduni per timore che divampino scontri, ed ecco che lo Stato lascia questi ragazzi fare baldoria in un angoletto, chiudendo un occhio e fingendo che non stia accadendo nulla di male. Poi ci scappa il morto e tutti si mobilitano: troppo facile. La verità è questa: manca un principio di autorità, e per tale intendo quella che una volta si definiva autorevolezza. I giovani non credono nei valori e si è indebolita la figura paterna. Ecco, allora, che quella di MIlano era una morte annunciata. Adesso, almeno, se ne prenda atto e si evitino fatti simili in futuro. La repressione serve, ma si faccia anche della sana prevenzione etica e sociale".
Stampa articolo
http://www.papanews.it/dettaglio_interviste.asp?IdNews=6574#a
raimondo |
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INCOMINCIANO ANCHE I CATTOLICI INSIGNI A GIUDICARE GLI APOSTOLI OMOSESSUALI-ECCO UN ARTICOLO APPARSO SU PETRUS IL QUOTIDIANO ON-LINE SUL PONTIFICATO DI BENEDETTO XVI-A
CURA DI GIANLUCA BARILE.
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MA QUANTA IRRESPONSABILITA'-POVERI SCIOCCHI-SEMINANDO QUESTA FALSA ZIZZANIA SULL'APOSTOLO GIUDA ISCARIOTA CHE SAREBBE POTENZIALMENTE GAY-SI ARRIVA A DIRE CHE
GLI APOSTOLI ERANO GAY E CHE QUINDI ANCHE IL FIGLIO DI DIO GESU' ERA GAY-QUESTE COSE DETTE DA GAY SONO COMPRENSIBILI-MA SCRITTE IN UN QUOTIDIANO DEDICATO AL PAPA E' MOLTO GRAVE-
ORMAI LA CHIESA CATTOLICA STA DIVENTANDO ERETICA.
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"Giuda? Nevrotico e omosessuale. Ponzio Pilato? Il 'padre' dei politici attuali": il criminologo Francesco Bruno analizza il profilo psicologico del traditore e del giudice di Cristo
di Bruno Volpe
CITTA’ DEL VATICANO - Giuda Iscariota? Nevrotico e omosessuale. Ponzio PIlato? Un egoista, il prototico dei politici attuali. La diagnosi è del famoso crimonologo e psicopatologo forense, il Professor Francesco Bruno, che ha tracciato in esclusiva per ‘Petrus’ un profilo psicologico e criminale del traditore di Cristo e di chi lo condannò alla crocifissione, sconfinando, poi, in una conversazione a 360 gradi, sino alla tragica morte al Rave Party di Milano.
Professor Bruno, se un Tribunale Le chiedesse una perizia su Giuda, cosa direbbe?
"Non ho il benchè minimo dubbio, era un nevrotico. Viveva in un perenne conflitto con se stesso, volendo essere il migliore e non potendolo essere. Spesso, dietro al tradimento si nasconde questa volontà morbosa di essere primi sapendo di non averne le capacità".
Giuda è il traditore per eccellenza.
"Il tradimento è la forma più abietta ed orribile che possa esistere: chi tradisce, pugnala la persona che ama o vorrebbe amare. Eppure ancora oggi va di moda tradire, cambiare casacca, maglia. Pensi, io sono critico persino con il fenomeno del pentitismo a buon mercato, che non ritengo una collaborazione spontanea da parte dei mafiosi ma l’espressione della loro volontà di trarre un vantaggio personale dalla consegna dei criminali alla Polizia".
Giuda nevrotico: si può parlare anche di persona sessualmente disturbata?
"Dietro ogni nevrosi esiste sempre un problema a sfondo sessuale. E diciamo che Giuda, sì, può essere considerato potenzialmente un omosessuale".
Ponzio Pilato, invece?
"Un soggetto assolutamente ‘normale’. Non gli riconosco l'attenuante dell'infermità mentale. E' un opportunista, uno che agisce per convenienza, un uomo di potere che preferisce il compromesso alla morale e condanna un innocente come Gesù. In un certo qual modo, rappresenta il prototipo ‘ante litteram’ di certi politici attuali. Lei sa quanti Ponzio Pilato esistono nella nostra classe dirigente? Un oceano, tantissimi. Come dire, Ponzio PIlato ha fatto scuola ed è rimasto in ‘buona’ compagnia".
Professore, parliamo della giovane vittima stroncata da overdose al Rave Party di Milano. L’episodio ha destato scalpore.
"Un’ipocrisia di Stato. Non siamo stati capaci di dare risposte convincenti sul fronte della prevenzione, non si vuole mandare i Carabinieri a questi raduni per timore che divampino scontri, ed ecco che lo Stato lascia questi ragazzi fare baldoria in un angoletto, chiudendo un occhio e fingendo che non stia accadendo nulla di male. Poi ci scappa il morto e tutti si mobilitano: troppo facile. La verità è questa: manca un principio di autorità, e per tale intendo quella che una volta si definiva autorevolezza. I giovani non credono nei valori e si è indebolita la figura paterna. Ecco, allora, che quella di MIlano era una morte annunciata. Adesso, almeno, se ne prenda atto e si evitino fatti simili in futuro. La repressione serve, ma si faccia anche della sana prevenzione etica e sociale".
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http://www.papanews.it/dettaglio_interviste.asp?IdNews=6574#a
venerdì 8 febbraio 2008
IL CROCIFISSO DI SAN DAMIAMO
XII Secolo
Basilica di S. Chiara, Assisi
Il Crocifisso di San Damiano presenta i tipici tratti bizantini, anche se si tratta di un dipinto di un anonimo pittore umbro del secolo XII. Stava nella chiesa di San Damiano già nel 1205, quando San Francesco "prese a fare orazione fervidamente davanti all'immagine del Crocifisso" (Leggenda dei tre compagni, cap. V, n. 13). Oggi il Crocifisso è custodito nella Basilica di Santa Chiara. Questa immagine di Cristo in croce è ben lontana dal rassomigliare al Cristo doloroso che gli artisti a partire dal secolo XIII avrebbero poi raffigurato. Cristo esprime qui dolcezza; invece di chiudere le palpebre e abbandonarsi sotto il peso dei suoi dolori, egli volge lo sguardo a noi. Non dice: «Soffro», bensì: «Venite a me». Gesù è appoggiato alla croce, non inchiodato al suo legno. Egli veste di un semplice velo. È interessante notare quanto siano pronunciati il petto, la gola e il collo, come per significare che da lui effonde lo Spirito Santo. La tomba vuota è raffigurata sullo sfondo, dietro le braccia distese.
Nel cerchio rosso sopra Cristo è rappresentata "l'Ascensione": Gesù stringe nella mano sinistra una croce d'oro, come se fosse uno scettro reale. Le vesti dorate simboleggiano la vittoria, mentre la sciarpa rossa indica la sua sovranità. Intorno ci sono Angeli ad accoglierlo. Più in alto, nel semicerchio, si vede la mano destra di Dio, che, con due dita distese, impartisce la benedizione, in virtù dei meriti della Passione di suo Figlio.
Intorno alla Croce è rappresentata la Vite, mentre alla base la roccia, simbolo di Pietro, primo capo della Chiesa. Le conchiglie, invece, simboleggiano l'eternità. Maria è alla destra di Gesù; il suo mantello bianco è ricoperto di gemme, le grazie dello Spirito Santo. La mano di Maria poggia sulla guancia, mentre l’altra indica Giovanni. Giovanni veste il mantello rosa, simbolo di saggezza eterna. Giovanni sta tra Gesù e Maria, amato da entrambi. Alla sinistra di Gesù vi sono le figure di Maria Maddalena, Maria di Cleopa, il Centurione. Si intravede anche Longinus, il soldato romano che con la lancia trafisse il costato di Gesù, Stefano (il soldato che offrì a Gesù la spugna inzuppata con l'aceto). In fondo all’icona ci sono i Santi, angeli che riflettono sul mistero. Si noti anche il gallo. I tutto vi sono 33 figure. La tomba che vediamo alle spalle di Cristo è aperta, perché la croce qui ci parla di Cristo vivo.
Alla destra della Croce è il buon ladrone, chiamato tradizionalmente Dismas, di cui Gesù disse che sarebbe stato con Lui nel Regno dei Cieli; alla sinistra è invece il ladrone malvagio.
http://www.diocesi.torino.it/ascolto2007/Pasqua-arte-damiano.htm
Basilica di S. Chiara, Assisi
Il Crocifisso di San Damiano presenta i tipici tratti bizantini, anche se si tratta di un dipinto di un anonimo pittore umbro del secolo XII. Stava nella chiesa di San Damiano già nel 1205, quando San Francesco "prese a fare orazione fervidamente davanti all'immagine del Crocifisso" (Leggenda dei tre compagni, cap. V, n. 13). Oggi il Crocifisso è custodito nella Basilica di Santa Chiara. Questa immagine di Cristo in croce è ben lontana dal rassomigliare al Cristo doloroso che gli artisti a partire dal secolo XIII avrebbero poi raffigurato. Cristo esprime qui dolcezza; invece di chiudere le palpebre e abbandonarsi sotto il peso dei suoi dolori, egli volge lo sguardo a noi. Non dice: «Soffro», bensì: «Venite a me». Gesù è appoggiato alla croce, non inchiodato al suo legno. Egli veste di un semplice velo. È interessante notare quanto siano pronunciati il petto, la gola e il collo, come per significare che da lui effonde lo Spirito Santo. La tomba vuota è raffigurata sullo sfondo, dietro le braccia distese.
Nel cerchio rosso sopra Cristo è rappresentata "l'Ascensione": Gesù stringe nella mano sinistra una croce d'oro, come se fosse uno scettro reale. Le vesti dorate simboleggiano la vittoria, mentre la sciarpa rossa indica la sua sovranità. Intorno ci sono Angeli ad accoglierlo. Più in alto, nel semicerchio, si vede la mano destra di Dio, che, con due dita distese, impartisce la benedizione, in virtù dei meriti della Passione di suo Figlio.
Intorno alla Croce è rappresentata la Vite, mentre alla base la roccia, simbolo di Pietro, primo capo della Chiesa. Le conchiglie, invece, simboleggiano l'eternità. Maria è alla destra di Gesù; il suo mantello bianco è ricoperto di gemme, le grazie dello Spirito Santo. La mano di Maria poggia sulla guancia, mentre l’altra indica Giovanni. Giovanni veste il mantello rosa, simbolo di saggezza eterna. Giovanni sta tra Gesù e Maria, amato da entrambi. Alla sinistra di Gesù vi sono le figure di Maria Maddalena, Maria di Cleopa, il Centurione. Si intravede anche Longinus, il soldato romano che con la lancia trafisse il costato di Gesù, Stefano (il soldato che offrì a Gesù la spugna inzuppata con l'aceto). In fondo all’icona ci sono i Santi, angeli che riflettono sul mistero. Si noti anche il gallo. I tutto vi sono 33 figure. La tomba che vediamo alle spalle di Cristo è aperta, perché la croce qui ci parla di Cristo vivo.
Alla destra della Croce è il buon ladrone, chiamato tradizionalmente Dismas, di cui Gesù disse che sarebbe stato con Lui nel Regno dei Cieli; alla sinistra è invece il ladrone malvagio.
http://www.diocesi.torino.it/ascolto2007/Pasqua-arte-damiano.htm
LE SUORE PAOLINE DISTRUGGONO CRISTO E LE SACRE SCRITTURE
Bella questa storia a lieto fine di due suore.
Ma altre suore invece pensano a distruggere Cristo
e le Sacre Scritture,ecco un esempio;
INTERNET E' PIENO DI NOTIZIE CHE LE SUORE PAOLINE PRODUCONO E VENDONO IL FILM DI SCORSESE
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http://www.wikio.it/article=35674677
I Paolini tradiscono lo spirito del Beato Alberione: diffondono la bestemmia?
I Paolini" d'oggi (le virgolette sono d'obbligo), figli degeneri del Beato don Alberione, che certamente si rivolterà nella tomba, si son messi a diffondere, tra i loro audiovisivi, il film di Martin Scorsese, L'Ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ), risalente al 1988, tratto dal romanzo del comunista ateo bestemmiatore Nikos Kazantzakis, “O teleutaios peirasmos”, morto disperato (il suo epitaffio tombale recita non a caso: Non spero nulla. Non temo nulla. Sono libero). E questo dopo le recensioni positive del "gesuita" (ma i gesuiti che si fossero ormai ... rovinati .... lo si sapeva ....), ormai defunto (è dinanzi al Giudizio di Dio), Nazareno Taddei.
C'è da rimanere allibiti per il fatto che la San Paolo audiovisivi non si proeccupi di diffondere, attraverso la sua rete, questo film blasfemo, vera bestemmia, forse peggiore del film Codice da Vinci, dove almeno Gesù non è schizofrenico, pazzo, assassino, maniaco sessuale come lo è nel film di Scorsese. Che devozione susciterà questo film sull'Eucaristia? Come si può bestemmiare Cristo con il visionare questo film e poi guardarlo nelle sacre immagini, pregarlo e prendere la Santa Eucaristia. E quando si prenderà il corpo di Cristo pensare alla scena porno del film tra lui e la Maddalena? Che pietà rimarrà?
E' una vergogna.
Non è una calunnia: la prova è QUI, dove si attesta che il film è distribuito da RETEITALIA - VIP (1988) - CIC VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI.
Ma altre suore invece pensano a distruggere Cristo
e le Sacre Scritture,ecco un esempio;
INTERNET E' PIENO DI NOTIZIE CHE LE SUORE PAOLINE PRODUCONO E VENDONO IL FILM DI SCORSESE
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http://www.wikio.it/article=35674677
I Paolini tradiscono lo spirito del Beato Alberione: diffondono la bestemmia?
I Paolini" d'oggi (le virgolette sono d'obbligo), figli degeneri del Beato don Alberione, che certamente si rivolterà nella tomba, si son messi a diffondere, tra i loro audiovisivi, il film di Martin Scorsese, L'Ultima tentazione di Cristo (The Last Temptation of Christ), risalente al 1988, tratto dal romanzo del comunista ateo bestemmiatore Nikos Kazantzakis, “O teleutaios peirasmos”, morto disperato (il suo epitaffio tombale recita non a caso: Non spero nulla. Non temo nulla. Sono libero). E questo dopo le recensioni positive del "gesuita" (ma i gesuiti che si fossero ormai ... rovinati .... lo si sapeva ....), ormai defunto (è dinanzi al Giudizio di Dio), Nazareno Taddei.
C'è da rimanere allibiti per il fatto che la San Paolo audiovisivi non si proeccupi di diffondere, attraverso la sua rete, questo film blasfemo, vera bestemmia, forse peggiore del film Codice da Vinci, dove almeno Gesù non è schizofrenico, pazzo, assassino, maniaco sessuale come lo è nel film di Scorsese. Che devozione susciterà questo film sull'Eucaristia? Come si può bestemmiare Cristo con il visionare questo film e poi guardarlo nelle sacre immagini, pregarlo e prendere la Santa Eucaristia. E quando si prenderà il corpo di Cristo pensare alla scena porno del film tra lui e la Maddalena? Che pietà rimarrà?
E' una vergogna.
Non è una calunnia: la prova è QUI, dove si attesta che il film è distribuito da RETEITALIA - VIP (1988) - CIC VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI.
DUE SUORE HANNO LASCIATO LA CHIESA CATTOLICA
Annamaria Mazzari presenta qui di seguito il lungo cammino che portò lei (suor Elisabetta) e suor Cristiana a comprendere la verità biblica, così come è presentata nella sacra Scrittura. A un certo punto, esse realizzarono che non potevano più conciliare tali convinzioni bibliche col fatto di restare ancora nella Chiesa Cattolica Romana e di continuare a praticare regole, sacramenti, precetti, dogmi e riti che ritenevano essere contrari alla lettera e allo spirito del Nuovo Testamento e, quindi, alla loro propria coscienza cristiana. La ricerca della verità fu un lungo cammino e non furono loro risparmiati vari travagli. Dopo che avevano capito le verità bibliche, non fu facile realizzarle subito e le lotte furono tante. Alla fine, sebbene la loro età e l'incertezza del futuro, presero una drastica decisione che cambiò totalmente la loro rotta. Ora hanno trovato pace con Dio e con la loro coscienza. {Nicola Martella}
Sete della Parola e sogno di vocazione
«Signore, ti prego, dona alla mia mamma dodici figli, così la mia famiglia sarà benedetta». Questa era la preghiera che, da bambina, rivolgevo a Dio. Avevo 7 o 8 anni.
La domenica pomeriggio, durante le vacanze estive, noi bambini ci riunivamo all’oratorio, dove la suora ci parlava dell’Antico Testamento. Io ero rimasta colpita dalla storia di Giacobbe e dei suoi dodici figli, i quali erano stati la grande benedizione della sua casa e avrei voluto che anche la mia mamma avesse avuto dodici figli, per godere le benedizioni Dio.
Le storie bibliche, raccontate negli afosi pomeriggi d’estate, furono gli unici incontri con la Parola di Dio e certamente lasciarono in me una forte impronta. Ricordo d’averle ascoltate con molta attenzione, non perdevo una parola, ne ero affascinata e si radicarono profondamente nel mio cuore.
In seguito e per lunghi anni, non ebbi più occasione d’ascoltare racconti biblici e nemmeno di leggere la Bibbia: in casa mia non ne ho mai vista alcuna, e neppure nell’Istituto religioso di cui feci parte, per anni non ebbi la gioia di possederla
Fin da piccola mi sentivo spinta ad aiutare le persone povere e in difficoltà; ero attratta anche da tutto ciò che era religioso: amavo frequentare la chiesa, partecipare alle funzioni e ai riti sacri così che, a 22 anni, decisi di realizzare un sogno (o quello che in ambito cattolico viene chiamata «vocazione»), che nutrivo dall’età di 14-15 anni.
Insoddisfazioni e questioni stridenti
Al termine del noviziato fui mandata a Firenze. Nonostante servire i poveri fosse stata la motivazione per la quale avevo scelto d’entrare in quell’ordine religioso, di cui ho fatto parte per oltre quarant’anni, non mi venne affidato un servizio diretto alle persone bisognose, ma ricevetti invece l’incarico d’insegnare, e per 25 anni dovetti dedicarmi all’insegnamento.
Questo mi causava non poca insoddisfazione. Cercai allora, nel tempo libero dalla scuola e con il permesso della superiora, d’andare a far visita a persone bisognose o di dedicare il mio tempo libero ad altre attività caritative.
Intanto dentro di me cresceva sempre più il desiderio di conoscere la Parola, ma aumentava anche l’insoddisfazione per ciò che stavo vivendo. Infatti certe pratiche, regole ed esercizi di pietà, mi sembravano sempre più sterili e lontani dall’essermi d’aiuto nella mia crescita spirituale. Non solo, diventavo sempre più critica verso certi aspetti della chiesa cattolica di cui facevo parte.
Per esempio m’infastidiva la ricchezza del Vaticano e dicevo a me stessa che, se Gesù fosse venuto un giorno in questo mondo, certamente non sarebbe andato ad alloggiare in Vaticano, ma molto probabilmente sarebbe andato in una delle periferie più povere di qualche città; infatti Egli disse che non aveva dove posare il capo. Ragionavo così, sebbene non sapessi ancora del ritorno del Signore in questo mondo per regnare (Apocalisse 20).
Se trovavo giusto il celibato per coloro che sceglievano la vita conventuale femminile o maschile, non capivo perché ai sacerdoti diocesani, per portare il messaggio dell’Evangelo, fosse proibito sposarsi. Non capivo il battesimo dato ai bambini, perché, secondo il mio modo di vedere, questa doveva essere una scelta consapevole fatta da adulti (a quei tempi non avevo spiegazioni bibliche, se avessi saputo fare confronti con il libro degli Atti avrei capito tutto del battesimo). Non pensavo, allora, a confrontarmi con la Parola perché non la conoscevo, ma avvertivo che qualcosa non andava.
Realizzazione più prossima o terra bruciata?
Finalmente, dopo circa quattordici anni di vita religiosa, mi si presentò l’opportunità di prestare servizio in una parrocchia come catechista e visitare le famiglie in difficoltà.
Credevo fosse giunto il momento in cui avrei realizzato i miei desideri e mi sarei sentita finalmente appagata, ma dopo qualche tempo mi resi conto che l’insegnamento del catechismo, per quanto mettessi tutto il mio impegno, non portava i bambini o gli adolescenti alla conoscenza del Signore Gesù, perché era basato sullo studio dei comandamenti, dei sacramenti della chiesa cattolica, dei suoi precetti e dei vari dogmi.
La Bibbia non faceva parte del programma. Come sarebbe stato possibile far conoscere Gesù se io stessa non avevo conoscenza della Parola?
Più tardi, mi sono resa conto che tutto il disagio provato nell’insegnare il catechismo, nel preparare i genitori al battesimo dei figli e nella preparazione dei bambini alla prima comunione, era causato dal fatto che io non ero nata di nuovo, mi mancava un rapporto personale con il Signore e non conoscevo la sua Parola.
In quegli anni, in parrocchia, si formò un gruppo cattolico molto impegnato: i «neo-catecumenali». Pensai che farne parte m’avrebbe permesso di studiare la Bibbia e di approfondirne la conoscenza; così chiesi il permesso ai miei superiori i quali, un po’ a malincuore, me lo concessero. Lo studio della Parola non fu così esauriente come avrei desiderato anche se per me fu importante poter leggere per la prima volta la Parola e confrontarmi con altre persone sui vari libri della Bibbia.
In parrocchia detti tutta me stessa per riuscire a creare spazi e attività in cui i bambini potessero trascorrere il loro tempo libero e per evitare che la strada facesse loro da maestra.
Dopo quattordici anni di lavoro parrocchiale, proprio mentre mi adoperavo in tutto questo, qualcuno fece attorno a me terra bruciata. Capii che era giunto il momento di lasciare il campo d’azione.
Mi ritirai dalla parrocchia con grande dispiacere. Per placare il dolore che provavo, cercai d’occupare il tempo, e soprattutto la mia mente, con una qualche attività per non pensare alle incomprensioni e alle accuse ingiuste che avevo ricevute e che m’avevano segnata profondamente.
Le accuse ricevute in parrocchia furono condivise anche dai miei superiori religiosi i quali, senza chiedermi alcuna spiegazione, presero decisioni drastiche nei miei confronti: fui sospesa dai voti, con la proibizione di frequentare i neo-catecumenali.
Fondo esistenziale e spiragli di luce
Ero veramente distrutta! Tutto mi rimaneva difficile… Non avevo più idee… Non sapevo come trascorrere le ore libere dalle attività parrocchiali… Del resto non ero nemmeno nelle condizioni di sapermi organizzare.
Iniziai ad andare in una chiesetta dove ogni giorno era esposto «il Santissimo», cioè il pane eucaristico per l’adorazione.
Lì trascorrevo le mie ore in preghiera, recitavo tre, quattro rosari e piangevo… lì trovavo molto conforto alla mia sofferenza. Pensavo al perdono: volevo perdonare ma mi rimaneva molto difficile: chiedevo al Signore il suo aiuto perché per me era una scoglio molto duro.
Un sacerdote, allora delegato per gli istituti religiosi femminili, mi suggerì di ricorrere al tribunale ecclesiastico a Roma, ma io volevo perdonare anche se dentro di me c’era una forte ribellione. Pregai per questa intenzione, chiedevo al Signore d’aiutarmi a superare l’amarezza che provavo e guarire le mie ferite.
Dicevo a me stessa: «Se Gesù è morto sulla croce per il perdono dei tuoi peccati, come puoi tu, non perdonare?». Questo pensiero mi faceva desistere da ogni gesto vendicativo, ma la cosa era veramente dura!
Pregavo particolarmente per quelle persone che m’avevano causato tanta sofferenza perché riuscissi a perdonare e perché il Signore concedesse loro la sua benedizione. Il Signore pian piano m’aiutò: oggi posso ricordare quei momenti e incontrare quelle persone con serenità, senza rancore o ostilità verso nessuno. Ho perdonato, ora mi sento libera, libera!
Un sacerdote del gruppo neo-catecumenale, passato al Rinnovamento dello Spirito, un gruppo carismatico, incontrandomi, volle sapere cosa mi stava accadendo. Raccontai la mia storia ed egli mi suggerì di frequentare il Movimento del Rinnovamento Cattolico. Un po’ scettica, accettai l’invito. Rimasi colpita dal loro modo di pregare, dalla gioia che esprimevano nei canti di lode, dalle loro testimonianze. Quelle ore trascorse nella preghiera e nella lode al Signore, mi riempivano di serenità. Sovente, ai loro incontri, erano invitati dei pastori pentecostali americani i quali tenevano degli insegnamenti sulla Parola, così avvincenti e persuasivi che ne ero estasiata.
Al termine degli incontri esponevano libri evangelici, ne comprai diversi che divorai uno dopo l’altro; m’aiutavano a capire la Parola e io ero affamata della Sua conoscenza.
Avrei voluto essere anch’io una di loro… ma come fare? Ricordo d’aver letto un libro sul quale era riportata l’inserzione d’un altro testo: «Addio terra ultimo pianeta», desideravo poterlo leggere perché non ero a conoscenza del ritorno del Signore, nella chiesa cattolica non si parla né si crede che Gesù tornerà per regnare, non si crede al millennio; si crede solamente che Gesù tornerà come giudice alla fine del mondo.
Sapevo dove avrei potuto acquistarlo, ma come varcare la soglia di quella libreria evangelica sita in via Ricasoli? Mi vergognavo perché avevo l’abito religioso, mi sembrava di dare scandalo e mi sentivo in colpa (i cattolici hanno molti pregiudizi nei confronti dei protestanti).
Un giorno vinsi ogni timore ed entrai nella libreria: fu il primo acquisto d’una serie lunghissima di libri divorati sera dopo sera…
Intanto dovevo trovare il modo per impegnare il mio tempo libero dalla parrocchia: ripresi a dipingere, ma il pensiero continuava a correre e io continuavo a soffrire, ero distrutta.
Cosa potevo fare? Mi procurai una radiolina e mentre dipingevo facevo scorrere le varie stazioni radio (a quell’epoca non c’era ancora Radio Maria, ne ringrazio il Signore!) per cercare qualcosa che attirasse la mia attenzione e occupasse i miei pensieri. Un giorno mi capitò d’ascoltare una persona che parlava dell’Evangelo, stetti ad ascoltare, fui attratta da quelle parole. Terminato l’insegnamento, la persona presentò l’emittente: era «Radio Evangelica Firenze»; da quel giorno divenne la «mia radio». Infatti l’ascolto di quelle parole mi procurava tanta consolazione e sentivo appagato il mio bisogno di conoscere più profondamente la Parola di Dio.
Nuovo impegno con una compagna di via
Nel frattempo, qualcosa di nuovo si stava profilando nella mia vita: un giovane della parrocchia, che a suo tempo avevo avuto al catechismo, finì in carcere e mi fece sapere che voleva incontrarmi.
Ottenuto il permesso d’ingresso all’Istituto Penitenziario, mi recai al colloquio. Quando tornai la seconda volta, il giovane mi chiese se potevo incontrare altre persone: io acconsentii e in breve decisi di dedicarmi al volontariato presso il carcere. Incontrando i detenuti, sentii l’esigenza di fare qualche cosa per quelli che non potevano usufruire dei benefici concessi dalla legge perché non avevano possibilità d’alloggio all’esterno.
Parlai con il cappellano del carcere e in pochi mesi fu preparata la casa per accogliere i carcerati. Si poneva il problema di trovare qualcuno che m’affiancasse in quest’opera. Pensai a suor Cristiana, una mia consorella che aveva ascoltato e condiviso la mia sofferenza di quei periodi bui passati in parrocchia, nei quali m’ero sentita sola e isolata a causa dell’incomprensione dei miei superiori. Essa aveva da poco terminato il suo mandato di superiora in un istituto per anziani e quindi le chiesi se fosse stata disposta a condividere con me un servizio d’accoglienza in una casa che avrebbe ospitato detenuti in permesso o in affidamento.
Cristiana acconsentì e, cominciando il nuovo servizio durato vent’anni, sia al carcere sia nella casa d’accoglienza, iniziammo anche un nuovo cammino di fede.
Come sono vere le parole del salmo: «Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male; il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (23,4).
Cristiana era stata in comunità per molti anni e, godendo sempre della stima dei superiori, aveva ricoperto incarichi di grande responsabilità.
Ora avevamo la possibilità d’organizzare la nostra vita di preghiera, cantare le bellissime lodi imparate al gruppo di preghiera del Rinnovamento e dedicarci allo studio della Parola. Eravamo noi due sole senza lo sguardo vigile di nessuna superiora. Dio, ci guidava «imbandiva per noi la tavola…. E beni e benignità ci accompagneranno tutti i giorni [che ci rimangono] della nostra vita e possiamo abitare nella casa del Signore».
Sete della Parola e ristoro dell’anima
Parlavo a Cristiana dei libri che leggevo, delle cose nuove che scoprivo in queste letture e lei ascoltava con vivo interesse.
Studiando la Parola, nascevano anche tante domande, chi avrebbe potuto darci qualche spiegazione? Pensai allora al pastore che parlava alla radio. Lo dissi a Cristiana. Certo, sarebbe stato molto bello e molto utile poterlo incontrare, ma come fare? La casa in cui ci trovavamo non era nostra ed era gestita dalla Caritas diocesana. Cristiana, più coraggiosa di me, prese la decisione: «Sì, invitiamo il pastore nelle ore in cui la casa è chiusa agli ospiti». Così fu e per più di dieci anni il pastore venne puntualmente ogni settimana a parlarci del Signore, con molto tatto e rispetto, gradualmente ci liberò dai nostri «credo», da quello che era stato «aggiunto o tolto» alla Parola e a chiarire tutti quei «perché» che da tempo ci assillavano e a cui non sapevamo dare una risposta .
Approfondendo la nostra conoscenza delle dottrine della Bibbia, ci veniva spontaneo confrontarle con quelle della nostra chiesa cattolica; capimmo ad esempio, che il culto a Maria, non ha un fondamento biblico, così come i dogmi a lei attribuiti non hanno riscontro nella Parola. Scoprimmo che altri dogmi erano invenzioni degli uomini, privi di fondamento biblico come il purgatorio. Infine ci sentimmo ingannate e deluse per tutto quello che in buona fede avevamo creduto! La pazienza e la discrezione del pastore, pian piano, ci portarono a capire dove stava la Verità e dove stava la salvezza: non nelle buone opere ma nella fede in Gesù, l’unico che può salvare ed è un dono gratuito.
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini
Più aumentava la conoscenza della Parola e di conseguenza della Verità, e più provavo indignazione verso quella chiesa che avevo così tanto amato e alla quale avevo dato tutta la mia fiducia. Mi sentivo ingannata, tradita; avevo partecipato ai sui riti, alla sue celebrazioni con tanta convinzione e ora scoprivo che ero nel falso, nell’ambiguo, scoprivo che molti dei suoi insegnamenti non erano basati sull’autorità della Bibbia ma su delle invenzioni umane convalidate e in certi casi trasformate in dogmi.
Essendo sole in quella casa d’accoglienza, potevamo fare le nostre «omissioni» senza subire nessuna sanzione; io avevo abbandonato l’uso della recita del rosario (ero devotissima a Maria, ma mi stavo rendendo conto che la Madonna, pregata e venerata nel cattolicesimo, non era la donna semplice, ricca di fede descritta dagli Evangeli). Poi abbandonai la confessione dei peccati al sacerdote; in seguito tralasciai di frequentare la messa nelle festività mariane e infine diradai la messa domenicale. Pian piano anche Cristiana s’avviò su questa strada, ma non era possibile continuare così, bisognava fare una scelta!
Ero ormai decisa a fare il «salto di qualità» perché non potevo più accettare di vivere nel compromesso, ma la mia compagna, pur riconoscendo dove stava la «Verità», non voleva lasciare l’ordine religioso poiché v’aveva goduto tanta stima e le sembrava di compiere un tradimento.
Era sicura di poter rimanere in comunità e riuscire a evitare l’osservanza di quei riti e di quelle credenze che non avevano nulla a che vedere con la Parola di Dio. «Tu fa’ la tua scelta, mi diceva, vedrai che io riuscirò a tralasciare tutto ciò che non è conforme alla Parola».
Nella casa d’accoglienza avevamo molta libertà, perciò avrei potuto anche aspettare. Non seguivamo più certi riti o regole, ma se avessimo tralasciato per sempre la messa domenicale (anche questo rito in contrasto con la Parola), certamente saremmo state notate. D’altra parte non ci sentivamo di partecipare a un culto evangelico con l’abito religioso senza aver fatto palesemente una scelta. Era ormai evidente che non potevamo aspettare ancora a lungo.
Travagli e scelte
La scelta per Cristiana si faceva sempre più pressante, la decisione sempre più difficile e angosciosa, sia per lasciare la Chiesa Cattolica, e l’Istituto religioso dove aveva trascorso cinquant’anni della sua vita, sia per comunicare la notizia ai parenti. Ai familiari cattolici convinti, come dare una tale notizia per loro così deludente?
Anche Cristiana aveva creduto a tutti gli insegnamenti della Chiesa Cattolica e amava le suore. Erano tante le preoccupazioni, così sopraggiunse una forte depressione.
Questo stato di cose influì moltissimo sulla sua salute e le causò un’ulcera allo stomaco, tanto da portarla in fin di vita. Infatti quando fu ricoverata in ospedale i medici s’accorsero che non aveva più sangue, riuscì a vivere solo facendole delle trasfusioni. Terminata la degenza in ospedale, fu trasferita all’infermeria del nostro Istituto religioso dove rimase per sei mesi. Le sorelle furono bravissime a curarla nel periodo di convalescenza; si riprese e io pensavo che ormai Cristiana sarebbe rimasta per sempre con le suore. Ma proprio durante la sua permanenza all’infermeria, capì di non potersi esimere da certe pratiche: quando veniva il confessore doveva confessarsi, tutti i giorni doveva recitare il rosario, l’otto Dicembre festa dell’Immacolata, aveva dovuto partecipare all’atto di consacrazione a Maria, tutti i giorni doveva assistere alla messa, onorare Maria, cantare le sue lodi, eccetera.
Questa esperienza convinse Cristiana dell’impossibilità di professare una fede e viverne un’altra.
A questo punto bisognava prendere una decisione: dissi a Cristiana che io avevo già deciso e poiché eravamo a marzo, il mese in cui nel nostro istituto le suore rinnovano i voti, le confermai che avrei chiesto l’esonero dai voti e avrei parlato con la Suora Provinciale. Così feci.
La Provinciale mi suggerì di chiedere prima sei mesi di sospensione dai voti e in seguito dare le dimissioni dall’istituto. Scrissi la lettera d’esenzione dai voti e, prima di consegnarla, andai all’infermeria da Cristiana per leggergliela; con mia sorpresa mi disse di prepararne una anche per lei poiché era ancora impossibilitata a scrivere di proprio pugno.
La gioia provata in quel momento non posso esprimerla! Il Signore aveva operato meraviglie, quella malattia era stata necessaria per far capire a Cristiana che il suo posto non era più fra le suore né nella chiesa cattolica: Alleluia!
Fidarsi di Dio
Davvero Signore tu ci «ristori l’anima e ci conduci per sentieri di giustizia per amore del tuo nome!» (Salmo 23,3).
Finalmente la nostra scelta per Cristo si è realizzata! Ora, anche se siamo anziane, ma giovani nello spirito, possiamo servire il Signore in piena libertà perché abbiamo conosciuto la Verità, siamo felici, non abbiamo più sicurezze umane, ma abbiamo l’unica sicurezza, quella vera Gesù Cristo e Lui solo!
Grazie, Signore, per l’amore con cui hai seguito tutta la nostra vita, ci hai portato su ali d’aquila, ci hai aperto gli occhi e abbiamo visto il meraviglioso tuo Volto. Ora, Signore, ti chiediamo d’usarci come tuoi strumenti per farti conoscere ad altre persone che possono incontrarti, ma non ti conoscono ancora.
Gratitudine
Non possiamo fare a meno di ringraziare e d’esprimere tutta la nostra riconoscenza al pastore Riccardo Paul per la pazienza, la dedizione e la chiarezza con cui ci ha ministrato la Parola con impegno costante.
Vogliamo esprimere tutta la nostra riconoscenza e gratitudine al pastore Samuele Wegner per avere proseguito la spiegazione e l’approfondimento della Parola prima che lasciassimo la Chiesa Cattolica e il nostro Istituto Religioso e per il suo tempo messo a nostra disposizione preparandoci la casa.
Il Signore voglia benedirli e sostenerli nel loro costante impegno d’evangelizzazione.
(Versione aggiornata, corretta e redatta da Nicola Martella)
► Perché due suore hanno lasciato la Chiesa Cattolica (Le loro motivazioni bibliche)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Ex-suore_testimonianz_OiG.htm
23-01-2008; Aggiornamento: 08-02-2008
Sete della Parola e sogno di vocazione
«Signore, ti prego, dona alla mia mamma dodici figli, così la mia famiglia sarà benedetta». Questa era la preghiera che, da bambina, rivolgevo a Dio. Avevo 7 o 8 anni.
La domenica pomeriggio, durante le vacanze estive, noi bambini ci riunivamo all’oratorio, dove la suora ci parlava dell’Antico Testamento. Io ero rimasta colpita dalla storia di Giacobbe e dei suoi dodici figli, i quali erano stati la grande benedizione della sua casa e avrei voluto che anche la mia mamma avesse avuto dodici figli, per godere le benedizioni Dio.
Le storie bibliche, raccontate negli afosi pomeriggi d’estate, furono gli unici incontri con la Parola di Dio e certamente lasciarono in me una forte impronta. Ricordo d’averle ascoltate con molta attenzione, non perdevo una parola, ne ero affascinata e si radicarono profondamente nel mio cuore.
In seguito e per lunghi anni, non ebbi più occasione d’ascoltare racconti biblici e nemmeno di leggere la Bibbia: in casa mia non ne ho mai vista alcuna, e neppure nell’Istituto religioso di cui feci parte, per anni non ebbi la gioia di possederla
Fin da piccola mi sentivo spinta ad aiutare le persone povere e in difficoltà; ero attratta anche da tutto ciò che era religioso: amavo frequentare la chiesa, partecipare alle funzioni e ai riti sacri così che, a 22 anni, decisi di realizzare un sogno (o quello che in ambito cattolico viene chiamata «vocazione»), che nutrivo dall’età di 14-15 anni.
Insoddisfazioni e questioni stridenti
Al termine del noviziato fui mandata a Firenze. Nonostante servire i poveri fosse stata la motivazione per la quale avevo scelto d’entrare in quell’ordine religioso, di cui ho fatto parte per oltre quarant’anni, non mi venne affidato un servizio diretto alle persone bisognose, ma ricevetti invece l’incarico d’insegnare, e per 25 anni dovetti dedicarmi all’insegnamento.
Questo mi causava non poca insoddisfazione. Cercai allora, nel tempo libero dalla scuola e con il permesso della superiora, d’andare a far visita a persone bisognose o di dedicare il mio tempo libero ad altre attività caritative.
Intanto dentro di me cresceva sempre più il desiderio di conoscere la Parola, ma aumentava anche l’insoddisfazione per ciò che stavo vivendo. Infatti certe pratiche, regole ed esercizi di pietà, mi sembravano sempre più sterili e lontani dall’essermi d’aiuto nella mia crescita spirituale. Non solo, diventavo sempre più critica verso certi aspetti della chiesa cattolica di cui facevo parte.
Per esempio m’infastidiva la ricchezza del Vaticano e dicevo a me stessa che, se Gesù fosse venuto un giorno in questo mondo, certamente non sarebbe andato ad alloggiare in Vaticano, ma molto probabilmente sarebbe andato in una delle periferie più povere di qualche città; infatti Egli disse che non aveva dove posare il capo. Ragionavo così, sebbene non sapessi ancora del ritorno del Signore in questo mondo per regnare (Apocalisse 20).
Se trovavo giusto il celibato per coloro che sceglievano la vita conventuale femminile o maschile, non capivo perché ai sacerdoti diocesani, per portare il messaggio dell’Evangelo, fosse proibito sposarsi. Non capivo il battesimo dato ai bambini, perché, secondo il mio modo di vedere, questa doveva essere una scelta consapevole fatta da adulti (a quei tempi non avevo spiegazioni bibliche, se avessi saputo fare confronti con il libro degli Atti avrei capito tutto del battesimo). Non pensavo, allora, a confrontarmi con la Parola perché non la conoscevo, ma avvertivo che qualcosa non andava.
Realizzazione più prossima o terra bruciata?
Finalmente, dopo circa quattordici anni di vita religiosa, mi si presentò l’opportunità di prestare servizio in una parrocchia come catechista e visitare le famiglie in difficoltà.
Credevo fosse giunto il momento in cui avrei realizzato i miei desideri e mi sarei sentita finalmente appagata, ma dopo qualche tempo mi resi conto che l’insegnamento del catechismo, per quanto mettessi tutto il mio impegno, non portava i bambini o gli adolescenti alla conoscenza del Signore Gesù, perché era basato sullo studio dei comandamenti, dei sacramenti della chiesa cattolica, dei suoi precetti e dei vari dogmi.
La Bibbia non faceva parte del programma. Come sarebbe stato possibile far conoscere Gesù se io stessa non avevo conoscenza della Parola?
Più tardi, mi sono resa conto che tutto il disagio provato nell’insegnare il catechismo, nel preparare i genitori al battesimo dei figli e nella preparazione dei bambini alla prima comunione, era causato dal fatto che io non ero nata di nuovo, mi mancava un rapporto personale con il Signore e non conoscevo la sua Parola.
In quegli anni, in parrocchia, si formò un gruppo cattolico molto impegnato: i «neo-catecumenali». Pensai che farne parte m’avrebbe permesso di studiare la Bibbia e di approfondirne la conoscenza; così chiesi il permesso ai miei superiori i quali, un po’ a malincuore, me lo concessero. Lo studio della Parola non fu così esauriente come avrei desiderato anche se per me fu importante poter leggere per la prima volta la Parola e confrontarmi con altre persone sui vari libri della Bibbia.
In parrocchia detti tutta me stessa per riuscire a creare spazi e attività in cui i bambini potessero trascorrere il loro tempo libero e per evitare che la strada facesse loro da maestra.
Dopo quattordici anni di lavoro parrocchiale, proprio mentre mi adoperavo in tutto questo, qualcuno fece attorno a me terra bruciata. Capii che era giunto il momento di lasciare il campo d’azione.
Mi ritirai dalla parrocchia con grande dispiacere. Per placare il dolore che provavo, cercai d’occupare il tempo, e soprattutto la mia mente, con una qualche attività per non pensare alle incomprensioni e alle accuse ingiuste che avevo ricevute e che m’avevano segnata profondamente.
Le accuse ricevute in parrocchia furono condivise anche dai miei superiori religiosi i quali, senza chiedermi alcuna spiegazione, presero decisioni drastiche nei miei confronti: fui sospesa dai voti, con la proibizione di frequentare i neo-catecumenali.
Fondo esistenziale e spiragli di luce
Ero veramente distrutta! Tutto mi rimaneva difficile… Non avevo più idee… Non sapevo come trascorrere le ore libere dalle attività parrocchiali… Del resto non ero nemmeno nelle condizioni di sapermi organizzare.
Iniziai ad andare in una chiesetta dove ogni giorno era esposto «il Santissimo», cioè il pane eucaristico per l’adorazione.
Lì trascorrevo le mie ore in preghiera, recitavo tre, quattro rosari e piangevo… lì trovavo molto conforto alla mia sofferenza. Pensavo al perdono: volevo perdonare ma mi rimaneva molto difficile: chiedevo al Signore il suo aiuto perché per me era una scoglio molto duro.
Un sacerdote, allora delegato per gli istituti religiosi femminili, mi suggerì di ricorrere al tribunale ecclesiastico a Roma, ma io volevo perdonare anche se dentro di me c’era una forte ribellione. Pregai per questa intenzione, chiedevo al Signore d’aiutarmi a superare l’amarezza che provavo e guarire le mie ferite.
Dicevo a me stessa: «Se Gesù è morto sulla croce per il perdono dei tuoi peccati, come puoi tu, non perdonare?». Questo pensiero mi faceva desistere da ogni gesto vendicativo, ma la cosa era veramente dura!
Pregavo particolarmente per quelle persone che m’avevano causato tanta sofferenza perché riuscissi a perdonare e perché il Signore concedesse loro la sua benedizione. Il Signore pian piano m’aiutò: oggi posso ricordare quei momenti e incontrare quelle persone con serenità, senza rancore o ostilità verso nessuno. Ho perdonato, ora mi sento libera, libera!
Un sacerdote del gruppo neo-catecumenale, passato al Rinnovamento dello Spirito, un gruppo carismatico, incontrandomi, volle sapere cosa mi stava accadendo. Raccontai la mia storia ed egli mi suggerì di frequentare il Movimento del Rinnovamento Cattolico. Un po’ scettica, accettai l’invito. Rimasi colpita dal loro modo di pregare, dalla gioia che esprimevano nei canti di lode, dalle loro testimonianze. Quelle ore trascorse nella preghiera e nella lode al Signore, mi riempivano di serenità. Sovente, ai loro incontri, erano invitati dei pastori pentecostali americani i quali tenevano degli insegnamenti sulla Parola, così avvincenti e persuasivi che ne ero estasiata.
Al termine degli incontri esponevano libri evangelici, ne comprai diversi che divorai uno dopo l’altro; m’aiutavano a capire la Parola e io ero affamata della Sua conoscenza.
Avrei voluto essere anch’io una di loro… ma come fare? Ricordo d’aver letto un libro sul quale era riportata l’inserzione d’un altro testo: «Addio terra ultimo pianeta», desideravo poterlo leggere perché non ero a conoscenza del ritorno del Signore, nella chiesa cattolica non si parla né si crede che Gesù tornerà per regnare, non si crede al millennio; si crede solamente che Gesù tornerà come giudice alla fine del mondo.
Sapevo dove avrei potuto acquistarlo, ma come varcare la soglia di quella libreria evangelica sita in via Ricasoli? Mi vergognavo perché avevo l’abito religioso, mi sembrava di dare scandalo e mi sentivo in colpa (i cattolici hanno molti pregiudizi nei confronti dei protestanti).
Un giorno vinsi ogni timore ed entrai nella libreria: fu il primo acquisto d’una serie lunghissima di libri divorati sera dopo sera…
Intanto dovevo trovare il modo per impegnare il mio tempo libero dalla parrocchia: ripresi a dipingere, ma il pensiero continuava a correre e io continuavo a soffrire, ero distrutta.
Cosa potevo fare? Mi procurai una radiolina e mentre dipingevo facevo scorrere le varie stazioni radio (a quell’epoca non c’era ancora Radio Maria, ne ringrazio il Signore!) per cercare qualcosa che attirasse la mia attenzione e occupasse i miei pensieri. Un giorno mi capitò d’ascoltare una persona che parlava dell’Evangelo, stetti ad ascoltare, fui attratta da quelle parole. Terminato l’insegnamento, la persona presentò l’emittente: era «Radio Evangelica Firenze»; da quel giorno divenne la «mia radio». Infatti l’ascolto di quelle parole mi procurava tanta consolazione e sentivo appagato il mio bisogno di conoscere più profondamente la Parola di Dio.
Nuovo impegno con una compagna di via
Nel frattempo, qualcosa di nuovo si stava profilando nella mia vita: un giovane della parrocchia, che a suo tempo avevo avuto al catechismo, finì in carcere e mi fece sapere che voleva incontrarmi.
Ottenuto il permesso d’ingresso all’Istituto Penitenziario, mi recai al colloquio. Quando tornai la seconda volta, il giovane mi chiese se potevo incontrare altre persone: io acconsentii e in breve decisi di dedicarmi al volontariato presso il carcere. Incontrando i detenuti, sentii l’esigenza di fare qualche cosa per quelli che non potevano usufruire dei benefici concessi dalla legge perché non avevano possibilità d’alloggio all’esterno.
Parlai con il cappellano del carcere e in pochi mesi fu preparata la casa per accogliere i carcerati. Si poneva il problema di trovare qualcuno che m’affiancasse in quest’opera. Pensai a suor Cristiana, una mia consorella che aveva ascoltato e condiviso la mia sofferenza di quei periodi bui passati in parrocchia, nei quali m’ero sentita sola e isolata a causa dell’incomprensione dei miei superiori. Essa aveva da poco terminato il suo mandato di superiora in un istituto per anziani e quindi le chiesi se fosse stata disposta a condividere con me un servizio d’accoglienza in una casa che avrebbe ospitato detenuti in permesso o in affidamento.
Cristiana acconsentì e, cominciando il nuovo servizio durato vent’anni, sia al carcere sia nella casa d’accoglienza, iniziammo anche un nuovo cammino di fede.
Come sono vere le parole del salmo: «Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male; il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza» (23,4).
Cristiana era stata in comunità per molti anni e, godendo sempre della stima dei superiori, aveva ricoperto incarichi di grande responsabilità.
Ora avevamo la possibilità d’organizzare la nostra vita di preghiera, cantare le bellissime lodi imparate al gruppo di preghiera del Rinnovamento e dedicarci allo studio della Parola. Eravamo noi due sole senza lo sguardo vigile di nessuna superiora. Dio, ci guidava «imbandiva per noi la tavola…. E beni e benignità ci accompagneranno tutti i giorni [che ci rimangono] della nostra vita e possiamo abitare nella casa del Signore».
Sete della Parola e ristoro dell’anima
Parlavo a Cristiana dei libri che leggevo, delle cose nuove che scoprivo in queste letture e lei ascoltava con vivo interesse.
Studiando la Parola, nascevano anche tante domande, chi avrebbe potuto darci qualche spiegazione? Pensai allora al pastore che parlava alla radio. Lo dissi a Cristiana. Certo, sarebbe stato molto bello e molto utile poterlo incontrare, ma come fare? La casa in cui ci trovavamo non era nostra ed era gestita dalla Caritas diocesana. Cristiana, più coraggiosa di me, prese la decisione: «Sì, invitiamo il pastore nelle ore in cui la casa è chiusa agli ospiti». Così fu e per più di dieci anni il pastore venne puntualmente ogni settimana a parlarci del Signore, con molto tatto e rispetto, gradualmente ci liberò dai nostri «credo», da quello che era stato «aggiunto o tolto» alla Parola e a chiarire tutti quei «perché» che da tempo ci assillavano e a cui non sapevamo dare una risposta .
Approfondendo la nostra conoscenza delle dottrine della Bibbia, ci veniva spontaneo confrontarle con quelle della nostra chiesa cattolica; capimmo ad esempio, che il culto a Maria, non ha un fondamento biblico, così come i dogmi a lei attribuiti non hanno riscontro nella Parola. Scoprimmo che altri dogmi erano invenzioni degli uomini, privi di fondamento biblico come il purgatorio. Infine ci sentimmo ingannate e deluse per tutto quello che in buona fede avevamo creduto! La pazienza e la discrezione del pastore, pian piano, ci portarono a capire dove stava la Verità e dove stava la salvezza: non nelle buone opere ma nella fede in Gesù, l’unico che può salvare ed è un dono gratuito.
Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini
Più aumentava la conoscenza della Parola e di conseguenza della Verità, e più provavo indignazione verso quella chiesa che avevo così tanto amato e alla quale avevo dato tutta la mia fiducia. Mi sentivo ingannata, tradita; avevo partecipato ai sui riti, alla sue celebrazioni con tanta convinzione e ora scoprivo che ero nel falso, nell’ambiguo, scoprivo che molti dei suoi insegnamenti non erano basati sull’autorità della Bibbia ma su delle invenzioni umane convalidate e in certi casi trasformate in dogmi.
Essendo sole in quella casa d’accoglienza, potevamo fare le nostre «omissioni» senza subire nessuna sanzione; io avevo abbandonato l’uso della recita del rosario (ero devotissima a Maria, ma mi stavo rendendo conto che la Madonna, pregata e venerata nel cattolicesimo, non era la donna semplice, ricca di fede descritta dagli Evangeli). Poi abbandonai la confessione dei peccati al sacerdote; in seguito tralasciai di frequentare la messa nelle festività mariane e infine diradai la messa domenicale. Pian piano anche Cristiana s’avviò su questa strada, ma non era possibile continuare così, bisognava fare una scelta!
Ero ormai decisa a fare il «salto di qualità» perché non potevo più accettare di vivere nel compromesso, ma la mia compagna, pur riconoscendo dove stava la «Verità», non voleva lasciare l’ordine religioso poiché v’aveva goduto tanta stima e le sembrava di compiere un tradimento.
Era sicura di poter rimanere in comunità e riuscire a evitare l’osservanza di quei riti e di quelle credenze che non avevano nulla a che vedere con la Parola di Dio. «Tu fa’ la tua scelta, mi diceva, vedrai che io riuscirò a tralasciare tutto ciò che non è conforme alla Parola».
Nella casa d’accoglienza avevamo molta libertà, perciò avrei potuto anche aspettare. Non seguivamo più certi riti o regole, ma se avessimo tralasciato per sempre la messa domenicale (anche questo rito in contrasto con la Parola), certamente saremmo state notate. D’altra parte non ci sentivamo di partecipare a un culto evangelico con l’abito religioso senza aver fatto palesemente una scelta. Era ormai evidente che non potevamo aspettare ancora a lungo.
Travagli e scelte
La scelta per Cristiana si faceva sempre più pressante, la decisione sempre più difficile e angosciosa, sia per lasciare la Chiesa Cattolica, e l’Istituto religioso dove aveva trascorso cinquant’anni della sua vita, sia per comunicare la notizia ai parenti. Ai familiari cattolici convinti, come dare una tale notizia per loro così deludente?
Anche Cristiana aveva creduto a tutti gli insegnamenti della Chiesa Cattolica e amava le suore. Erano tante le preoccupazioni, così sopraggiunse una forte depressione.
Questo stato di cose influì moltissimo sulla sua salute e le causò un’ulcera allo stomaco, tanto da portarla in fin di vita. Infatti quando fu ricoverata in ospedale i medici s’accorsero che non aveva più sangue, riuscì a vivere solo facendole delle trasfusioni. Terminata la degenza in ospedale, fu trasferita all’infermeria del nostro Istituto religioso dove rimase per sei mesi. Le sorelle furono bravissime a curarla nel periodo di convalescenza; si riprese e io pensavo che ormai Cristiana sarebbe rimasta per sempre con le suore. Ma proprio durante la sua permanenza all’infermeria, capì di non potersi esimere da certe pratiche: quando veniva il confessore doveva confessarsi, tutti i giorni doveva recitare il rosario, l’otto Dicembre festa dell’Immacolata, aveva dovuto partecipare all’atto di consacrazione a Maria, tutti i giorni doveva assistere alla messa, onorare Maria, cantare le sue lodi, eccetera.
Questa esperienza convinse Cristiana dell’impossibilità di professare una fede e viverne un’altra.
A questo punto bisognava prendere una decisione: dissi a Cristiana che io avevo già deciso e poiché eravamo a marzo, il mese in cui nel nostro istituto le suore rinnovano i voti, le confermai che avrei chiesto l’esonero dai voti e avrei parlato con la Suora Provinciale. Così feci.
La Provinciale mi suggerì di chiedere prima sei mesi di sospensione dai voti e in seguito dare le dimissioni dall’istituto. Scrissi la lettera d’esenzione dai voti e, prima di consegnarla, andai all’infermeria da Cristiana per leggergliela; con mia sorpresa mi disse di prepararne una anche per lei poiché era ancora impossibilitata a scrivere di proprio pugno.
La gioia provata in quel momento non posso esprimerla! Il Signore aveva operato meraviglie, quella malattia era stata necessaria per far capire a Cristiana che il suo posto non era più fra le suore né nella chiesa cattolica: Alleluia!
Fidarsi di Dio
Davvero Signore tu ci «ristori l’anima e ci conduci per sentieri di giustizia per amore del tuo nome!» (Salmo 23,3).
Finalmente la nostra scelta per Cristo si è realizzata! Ora, anche se siamo anziane, ma giovani nello spirito, possiamo servire il Signore in piena libertà perché abbiamo conosciuto la Verità, siamo felici, non abbiamo più sicurezze umane, ma abbiamo l’unica sicurezza, quella vera Gesù Cristo e Lui solo!
Grazie, Signore, per l’amore con cui hai seguito tutta la nostra vita, ci hai portato su ali d’aquila, ci hai aperto gli occhi e abbiamo visto il meraviglioso tuo Volto. Ora, Signore, ti chiediamo d’usarci come tuoi strumenti per farti conoscere ad altre persone che possono incontrarti, ma non ti conoscono ancora.
Gratitudine
Non possiamo fare a meno di ringraziare e d’esprimere tutta la nostra riconoscenza al pastore Riccardo Paul per la pazienza, la dedizione e la chiarezza con cui ci ha ministrato la Parola con impegno costante.
Vogliamo esprimere tutta la nostra riconoscenza e gratitudine al pastore Samuele Wegner per avere proseguito la spiegazione e l’approfondimento della Parola prima che lasciassimo la Chiesa Cattolica e il nostro Istituto Religioso e per il suo tempo messo a nostra disposizione preparandoci la casa.
Il Signore voglia benedirli e sostenerli nel loro costante impegno d’evangelizzazione.
(Versione aggiornata, corretta e redatta da Nicola Martella)
► Perché due suore hanno lasciato la Chiesa Cattolica (Le loro motivazioni bibliche)
► URL di origine: http://puntoacroce.altervista.org/Artk/2-Ex-suore_testimonianz_OiG.htm
23-01-2008; Aggiornamento: 08-02-2008
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